La lista presentata dal Cda per il rinnovo del consiglio di Monte dei Paschi è sostanzialmente la stessa divulgata lo scorso 4 marzo, con un’unica importante differenza: il candidato su cui converge tutto è Fabrizio Palermo, il manager che sarebbe più gradito a Caltagirone. Rimane assente dalla rosa del Cda, invece, l’ad Luigi Lovaglio, comparso come candidato nella lista di 12 nomi presentata sabato scorso da PLT Holding, il veicolo della famiglia Tortora che detiene circa l’1,2% del capitale di Siena.
La ricostruzione dei fatti e il nodo della fiducia
Alcuni retroscena comparsi nelle ultime ore indicano proprio il lavorio di Lovaglio a favore di una lista alternativa, con relativi dubbi sulle procedure, come la chiave per comprendere “l’interruzione della fiducia” con il Cda e la ragione della sua esclusione. Una versione dei fatti che, però, sembra ribaltare l’ordine temporale degli avvenimenti, visto che nella lista elaborata lo scorso 4 marzo, presentata alla Bce, Lovaglio non compariva già (tanto che, allora, fu fatta trapelare l’idea che avesse “deluso” con la sua presentazione del piano di integrazione Mps-Mediobanca, come possibile concausa dell’esclusione). E, ancora prima, a gennaio, il Comitato nomine di Mps aveva raccomandato di escludere Lovaglio dal rinnovo dei vertici previsto ad aprile a causa delle indagini della Procura milanese che lo hanno coinvolto per manipolazione del mercato e ostacolo alla vigilanza, assieme a Francesco Gaetano Caltagirone e Francesco Milleri.
In questa chiave, la candidatura di Lovaglio nella lista alternativa appare più come una conseguenza della sua esclusione dal board che come la causa della rottura.
Lo scontro su Generali e il profilo di Palermo
Lovaglio, considerato come il manager del rilancio di Siena dopo un passo dal baratro, sarebbe finito in rotta di collisione con Caltagirone in seguito alle divergenze sul destino della quota di Generali portata in dote da Mediobanca, aveva scritto il Financial Times. L’idea che Lovaglio potesse sostenere una dismissione della quota, riducendo l’influenza di Caltagirone sulla compagnia assicurativa, non si è poi concretizzata nel piano di integrazione presentato il 27 febbraio – in cui la partecipazione rimane in pancia alla newco di Mediobanca, come investimento “da cassettista”.
Fabrizio Palermo, ex numero uno di Cassa depositi e prestiti e attuale ad della multiutility Acea, presenta un profilo specializzato nella finanza industriale, ma non ha mai guidato una banca commerciale – a differenza di Corrado Passera (già Ceo di Intesa), in precedenza co-candidato, assieme a Carlo Vivaldi, alla carica di amministratore delegato di Mps. Per il Cda, l’individuazione è avvenuta “all’esito di un processo strutturato e documentato” e “all’esito delle valutazioni comparative svolte, il dott. Palermo è risultato essere il candidato con il più elevato punteggio complessivo nell’ambito dell’assessment, sulla base di criteri oggettivi e predeterminati, tra cui esperienza professionale, competenze manageriali e coerenza con le esigenze strategiche della banca”.
Il Cda, inoltre, ha sottolineato “la comprovata esperienza nella gestione di organizzazioni complesse, nei processi di cambiamento e nel presidio delle principali leve di creazione di valore”.

