Lotta al cambiamento climatico? Dalle grandi banche solo parole

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Le grandi banche d’investimento continuano a sostenere la filiera delle fossili. Negli ultimi quattro anni i 35 principali istituti di credito a livello globale hanno destinato circa 2.700 miliardi di dollari a carbone, petrolio e gas. In cima alla classifica le quattro big statunitensi: JpMorgan Chase, Wells Fargo, Citi e Bank of America

Tra il 2015 e il 2019 le principali istituzioni finanziarie hanno erogato prestiti e sottoscritto azioni relativamente a 2.100 aziende di combustibili fossili

Solo JpMorgan Chase nel post-Parigi ha destinato alle “fonti sporche” circa 269 miliardi di dollari

Unicredit e Intesa Sanpaolo si posizionano rispettivamente al 13esimo e al 15esimo posto della classifica europea, per un totale di 35 miliardi di finanziamenti

In attesa della 26esima conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che si terrà a Glasgow dall’1 al 12 novembre del 2021, i grandi istituti di credito continuano a incanalare denaro verso la filiera dei combustibili fossili. Secondo l’analisi Banking on climate change 2020 condotta da Rainforest action network, BankTrack, Indigenous environmental network, Oil change international, Reclaim finance e Sierra club, nei quattro anni successivi all’Accordo di Parigi le 35 principali banche d’investimento globali hanno destinato 2.700 miliardi di dollari al finanziamento di aziende e progetti legati alle “fonti sporche”, come carbone, petrolio e gas.
Sebbene siano consapevoli delle conseguenze di una politica poco attenta al cambiamento climatico sulla capacità di attrarre nuovi clienti, di trattenere e assumere dipendenti, e di generare conseguentemente profitti, tra il 2015 e il 2019 le istituzioni finanziarie considerate hanno erogato prestiti e sottoscritto azioni relativamente a 2.100 aziende di combustibili fossili, segnando cifre in crescita di anno in anno.

In cima alla classifica si posizionano le big four statunitensi, JpMorgan Chase, Wells Fargo, Citi e Bank of America. Solo JpMorgan Chase, considerata la sesta più grande banca al mondo con un patrimonio totale di 2,73 trilioni di dollari, nel post-Parigi ha destinato alle fonti sporche circa 269 miliardi di dollari, raggiungendo il picco maggiore nel 2017 (oltre 70 miliardi). Seguono Wells Fargo con più di 197 miliardi, Citi con 187 miliardi e Bank of America con 156 miliardi.

Ma le americane non sono le uniche a contribuire a quella che i ricercatori definiscono “la distruzione del clima”. In Europa il principale finanziatore di combustibili fossili tra il 2016 e il 2019 è stato Barclays con 118 miliardi di dollari, seguito da Hsbc (87 miliardi) e Bnp Paribas (84 miliardi), che guadagna invece il primo posto nel 2019.

Neanche le banche italiane restano fuori dalla classifica europea, con Unicredit e Intesa Sanpaolo che si posizionano rispettivamente al 13esimo e al 15esimo posto per un totale di 35 miliardi di finanziamenti. Scivolano invece più in basso nella classifica globale, attestandosi alla 31esima e alla 33esima posizione. Nello specifico, Unicredit ha raggiunto il picco di finanziamenti nel 2017 con più di sette miliardi di dollari per poi scendere a 4,6 miliardi nel 2019, mentre Intesa Sanpaolo è scivolata dai 4 miliardi del 2016 a 1,8 miliardi nel 2019.

Fonte: Banking on climate change 2020
Non manca tuttavia una nota positiva e “in accelerazione”, precisano i ricercatori. Secondo lo studio, ventisei delle 35 grandi banche globali stanno adottando delle politiche che limitano i finanziamenti per l’estrazione di energia dal carbone, mentre una quota minoritaria (se ne contano 16) stanno contraendo i flussi destinati a petrolio e gas.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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