L’Alfa Romeo Giulia Sprint GT mostra i muscoli

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Simbolo di un’epoca, l’Alfa Romeo GTA è tra le auto che più hanno contribuito ad alimentare il mito del marchio italiano e costituisce un’icona assoluta dell’automobilismo sportivo. Prodotta inizialmente in circa 500 esemplari nella versione 1600 ed altrettanti in quella 1300, è tra i più ricercati asset d’investimento tra i collezionisti, per la rarità, il blasone ed il valore storico. Senza dimenticare le prestazioni eccezionali. Il suo valore di mercata oscilla tra i 300mila e i 400mila euro, escludendo esemplari con importanti trascorsi vincenti alle spalle, che esulano da ogni possibile stima

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Negli anni ‘60 e ‘70 l’Alfa GT era il sogno di tutti, un sogno non impossibile in assoluto, poiché non si trattava di una super sportiva estrema, accessibile solo a ricconi o a celebrità abbienti. Il GT era il punto di arrivo per gli appassionati non appena raggiunto un certo grado di benessere, pur continuando a costituire il sogno proibito di tanti giovani studenti squattrinati, oltre che un mito assoluto per i ragazzini. 

Ha contrassegnato un’epoca e la sua immagine è molto spesso presente negli eventi più significativi di quegli anni. Ad esempio, la foto della GT Veloce verde di Luigi Tenco, parcheggiata nel cortile dell’Hotel Savoy di Sanremo, ove il cantante venne ritrovato cadavere nel ‘67, veniva puntualmente riproposta nelle relative notizie di cronaca.  Altrettanto vale per le immagini di un’altra GT, la GTV 2000 argentea, protagonista dell’omicidio di Pier Paolo Pasolini, al Lido di Ostia nel novembre ‘75. Ma soprattutto, la GT era regolarmente e immancabilmente parte del paesaggio nelle istantanee tipiche anni ‘60 e ‘70, nei ritratti tipo “sapore di mare” o in quelli degli eventi mondani. 

Se anche in una canzone pop di quel periodo, una band come i Nomadi inserisce “il GT” fra “i tre miti” degli anni ‘60, si capisce perché il solo acronimo GT ha finito per identificare un’automobile che era nata invece con la lunga denominazione “Alfa Romeo Giulia Sprint GT”. 

Alfa Romeo Giulia Sprint GT

Presentata al Salone di Francoforte nel settembre ‘63, quest’auto ebbe un travolgente successo immediato, grazie al connubio perfetto tra eleganza, sportività, prestazioni e guidabilità. La linea, firmata dalla carrozzeria Bertone, si deve a un giovanissimo Giugiaro, che riprese, con più indovinate proporzioni e maggior modernità, le forme già da lui congegnate per le Alfa 2000 e 2600 Sprint. 

L’incarico ricevuto era oltremodo impegnativo: la nuova nata doveva sostituire una leggenda come la Giulietta (poi divenuta Giulia) Sprint, che aveva linee ormai superate



Giulietta o Giulia? Due personalità a confronto

Della Giulietta Sprint veniva mantenuta la parte meccanica, mentre il nuovo corpo vettura, sobrio e compatto, era un vero e proprio capolavoro: un lungo cofano anteriore, un tetto basso e curvilineo, una coda corta e tronca. Il frontale era caratterizzato da una calandra orizzontale con al centro il grande classico scudetto Alfa ed era contraddistinto dal famoso “scalino”, una finta presa d’aria, che perse l’originaria funzione in ragione dei costi di stampaggio dei lamierati. Le fiancate erano dritte, pulite, tese, senza alcun ornamento ma spezzate da una scalfittura sotto le maniglie. Le vetrature erano ampie, con parabrezza e lunotto panoramici, la coda contrassegnata da un incavo che racchiudeva i fanali trapezoidali. 

Le caratteristiche tecniche dell’Alfa Romeo GT

Esprimeva forte dinamismo e sembrava corresse anche da ferma; nonostante il grande equilibrio e l’innata eleganza, sprigionava un’immagine aggressiva e sfrontata, evidenziando un animo ribelle perfettamente in linea con lo spirito di quegli anni. La Sprint GT montava il classico motore 1600 bialbero della Giulia TI, che offriva prestazioni di gran lunga superiori alla concorrenza e garantiva potenza esuberante, oltre a grande elasticità ed affidabilità meccanica. 

