La mappa dei ristori (che non bastano)

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Secondo l’Ufficio studi della Cgia, gli aiuti diretti erogati dal governo a sostegno delle attività economiche colpite dalla crisi ammontano a 29 miliardi di euro. Una cifra “del tutto insufficiente” se rapportata alle perdite di fatturato complessive per 423 miliardi di euro. Cresce l’attesa per il decreto ristori cinque

Indice

Per le imprese che hanno subito i contraccolpi più negativi della crisi, i ristori erogati hanno toccato un livello medio di copertura del crollo del fatturato del 14,5%

A rischio 292mila microimprese e 1,9 milioni di addetti, in grado di produrre un valore aggiunto pari a 63 miliardi di euro

Cgia: “Sostituire i ristori con i rimborsi. Necessario uno stanziamento pubblico che compensi quasi totalmente i mancati incassi e le spese correnti”

Ammontano a 29 miliardi di euro gli aiuti erogati fino ad oggi dal governo alle imprese tricolori colpite dalla crisi pandemica. Una cifra che, secondo l’Ufficio studi della Cgia, risulterebbe “del tutto insufficiente a lenire le difficoltà subite”. Considerando infatti una perdita complessiva di fatturato stimata sui 423 miliardi di euro, il tasso di copertura ha sfiorato il 7%.
“È comunque necessario precisare che per le imprese che hanno subito i contraccolpi più negativi della crisi, ovvero quelle che hanno dovuto chiudere per decreto, i ristori erogati dall’esecutivo hanno raggiunto un livello medio di copertura del calo del fatturato del 14,5% circa”, sottolinea l’organizzazione, evidenziando come le misure di sostegno al reddito dispiegate dal governo Conte siano andate in “larghissima parte alle attività che hanno registrato un crollo del giro d’affari di almeno il 33% rispetto al 2019”. Secondo le stime dell’ufficio studi, in particolare, 200 dei 423 miliardi di contrazione del fatturato registrata nel 2020 (pari al -13,5% rispetto al 2019) sarebbero relativi alle aziende dei settori costretti ad abbassare le saracinesche per decreto.

29 miliardi: i provvedimenti nel dettaglio

Andando ad analizzare le singole voci del pacchetto di provvedimenti, al primo posto si posizionano i contributi a fondo perduto con circa 11,3 miliardi di euro. Seguono altri interventi (come il ristoro delle perdite subite dal settore fiere e congressi, le misure a sostegno della filiera agricola, pesca e acquacoltura, e gli interventi per il rafforzamento patrimoniale delle imprese di medie dimensioni tramite agevolazioni degli apporti di capitale, ndr) per 7,9 miliardi e la cancellazione del saldo 2019 e dell’acconto 2020 dell’Irap per uno sgravio di 3,9 miliardi. Infine, chiudono il cerchio i 5,1 miliardi relativi alle agevolazioni fiscali per le sanificazioni e i canoni di locazione e 802 milioni di euro per la cancellazione dell’Imu e dalla Tosap/Cosap.

Fonte: elaborazione dell’Ufficio studi della Cgia sui dati del ministero dell’Economia e delle finanze
“È evidente che è necessario un cambio di rotta: i ristori vanno sostituiti con i rimborsi – sottolinea l’Ufficio studi della Cgia – In altre parole è necessario uno stanziamento pubblico che compensi quasi totalmente sia i mancati incassi sia le spese correnti che continuano a sostenere”. E lo stesso dovrebbe valere per i settori che, seppur in attività, “è come se non lo fossero”. Tra questi, le imprese commerciali e artigianali delle città d’arte e il trasporto pubblico locale non di linea (tax, bus operator e autonoleggio con conducente). “È vero che questa ulteriore spesa corrente contribuirebbe ad aumentare il debito pubblico, ma è altrettanto vero che, se non salviamo le imprese e i posti di lavoro, non poniamo le basi per far ripartire la crescita economica che rimane l’unica possibilità in grado di ridurre nei prossimi anni la mole di debito pubblico che abbiamo spaventosamente accumulato con questa crisi”, conclude l’organizzazione.

292mila microimprese nel vortice della crisi

Stando agli ultimi dati raccolti dall’Istituto nazionale di statistica, infatti, circa 292mila microimprese stanno vivendo oggi una situazione di “crisi profonda”. A rischio sono 1,9 milioni di addetti, in grado di produrre un valore aggiunto sui 63 miliardi di euro. Nel dettaglio, i settori produttivi che potrebbero risultare maggiormente colpiti sono il tessile, l’abbigliamento, la stampa, i mobili e l’edilizia, ma anche la ristorazione, gli alloggi, il commercio d’auto, il commercio al dettaglio, il noleggio, i viaggi, il gioco e lo sport.

Decreto ristori cinque: Cdm il 20 gennaio

Intanto, il decreto ristori cinque è atteso sul tavolo del Consiglio dei ministri nella serata di mercoledì 20 gennaio, dopo il semaforo verde parlamentare al nuovo scostamento di bilancio da 32 miliardi di euro. Secondo alcune anticipazioni raccolte da Il Sole 24 ore, il paniere di sostegni potrebbe raccogliere tra i 12 e i 15 miliardi, di cui 5,5 miliardi destinati a rifinanziare la Cassa integrazione, due miliardi agli enti territoriali, un miliardo al trasporto locale e alle ferrovie e 2,5 miliardi al capitolo fiscale.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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