Mps torna in utile nel 2022 e punta sul wealth management

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Il piano quinquennale di Banca Monte Paschi vede relativamente rosa e punta sulle aree di business più redditizie per ricercare margine. C’è solo un particolare: il documento fa come se non fosse in programma nessuna cessione della partecipazione del Tesoro. Resta dunque un’ipotesi di scuola?

Rocca Salimbeni dovrebbe tornare all’utile (41 milioni) nel 2022. Quello in corso sarebbe l’ultimo anno di perdita (562 milioni di euro), in cui aumenteranno però i crediti deteriorati (da 4,1 a 5,8 miliardi) a causa del covid. Il sentiero del ritorno in positivo dei conti dovrebbe giungere ai 559 milioni di utile nel 2025

Il fabbisogno di capitale si aggira in una forchetta che va dai due ai due miliardi e mezzo di euro. Sarà la Bce a decidere se approvare il piano di capitale entro fine gennaio 2021

Il piano mira a potenziare le aree di business più redditizie. Ossia, all’epoca dei tassi sotto zero, wealth management e credito al consumo, concentrandosi su credito alle famiglie e alle pmi, nonché a ridurre rischi e impieghi verso la grande impresa

Nelle more del silenzio dell’antico istituto senese, la Consob ha premuto perché Monte Paschi diramasse il suo nuovo piano industriale (approvato il 17/12/2020) per garantire al mercato una corretta informazione sulle prospettive economiche della banca. E così è stato. Nel fine settimana, Rocca Salimbeni ha pubblicato il documento per i prossimi cinque anni (fino al 2025), ipotizzando che non sia prevista la cessione della partecipazione del ministero dell’Economia e delle Finanze (socio al 64% dell’istituto).
Cosa vuol dire? Significa che la strategia quinquennale appena approvata non tiene conto di possibili fusioni. Il management della società ha predisposto dunque il piano in modalità indipendente (stand-alone), non ipotizzando «una trasformazione radicale del modello operativo e dell’infrastruttura tecnologica» dell’istituto. Il che «comporterebbe significativi investimenti, assorbimento di capacità di implementazione ed elevati rischi di execution», si legge nella nota. Per questo si è data «la priorità alle iniziative in grado creare valore già dal 2021». Nello stesso momento però Mps aggiunge che «il piano è stato predisposto avendo presenti gli impegni del governo alla dismissione della quota nella banca».

Stando ai dati comunicati, Rocca Salimbeni dovrebbe tornare all’utile (41 milioni) nel 2022. Quello in corso sarebbe quindi l’ultimo anno di perdita (562 milioni di euro), in cui aumenteranno però i crediti deteriorati (da 4,1 a 5,8 miliardi) a causa della contingenza covid. Il sentiero del ritorno in positivo dei conti dovrebbe giungere ai 559 milioni di utile nel 2025, con un portafoglio npl (non performing loan) «stabile» intorno alla cifra di sette miliardi (7,5 per cento dei crediti. Attualmente la quota è del 4,1%).

Si attende inoltre che i ricavi crescano del 2 per cento medio annuo, quota che corrisponde a un analogo ammontare di riduzione dei costi. Il margine operativo lordo dovrebbe quindi arrivare a un miliardo nel 2023, con ricavi a 3,2 miliardi nel 2025, con costi in calo da 2,2 a 1,97 miliardi. Il piano sconta 2670 esuberi e prevede il ritorno all’autofinanziamento dal 2022, con un fabbisogno di capitale che si aggira in una forchetta che va dai due ai due miliardi e mezzo di euro. Sarà tuttavia la Bce a decidere se approvare il piano di capitale da 2,5 miliardi entro fine gennaio 2021. L’amministrazione Mps reputa sufficiente una tale iniezione di capitale anche in caso di «scenario avverso», ovvero con un incespicare della politica di rilancio.

Il gruppo guidato da Guido Bastianini ambisce ad arrivare a un indice di patrimonializzazione (Cet1) del 13,8 per cento entro fine piano, con un ritorno sul capitale del 6,3%. Mira inoltre a potenziare le aree di business più redditizie. Ossia, all’epoca dei tassi sotto zero, wealth management e credito al consumo, concentrandosi su credito alle famiglie e alle pmi, nonché a ridurre rischi e impieghi verso la grande impresa.

Dati questi che fanno dire a Giuseppe Bivona di Bluebell (Ansa) che la fusione con Unicredit «non è affatto conveniente». Voci di corridoio legate al consulente vorrebbero che il Mef fosse contrario alla pubblicazione del piano. «La Bce e il Tesoro vogliono questo salvataggio a ogni costo, perché sostengono che all’orizzonte non ci siano altre soluzioni percorribili», osserva il segretario della Fabi, Lando Maria Sileoni. «Prima questa soluzione si concretizzerà, meglio sarà», prosegue Sileoni, perché si «farà chiarezza sul destino» di due realtà importanti per il sistema bancario italiano come Mps e Unicredit. I tempi però non sembrano propizi: nei fatti, il dossier Monte Paschi è fermo per lo stallo governativo in corso.

di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.

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