Inimitabile era il sound, cupo, profondo, inebriante, che rendeva il GT riconoscibile a distanza anche ai non appassionati. 

La notevole tenuta di strada, la manovrabilità del cambio ed i quattro freni a disco facevano il resto: il GT infondeva voglia di correre e l’ottimale posizione di guida, a braccia tese come si usava allora, faceva sentire ogni guidatore un pilota da corsa. 

La personalità e la modernità della linea consentirono alla vettura di mantenersi pressoché invariata (tranne qualche modifica al frontale) per gli oltre dieci anni di produzione, durante i quali la stessa scocca ospitò sia il motore 1300, nella versione Junior, sia i motori 1750 e 2000, per le versioni “GT Veloce” al top della gamma. 

Ma non solo. Per sostituire nelle competizioni turismo la Giulia berlina TI Super, che si trovava in difficoltà a causa del peso eccessivo, in Alfa Romeo si pensò di utilizzare in gara la Sprint GT, alleggerendola ulteriormente mediante l’impiego di una lega leggera per le parti non strutturali della carrozzeria, l’eliminazione di tutti i dettagli estetici e superflui ed il montaggio di finestrini in plexiglas. Anche il motore venne profondamente modificato: valvole ridisegnate, doppia accensione con due candele per cilindro, maggior potenza. 



La nascita della GTA e le vittorie

Era nata la straordinaria GTA, dove “A” significava “alleggerita”, e pesava infatti oltre 200 chili meno della vettura d’origine. Presentata nel ’65, fu affiancata nel ’67 dalla GTAm – SA, versione sovralimentata, nel ‘68 dalla “piccola” GTA 1300 Junior ed infine, nel ’70, dalla GTAm, ove Am stava per America, in quanto derivata dalla versione Usa a iniezione della 1750 GT Veloce

Le GTA, nelle versioni elaborate dall’Autodelta, divenuta il Reparto Corse dell’Alfa Romeo, o da singoli “maghi” preparatori privati quali Facetti, Monzeglio, Angelini, Bosato o Conrero, fecero razzia per una decina d’anni di tutto quello che c’era da vincere, con innumerevoli successi conseguiti in tutto il mondo, tanto da farle diventare le auto della categoria Turismo più vincenti della storia.

Sono divenute leggendarie alcune vittorie nelle quali le imprendibili GTA hanno dimostrato una superiorità sulle avversarie davvero schiacciante. Quella ad esempio di Jochen Rindt a Sebring nel ‘66, ove nella classica 4 Ore si aggiudicò il primo posto assoluto, battendo non solo le rivali dirette Ford Cortina Lotus e BMW 1800, ma anche le americane Dodge, Plymouth e Mustang di cilindrata tripla (e il New York Times titolò: For Alfa is magic, for us is tragic). O ancora la schiacciante vittoria del Campionato Europeo Vetture Turismo del 1972 ove le GTA Junior 1300 conquistarono il primo posto in tutte le 9 gare in programma. Della GTA resta inoltre impresso nell’immaginario collettivo il caratteristico e spettacolare assetto in curva, con una ruota anteriore sollevata. Ciò grazie a un espediente inventato in Autodelta, il cosiddetto “slittone” che, mantenendo incollate a terra le ruote motrici e determinando così il sollevamento ininfluente di quella interna anteriore, permetteva di uscire dalle curve in piena potenza.

Il successo della GTA e il valore di mercato

Inutile sottolineare che la GTA è una delle Alfa che più ha contribuito ad alimentare il mito del marchio e costituisce una icona assoluta dell’automobilismo sportivo. Una GTA è il sogno di ogni appassionato, non solo per la rarità, il blasone ed il valore storico, ma anche per le prestazioni eccezionali. Il rischio di incappare in esemplari falsi è peraltro notevole, considerata la desiderabilità della vettura e le valutazioni decisamente elevate. 

Prodotte inizialmente in circa 500 esemplari nella versione 1600 ed altrettanti in quella 1300, oltre ad una quarantina di GTAm, il valore delle GTA, rientranti a buon titolo tra i più ricercati asset di investimento, aleggia tra i 300.000 e 400.000 euro, superando nettamente anche l’ultima soglia nel caso di GTAm; eventuali esemplari con importanti trascorsi vincenti alle spalle esulano ovviamente da ogni previsione. 



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