Il tentativo di contestare a livello regolamentare la lista concorrente per il rinnovo del consiglio di Monte dei Paschi, quella che vede Luigi Lovaglio come candidato ad, non avrebbe sortito gli effetti sperati dal Cda: in una nota ufficiale di venerdì mattina, la banca senese precisa che tutte e tre le liste presentate in vista dell’assemblea del 15 aprile potranno essere votate dagli azionisti.
In campo, in particolare, ci sono due liste in aperto contrasto. La prima, espressa dal Cda, ha trovato una convergenza sulla figura dell’ad di Acea, Fabrizio Palermo. Luigi Lovaglio, nel frattempo privato delle deleghe di amministratore delegato e direttore generale di Mps, risulta invece candidato nella lista presentata da PLT Holding e PLT Spa – società facenti capo alla famiglia Tortora.
La lista alternativa tra leva negoziale e scenario strategico
Lo stesso Cda nei giorni scorsi aveva fatto sapere delle proprie riserve in merito alla “conformità con la normativa societaria e regolamentare” della lista presentata da PLT, “avviando opportune interlocuzioni con le Autorità competenti”. Ma, “alla luce delle preliminari interlocuzioni con le Autorità Consob e Banca Centrale Europea”, il Cda ha dovuto concedere alla lista promossa da Pierluigi Tortora la possibilità di scendere in campo. La linea di Tortora, espressa in una lettera agli azionisti, si è schierata a favore della continuità con Lovaglio, ritenuta necessaria per dare seguito all’implementazione del piano di integrazione con Mediobanca, presentato al mercato il 27 febbraio.
Le chance numeriche che la lista di PLT, che conta circa l’1,2% delle quote di Mps, possa contendere la vittoria a quella presentata dal Cda appaiono minime: qual è allora lo scopo di questa manovra di disturbo? “Al momento”, ha dichiarato a We Wealth Maurizio Primanni, Ceo del Gruppo Excellence, “è una mossa tattica, una leva negoziale, ma nel medio periodo credo miri ad avere anche una valenza strategica”. Presentarsi in assemblea con una lista alternativa, infatti, potrebbe far emergere fratture fra soci rilevanti e invertire gli orientamenti di alcuni investitori istituzionali. Infine, potrebbero intervenire variabili politiche o regolatorie.
Le tensioni su Generali e il profilo di Palermo
Ad aver danneggiato la reputazione di Lovaglio ha contribuito l’indagine della Procura di Milano sul presunto concerto fra Delfin e Caltagirone, in cui l’ad di Mps risulta indagato per manipolazione del mercato e ostacolo alla vigilanza. Ma, oltre a questo aspetto, sarebbe intercorsa anche una divergenza di vedute fra lo stesso Lovaglio e Caltagirone in merito alla gestione della quota in Generali portata in dote da Mediobanca. Il primo candidato alla successione, l’attuale ad di Acea Fabrizio Palermo, sarebbe infatti il manager più gradito da Caltagirone – lo stesso Alessandro Caltagirone, membro del Comitato nomine e del Cda Mps, è anche membro del consiglio di Acea.
Secondo il primo sostenitore della lista alternativa, il patron di PLT Pierluigi Tortora, la figura di Palermo (già ad di Cassa Depositi e Prestiti e con un curriculum di prim’ordine, anche se non ha mai guidato una banca commerciale) “non possiede alcuna conoscenza diretta della governance della banca, dei suoi rapporti con le autorità di vigilanza, delle sfide legate all’integrazione o del quadro operativo alla base degli obiettivi dei piani aziendali”. Di conseguenza, la sua “nomina potrebbe causare inutili ritardi nell’attuazione dell’attuale piano di integrazione e crescita. Si tratta di un rischio che noi, in qualità di azionisti, non possiamo permetterci di correre”.

