La retrospettiva che esplora i quarant’anni di carriera di Tracey Emin ha aperto in febbraio alla Tate Britain, con enorme clamore. Alla Royal Academy ben due artiste hanno colonizzato gli spazi: i dipinti di Rose Wylie nelle gallerie imponenti del primo piano; le opere di Michaelina Wautier all’ultimo. Cecily Brown, artista inglese basata negli stati uniti, è in mostra alla Serpentine Gallery, mentre la fotografa americana Catherine Opie alla National Portrait Gallery. Anche fuori Londra la femminilità dei programmi espositivi si sente: esempi sono Bridget Riley al Turner Contemporary di Margate e la giovane Caroline Walker a Pallant House a Chichester.
La maggior parte di queste artiste, sia contemporanee che del passato, raggiungono prezzi non indifferenti in asta. Un collezionismo privato molto vivace affiancato dalle istituzioni museali di tutto il mondo che cercano – quasi con ansia – di raggiungere un nuovo equilibro nelle loro collezioni, fondamentalmente maschili. Sono passati solo un paio di mesi da quando la National Gallery di Washington ha annunciato l’acquisto della Maddalena in estasi, opera di Artemisia Gentileschi: nelle stesse settimane un suo autoritratto su tavola, una piccola gemma, è stato battuto all’asta di Christie’s a New York per €5,687,000.

Artemisia Gentileschi, Autoritratto in veste di Santa Caterina d’Alessandria, olio su tavola, 32.3 x 24.6 cm., Christie’s, New York, 4 febbraio 2026, lotto 16.
La mostra di Michaelina Wautier alla Royal Academy
Tornando a Londra, la mostra di Michaelina Wautier, in arrivo dal Kunsthistoriches di Vienna, forse stona un poco alla Royal Academy. In linea con la mostra di Angelica Kaufmann del 2024, viene spontaneo notare che mentre Angelica fu una della sole due donne fondatrici dell’accademia d’arte inglese nel dicembre del 1768, Michaelina non ebbe legami in vita con il pubblico britannico, e forse una sua mostra monografica avrebbe avuto più senso alla National Gallery.
Detto questo, la narrativa è simile a quella di altre protagoniste della pittura antica: era estremamente difficile esercitare la professione se si era donne, e quasi solo quelle che crescevano in una famiglia di artisti avevano la possibilità di frequentare l’ambiente e imparare il mestiere. Artemisia, sua contemporanea, era infatti figlia d’arte – anche se questo non la ha risparmiata dalle fatiche e non le ha garantito una vita priva di tragedie. Il fratello maggiore di Michaelina, Charles, era pittore, e probabilmente è lui che la ha educata all’arte. Vivevano insieme a Bruxelles, e forse condividevano l’atelier: questo rapporto molto stretto e il fatto di non essersi mai sposata le ha indubbiamente garantito una certa libertà.

Michaelina Wautier, Autoritratto, collezione privata
Un autoritratto che è una dichiarazione
La mostra apre con un suo autoritratto, in collezione privata, datato intorno al 1650: elegantissima, si ritrae sicura di se’ con in pugno gli strumenti della sua arte, davanti a un cavalletto dove una tela è pronta per essere dipinta. Non vi è timore o dubbio nel suo sguardo, anzi si percepisce che è già un’artista matura e di successo.
Michaelina fu una grande ritrattista, e a parte quello di se stessa, ad oggi non sono stati a lei attribuiti ritratti che non siano maschili. Queste opere testimoniano la frequentazione di un ambiente molto sofisticato, una clientela, come dire, della Bruxelles “bene”. Tutte sono anche la dimostrazione di come fosse in grado di combinare egregiamente la sua bravura tecnica con una sottile analisi psicologica, così evidente nei ritratti giunti sino a noi dei vari esponenti dell’aristocrazia e del corpo militare spagnolo che frequentavano la corte.


Michaelina Woutier, Ritratto di comandante militare; e Ritratto di comandante militare, forse Pierre Woutier, rispettivamente Musei Reali di Bruxelles e collezione privata (dettagli)
Michaelina Wautier, la sensibilità del suo pennello
Ma è quando si concentra sui ragazzi che forse dava il meglio di se’, dimostrando una sensibilità che raramente si trova nelle opere dei suoi contemporanei dell’altro sesso, a parte forse Michael Sweerts. Si veda ad esempio l’anonimo fanciullo con il fazzoletto da collo bianco, accessorio tra l’altro raro a quell’età: il viso freschissimo, appena rivolto verso qualche cosa che sta succedendo fuori dal dipinto, i capelli a boccoli che scendono con naturalezza, un insieme di dettagli che creano un’immagine delicata e di grande spontaneità.
Il ritratto, oggi parte della celebre collezione Kremer, passò in asta alla Christie’s di Londra nel 2021, quando vendette per £400.000, partendo da una stima di £60.000-80.000. Nel 2008 la stessa casa d’aste lo vendette per £30.000 attribuendolo alla cerchia dei Le Nain, questo a conferma di come ancora poco fosse conosciuta e studiata l’attività di Michaelina Woutier xolo pochi anni fa, e come la sua quella della maggior parte delle artiste donne, spesso ignorate negli inventari e confuse con altri artisti (maschi).


Michaelina Woutier, Ritratto di fanciullo con fazzoletto da collo; e L’olfatto, rispettivamente Collezione Kremer e Collezione Rose-Marie e Eijk van Otterloo
Ruppe la consuetudine
Una grande e gioiosa sorpresa vedere per la prima volta in Europa le Allegorie dei cinque sensi, entrate nella collezione di Rose-Marie e Eijk van Otterloo nel 2020, e da loro prestate nel 2022 al museo di Boston. Michaelina reinventò il tema, affidandosi a dei fanciulli: non più, per l’olfatto, una giovane e affascinate donna con un fiore ma uno scugnizzo che si tappa il naso sorpreso dall’odore atroce di un uovo avariato. Questa rottura con la consuetudine non si confina per Michaelina solo all’iconografia.
Come donna artista si sarebbe dovuta dedicare solo a nature morte di fiori – che esegue splendidamente – o ritratti: le donne non avevano certo l’immaginazione e l’intelletto per dipingere soggetti religiosi e mitologici… solo gli uomini potevano essere in grado di farlo. E qui Michaelina, come anche tante altre artiste del passato, smentì questa teoria così incancrenita nel mondo dell’arte fino a non pochi decenni fa. Diverse sono le opere religiose esposte, e la mostra culmina con il Trionfo di Bacco, tela enorme e complessa dove l’artista, che si ritrae come una baccante, dimostra tutte le sue ambizioni.
La riscoperta, lo studio e l’esposizione di opere di donne artiste, partita in sordina agli inizi degli anni 2000, è ora un fenomeno globale che non accenna a calare. Forse una moda? Non credo, in un mondo dove la donna piano piano sta arrivando ad avere una presenza più solida nei campi più disparati.

