La macchina del roadshow si è fermata proprio mentre la Banca centrale europea chiedeva stabilità sul piano di integrazione con Mediobanca. Dopo l’estromissione dalla lista per il rinnovo del Cda, l’amministratore delegato di Mps Luigi Lovaglio avrebbe infatti annullato gli appuntamenti con gli investitori dedicati alla presentazione del progetto. La notizia, riportata da Reuters, accresce la tensione dopo che nel corso del fine settimana sono circolate voci su presunti malumori della Banca centrale europea sulle modalità di formazione della lista.
E proprio fra le riserve espresse dall’Eurotower compariva, sotto forma di raccomandazione, l’indicazione che il piano di integrazione con Mediobanca non dovrebbe “essere impattato da un possibile cambiamento nel ruolo dell’amministratore delegato”. Il forfait di Lovaglio sembra alimentare in qualche modo la confusione su questo punto.
Parte delle perplessità espresse dalla Bce, poi, riguardava i “tempi stretti” per l’elaborazione della lista, condotta “in parallelo ad altre importanti attività come l’approvazione del piano industriale”.
Comunicazioni riservate, quelle di Francoforte, la cui fuoriuscita sugli organi di stampa non è stata evidentemente gradita a Siena. Venerdì la banca ha tenuto a sottolineare in una nota che l’istituto “ha messo a disposizione del pubblico, nel contesto della documentazione inerente la lista di candidati presentata dal Consiglio di amministrazione, una dettagliata sintesi dell’intero processo seguito”. Un processo “strutturato considerando le indicazioni pervenute da Bce nel contesto delle varie interlocuzioni e, al fine di assicurarne un adeguato livello di tracciabilità, con il coinvolgimento della funzione di revisione interna e del collegio sindacale”.
I criteri della Bce per il prossimo amministratore delegato
Nella sostanza, i tre candidati indicati per la successione a Luigi Lovaglio dovrebbero rispettare una serie di requisiti ben precisi per Francoforte. Nello specifico una “rilevante esperienza bancaria, riflesso delle sfide del ruolo e della complessità dell’istituzione”, e una “chiara autonomia di giudizio”.
Quanto combaciano queste indicazioni con gli attuali candidati? Sotto la lente c’è soprattutto il candidato che sarebbe più gradito a Caltagirone, Fabrizio Palermo: attuale ad di Acea, una multiutility partecipata da Roma Capitale e, con una quota del 5,45%, dallo stesso Francesco Gaetano Caltagirone. Nel curriculum di Palermo c’è quasi un triennio da amministratore delegato di Cassa depositi e prestiti tra il 2018 e il 2021: una banca, sì, ma pubblica e per funzioni molto diversa da una banca commerciale come Mps. In Cdp l’esperienza di Palermo come consulente nelle ristrutturazioni aziendali e il suo approccio industriale rappresentavano chiaramente un asset per la gestione degli investimenti pubblici. In Mps il fit potrebbe essere meno diretto.
Carlo Vivaldi, attualmente consigliere indipendente nel Cda di Banca Mediolanum, ha avuto una carriera trentennale in UniCredit arrivando a ricoprire l’incarico di co-direttore operativo. Nel caso venisse nominato amministratore delegato, sarebbe il suo primo incarico al vertice di una grande istituzione bancaria.
Resta infine l’ex ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera: sulla carta sembrerebbe rispettare più da vicino il requisito della “rilevante esperienza bancaria”, per via del passato incarico di amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, detenuto fino al 2011. Più recentemente, però, l’avventura di Passera con Illimity Bank è stata meno fortunata: fondata nel 2018, la banca è entrata in difficoltà con l’inaridimento del business dei crediti deteriorati ed è stata acquisita interamente da Banca Ifis lo scorso anno. Una brutta storia per gli azionisti di Illimity, visto che il valore dell’Ipo si è dimezzato mandando in fumo circa 300 milioni di euro di capitalizzazione.

