Mid e small cap italiane: scenari e prospettive dopo il rally del 2025

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Bandiera italiana su sfondo blu, simbolo dello scenario del mercato azionario italiano e delle prospettive per mid e small cap

Dopo un 2025 chiuso con una crescita di circa il 30% del mercato italiano, trainata soprattutto dalle large cap, le mid e small cap restano indietro in termini relativi. Il report mensile di Intermonte analizza performance, valutazioni, stime sugli utili e liquidità del segmento, indicando nel 2026 un possibile punto di svolta grazie a un contesto macro più stabile, a potenziali catalizzatori istituzionali e a opportunità selettive nei settori IT, industrial e media. Un’analisi utile per investitori e wealth manager alla ricerca di valore oltre il FTSE MIB

Indice

Un 2025 brillante, ma non per tutti

Il mercato azionario italiano si avvia a chiudere il 2025 con una performance prossima al 30%, un risultato di assoluto rilievo nel panorama europeo. Tuttavia, come evidenzia l’ultimo report di Intermonte, il rally è stato ancora una volta fortemente concentrato sulle large cap, in particolare sui finanziari e sulle utility, consentendo al Ftse Mib di segnare un +29,6% da inizio anno e di sovraperformare l’universo mid e small cap italiane. Nel solo ultimo mese l’indice Ftse Italia Mid Cap ha messo a segno un +3,2%, sottoperformando di 0,7 punti percentuali il mercato, mentre le small cap hanno registrato un +4,2%, leggermente migliore del benchmark ma ancora negativo su base relativa su tutto l’anno.

Grafico lineare che mostra le performance di quattro indici di mercato italiani, evidenziando l'andamento delle mid e small cap italiane dal 2015 al 2025. Tutti gli indici oscillano, raggiungono un picco intorno al 2021, scendono e poi risalgono verso il 2025.

Il confronto europeo penalizza le mid-small italiane

Il quadro appare meno favorevole se osservato in ottica comparata. Nel mese di dicembre l’indice Msci Europe Small Caps è salito del 4,6%, facendo meglio sia delle mid cap sia delle small cap italiane. Un dato che segnala come la sottoperformance relativa non sia legata al segmento in sé, ma a fattori specifici del mercato domestico. Per gli investitori questo scarto rappresenta un elemento chiave di riflessione: il gap potrebbe infatti trasformarsi in un potenziale bacino di recupero qualora il contesto macroeconomico e finanziario diventasse più favorevole nel 2026.

Stime sugli utili: visibilità limitata sul 2025, maggiore stabilità sul 2026

Sul fronte fondamentale, Intermonte segnala una revisione complessiva delle stime sugli utili (Eps) 2025 pari a -5%dall’inizio dell’anno, a fronte di una sostanziale stabilità sulle stime Eps 2026. Nell’ultimo mese le mid-small cap hanno visto un’ulteriore limatura dello 0,7% sugli utili attesi, mentre le previsioni sul prossimo esercizio sono rimaste pressoché invariate. Per i wealth manager questo dato è particolarmente rilevante: la compressione delle stime sul breve termine sembra ormai incorporata nei prezzi, mentre il 2026 potrebbe rappresentare l’anno di normalizzazione del ciclo degli utili, soprattutto per le società più esposte alla crescita internazionale.

Valutazioni in rialzo, ma con segnali di selettività

Uno degli aspetti più delicati del report riguarda le valutazioni. A fronte di un re-rating del 34,8% per il Ftse Mib da inizio anno, le mid cap hanno registrato un +29,6% e le small cap addirittura un +43,7%. In termini di multipli P/e, il campione di mid-small cap italiane analizzato da Intermonte tratta oggi a un premio del 26% rispetto alle large cap, superiore sia alla media storica del 21% sia al livello osservato solo un mese fa. Questo dato suggerisce che il tema delle valutazioni basse non può più essere applicato in modo indiscriminato, imponendo un approccio selettivo nella costruzione dei portafogli.

Grafico lineare che mostra il rapporto P/E dei prossimi dodici mesi del Panel Intermonte Mid & Small Cap rispetto al FTSE MIB negli ultimi 10 anni, evidenziando come le mid e small cap italiane abbiano oscillato tra 1,00 e 1,60 circa tra il 2015 e il 2024.

Liquidità: il vero nodo per il segmento small

La liquidità di mercato resta un fattore discriminante cruciale. Nel 2025 la liquidità delle large cap è cresciuta del 32,3% da inizio anno, mentre le mid cap hanno mostrato un progresso più contenuto ma comunque significativo (+21,4%). Il dato più critico riguarda invece le small cap, la cui liquidità risulta in calo del 39,2% su base annua, anche per effetto di ribilanciamenti degli indici. Questo elemento ha un impatto diretto sull’asset allocation: la selezione dei titoli deve tenere conto non solo del potenziale di crescita, ma anche della capacità di assorbire flussi senza eccessiva volatilità.

Il 2026 come potenziale punto di svolta

Secondo Intermonte, il 2026 potrebbe rappresentare l’anno della tanto attesa rotazione di mercato verso le mid e small cap italiane. Un contesto macroeconomico più stabile, il possibile beneficio delle politiche fiscali espansive in Germania e il proseguimento del percorso di riduzione del rischio Paese per l’Italia costituiscono fattori di supporto strutturale. A questi si aggiungono potenziali catalizzatori di mercato come l’avvio operativo del Fondo Strategico Nazionale e una possibile ripresa delle IPO, elementi in grado di riaccendere l’interesse degli investitori istituzionali.

Settori da monitorare per investitori e consulenti

Dal punto di vista settoriale, Intermonte individua opportunità interessanti tra gli It enabler italiani, un comparto legato alla digitalizzazione che ha sottoperformato nel 2025 ma che presenta società di elevata qualità. Spazi selettivi emergono anche nei settori consumer e industriale, in particolare per aziende capaci di competere sui mercati internazionali. Infine, il settore media appare oggi tra i più interessanti in termini di valutazioni, con multipli compressi che potrebbero attrarre capitali in caso di miglioramento del sentiment di mercato.

Implicazioni per la gestione patrimoniale

Per investitori e wealth manager il messaggio che emerge dal report è chiaro: il segmento mid-small cap italiano non è più un blocco omogeneo, ma un universo che richiede analisi approfondita, disciplina valutativa e attenzione alla liquidità. Dopo un 2025 dominato dalle large cap, il 2026 potrebbe offrire opportunità di investimento interessanti, a patto di adottare un approccio selettivo e orientato alla qualità, più che alla semplice ricerca di beta di mercato.

Foto di Elisabetta Fabris, autrice We Wealth esperta di wealth managemen

di Elisabetta Fabris

Scrive di Wealth Management per We Wealth. Con esperienze nei mercati finanziari e un background in Finance presso Bocconi, si occupa di finanza raccontando mercati e private capital con uno sguardo ai trend che stanno ridisegnando la gestione patrimoniale.

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