Crisi Ucraina: le sanzioni agli oligarchi e lo scudo del trust

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Molti oligarchi avvalendosi dei trusts riescono ad occultare beni e patrimoni all’attenzione delle autorità occidentali

Attraverso beneficiari fittizi i beni degli oligarchi riescono a sfuggire alle conseguenze delle sanzioni

Occorrono nuove regole sulla trasparenza fiscale

Scatole societarie, prestanome, conti off-shore, fondazioni e trust. Sono questi i meccanismi e le strategie utilizzate, in questo momento storico, dagli oligarchi per tentare di occultare all’attenzione delle autorità occidentali i loro beni.
Gli occhi del fisco e delle amministrazioni pubbliche europee e americane, in particolare, ma anche Giapponesi e del Regno Unito, sono puntati sugli assets degli oligarchi: l’obiettivo, infatti, nel solco della strategia sanzionatoria avviata contro la Russia, è quello di spossessarli (solo temporaneamente) di tutti quei beni (ville, yacht, auto di lusso, conti correnti) detenuti in Paesi considerati, ora, ostili alla politica belligerante di Mosca.
Tra i più famosi oligarchi, menzione deve essere fatta ad Alisher Usmanov. Si tratta di un uomo molto vicino al Cremlino (addirittura ritenuto l’uomo più ricco del Regno Unito) che ha costruito la sua fortuna investendo nel settore minerario, nelle telecomunicazioni e, perfino, nel calcio, divenendo uno dei principali azionisti dell’Arsenal Fc.

E invero, nonostante Usmanov sia un pezzo da novanta, il suo patrimonio non risulta particolarmente intaccato dalle sanzioni; al contrario. Attraverso mirate pianificazioni fiscali, l’oligarca miliardario russo si è preoccupato anzitempo, ben prima della crisi in corso, di trasferire la maggior parte dei beni in giurisdizioni off-shore. Più in particolare, istituendo trust in Stati inclini a favorire il segreto e poco collaborativi dal punto di vista dello scambio di informazioni fiscali,

Il trust, in questo senso, se utilizzato in modo distorto, può diventare una vera e propria cassaforte, inaccessibile alle autorità. I beni in esso segregati vengono gestiti da uomini di fiducia degli oligarchi e attribuiti a beneficiari fittizi, individuati solo a titolo di prestanome.

In buona sostanza, sfruttando i disallineamenti degli ordinamenti e le misure fiscali e finanziarie previste in certe giurisdizioni off-shore per favorire il profit shifting e il trasferimento di capitali dai paesi di residenza, molti miliardari, compresi gli oligarchi, riescono a divenire immuni a (quasi) qualsiasi sanzione.

Anche per questa ragione, come sottolinea il think thank Tax Justice Network, il conflitto in corso, dovrebbe spingere i Paesi occidentali a investire sulla trasparenza fiscale e sulla creazione di regole armonizzate per mettere in luce, con facilità, i beneficiari effettivi di fondazioni, società trust, create al solo scopo di occultare patrimoni al fisco.

In altre parole, occorrono nuove risorse e nuove strategie per migliorare il contrasto all’evasione e all’elusione fiscale. In questi termini, soprattutto l’Ue dovrebbe farsi capofila di una nuova politica fiscale, volta a rendere sempre meno tollerabili le strategie di pianificazione aggressiva, inasprendo le conseguenze negative previste in caso di abuso fiscale e per le ipotesi di creazione di società-schermo o di attuazione di operazioni prive di sostanza economiche, messe in atto per conseguire vantaggi fiscali altrimenti indebiti.

Senza dubbio, l’Unione europea qualcosa già ha fatto: si pensi alla sospensione del rilascio di passaporti e visti agli oligarchi attraverso il regime della citizenship o residence by investments. Tuttavia, quanto fatto fino ad ora non basta. Occorre dotare l’Unione di regole più stringenti, altrimenti il rischio è che le sanzioni con cui l’occidente sta tentando di fronteggiare la Russia non abbiano alcun effetto sostanziale.

di Nicola Dimitri

Collaboratore dell’area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell’ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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