La Legge di Bilancio viene di fatto riscritta in più punti, a partire dalla dimensione complessiva della manovra, che sale di 3,5 miliardi di euro fino a quota 22 miliardi. È quanto prevede il maxi-emendamento del governo, che amplia il perimetro delle spese e delle coperture e riduce ormai al minimo lo spazio per un ulteriore esame parlamentare. L’emendamento dovrà ora passare al voto di Camera e Senato entro l’anno.
Tra gli aspetti più discussi del testo figura il reperimento di nuove risorse attraverso un allungamento graduale della “finestra” di decorrenza tra la maturazione dei requisiti e l’erogazione del primo assegno pensionistico, oggi fissata a tre mesi. I requisiti per la pensione anticipata – che prescinde dall’età anagrafica e si basa sugli anni di contribuzione – restano pari a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e a 41 anni e 10 mesi per le donne. A partire dal 2032, tuttavia, la finestra salirà da tre a quattro mesi per i requisiti maturati nel corso del 2032, per poi arrivare a cinque mesi nel 2034 e a sei mesi dal 1° gennaio 2035. Il differimento dell’erogazione consente allo Stato di ottenere risparmi di cassa, pur lasciando invariato il diritto formale alla prestazione.
A questa misura se ne affianca una seconda, più selettiva, che riguarda il riscatto degli anni di laurea: lo strumento che consente di valorizzare a fini previdenziali i periodi di studio, sostenendo un onere economico per anticipare l’accesso alla pensione. A partire dal 2031, prevede l’emendamento, l’anzianità contributiva derivante dal riscatto non concorrerà più integralmente al raggiungimento dei requisiti per la pensione anticipata. Per chi maturerà i requisiti nel 2031 la decurtazione sarà pari a sei mesi, per poi aumentare progressivamente fino a 30 mesi per chi li maturerà nel 2035.
La modifica avrebbe effetti anche su chi ha già sostenuto il costo del riscatto, riducendone in modo significativo il principale vantaggio – l’anticipo dell’uscita dal lavoro – che nel caso di una laurea triennale rischia di risultare quasi azzerato. Va tuttavia precisato che la decurtazione opera esclusivamente ai fini della maturazione dei requisiti: il riscatto continua ad accrescere il montante contributivo e non incide sul calcolo dell’assegno, ma solo sul momento a partire dal quale la pensione viene effettivamente erogata.
All’interno della stessa maggioranza, la misura incontra però resistenze. «In assenza di un intervento immediato del governo noi presenteremo emendamenti», ha dichiarato il senatore della Lega Claudio Borghi, parlando di “clausole di salvaguardia” e chiarendo che l’intento è quello di sopprimere la norma e sostituirla con meccanismi alternativi di copertura. Con l’espressione clausole di salvaguardia si fa riferimento a entrate fiscali previste per garantire l’equilibrio tra entrate e uscite di bilancio.
Sempre in ambito previdenziale, il maxi-emendamento introduce inoltre un nuovo meccanismo di silenzio-assenso sul Tfr. Trascorsi sessanta giorni senza una scelta esplicita, il trattamento di fine rapporto dei lavoratori verrebbe automaticamente destinato a un fondo pensione. La misura, che dovrebbe entrare in vigore dal luglio 2026, riguarderebbe i lavoratori dipendenti del settore privato assunti per la prima volta. In assenza di indicazioni diverse, il Tfr confluirà nel fondo previsto dal contratto collettivo di riferimento.
Sul fronte delle coperture, il testo prevede un nuovo intervento a carico del settore assicurativo. Le compagnie saranno chiamate a versare complessivamente 1,3 miliardi di euro attraverso un acconto pari all’85% del contributo sui premi delle assicurazioni di veicoli e natanti dovuto per l’anno precedente, con scadenza fissata al 16 novembre. In sostanza, una quota rilevante di gettito viene anticipata, migliorando il profilo di cassa della manovra ma comprimendo temporaneamente la liquidità delle imprese del comparto.
I nuovi investimenti previsti in Manovra
I 3,5 miliardi di risorse aggiuntive introdotte dal maxi-emendamento vengono infine indirizzati in larga parte al sostegno degli investimenti e dell’edilizia accessibile. Al comparto edilizio sono destinati 150 milioni per il cosiddetto Piano casa (300 milioni complessivi nel biennio) e circa 800 milioni per compensare il rincaro dei materiali e assicurare la prosecuzione delle opere pubbliche già avviate.
Altri 1,3 miliardi finanziano il prolungamento degli incentivi fiscali legati ai programmi Transizione 4.0 e 5.0, rifinanziati fino alla fine del 2028. Il perimetro degli interventi viene però ridisegnato: l’accesso risulta più selettivo e l’intensità delle agevolazioni ridotta, soprattutto per gli investimenti legati alla transizione ecologica. Completano il quadro 530 milioni destinati al rafforzamento delle agevolazioni fiscali per le imprese attive nella Zona Economica Speciale del Mezzogiorno, oltre a una serie di stanziamenti mirati per singole opere e infrastrutture.

