Manovra 2024: tra pensioni, privatizzazioni e il no ai bonus edilizi

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Sarà una legge di Bilancio con poche risorse e con una necessaria revisione delle spese; il governo punta su cuneo fiscale e sostegno alla natalità

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“L’ipotesi che non si riesca ad approvare un nuovo Patto entro fine anno forse è la più probabile”, ha dichiarato il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti

Sulla rete unica il governo si assicura, grazie a un nuovo dpcm, una partecipazione di minoranza (fino al 20%) nel veicolo guidato dal fondo Kkr che deterrà il perimetro gestionale e infrastrutturale della rete fissa di telecomunicazioni

Nel segno della prudenza e con una importante misura di bandiera, “confermare il taglio del cuneo fiscale”, ha dichiarato la premier Giorgia Meloni nel corso del Consiglio dei ministri del 28 agosto, nel quale sono state discusse alcune linee guida della prossima legge di Bilancio. L’altra certezza è che le risorse saranno “poche”. La manovra economica del 2024 avrà paletti di finanza pubblica stringenti, anche se le indicazioni che la Commissione europea fornirà dopo l’invio della bozza della manovra non avranno, quest’anno, lo stesso carattere vincolante che avevano quando era in vigore il (vecchio) Patto di Stabilità. 


“L’ipotesi che non si riesca ad approvare un nuovo Patto entro fine anno forse è la più probabile”, ha dichiarato il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, evitando di specificare quante risorse saranno a disposizione per la prossima manovra. Queste dipenderanno anche dall’esito dei negoziati europei sulla riforma del Patto di Stabilità, il cui ritorno in vigore, salvo che si raggiunga l’accordo entro l’anno, è previsto proprio per il 2024. Per il momento è stato difficile far convergere i Paesi membri attorno alla proposta di riforma avanzata dalla Commissione nel novembre 2022. Maggiori dettagli arriveranno sugli spazi di bilancio con la presentazione della Nota di aggiornamento al Def, in arrivo entro il 27 settembre.   

Capitolo privatizzazioni e rete unica

Per il reperimento di risorse, in vista della prossima Legge di Bilancio, il ministro Giorgetti ha aperto alla possibilità di vendere alcune partecipazioni statali. “Certamente ci sono delle situazioni che potrebbero originare una riallocazione delle partecipazioni dello Stato”, ha dichiarato Giorgetti nel corso della conferenza stampa del 28 agosto. 

Sul versante opposto, il governo si è dimostrato attivo nel controllo della partita strategica sulla rete unica, attraverso un dpcm che autorizzerà il Mef ad acquisire una quota di minoranza compresa fra  il 15 e il 20% in NetCo, il veicolo guidato dal fondo Kkr che “ deterrà, in prospettiva, il perimetro gestionale e infrastrutturale della rete fissa di telecomunicazioni attualmente posseduta da Tim”. Il costo dell’operazione sarà entro i 2,2 miliardi di euro. 

Per la premier Meloni questa mossa è volta ad “assumere il controllo strategico della rete di telecomunicazioni e salvaguardare i posti di lavoro”. 

“Oggi discutiamo di uno Stato che entra in partecipazione strategica”, ha affermato Giorgetti, “ma può darsi ci siano altre realtà in cui sia opportuno in qualche modo disinvestire”. Una di queste realtà, per la quale la Commissione europea attende da tempo la dismissione, è Mps, nella quale il Mef detiene il 64%. Al valore di capitalizzazione attuale la quota pubblica in MontePaschi sarebbe di 2,08 miliardi euro, una decisa minusvalenza rispetto alle somme investite per il salvataggio dell’istituto (6,9 miliardi).

Fronte risparmi, basta con bonus e superbonus edilizi

Mentre per definire le misure che comporteranno nuovi costi è trapelato poco, la presidente del Consiglio ha deciso di mettere in chiaro alcuni paletti sui risparmi: una netta discontinuità con le politiche che avevano scelto l’edilizia come leva per trainare la crescita economica. Meloni, citata dall’Ansa, ha definito “i bonus edilizi introdotti dal Governo Conte 2, compreso il bonus facciate” come politiche da non ripetere, citando “documenti dell’Agenzia dell’Entrate” che stimano a oltre “12 miliardi di irregolarità” collegate a queste due misure. “Alla faccia di chi accusa il centrodestra di essere ‘amico’ di evasori e truffatori: grazie a norme scritte malissimo si è consentita la più grande truffa ai danni dello Stato”, ha dichiarato la premier. 

“Quello che vi chiedo di fare non è una semplice spending review o un elenco di voci da tagliare, è importante ma sarebbe riduttivo chiedervelo, ma di far tornare il più possibile la politica”, ha chiesto Meloni ai suoi ministri nel corso del Cdm, “se ci sono misure che non condividiamo politicamente, quelle misure non vanno più finanziate e le risorse recuperate utilizzate per gli interventi che sono nel nostro programma. E per costruire una manovra incentrata sulle famiglie, sulla lotta alla denatalità e sui sostegni alle fasce deboli”. 

Pensioni, probabile una continuità senza riforme profonde

Nessun passaggio dell’ultimo Cdm è stato dedicato specificamente al capitolo pensioni, anche se lo scorso 21 agosto il ministro dell’Economia Giorgetti aveva anticipato che “non c’è nessuna riforma e misura previdenziale che tenga nel medio e nel lungo periodo con i numeri della denatalità che abbiamo oggi”. Affermazioni che sono state immediatamente interpretate come la rinuncia a una riforma vera e propria della legge Fornero. Più probabile, anche se si resta in una fase ancora precoce per definire i provvedimenti, che si opti per una continuità con le finestre di pensionamento anticipato già esistenti. 

Si parla, dunque, del rinnovo di Quota 103, per la quale il pensionamento anticipato è possibile con almeno 62 anni di età e 41 anni di contributi versati. 

L’Ape sociale, poi, dovrebbe essere a sua volta rinnovata con un allargamento della platea dei possibili beneficiari ad altre categorie meritevoli di maggiore tutela, tipicamente lavoratori addetti a mansioni usuranti. L’anticipo pensionistico attuale prevede un requisito anagrafico di almeno 63 anni e diversi livelli per gli anni di contributi versati da un minimo di 30 a fino a 36 anni. 

La Lega, infine, sarebbe il partito più favorevole all’introduzione di una Quota 41 (pensione anticipata con 41 anni di contribuiti, senza limite minimo d’età), verosimilmente limitata nella durata e nella potenziale platea di beneficiari, con una maggiore attenzione ai lavori gravosi.

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di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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