Più stipendio e smart working: le imprese italiane a caccia di lavoro

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Secondo un nuovo report di Wtw l’88% delle aziende italiane riportano difficoltà a trattenere i propri dipendenti e il 37% pensa di aumentare i salari

Per rendersi più attraenti agli occhi dei candidati il 68% delle aziende italiane e l’84% di quelle in Nord America sta offendo maggiori flessibilità riguardo al posto di lavoro (smart working) e il 45% delle imprese italiane e l’81% di quelle nordamericane sta offrendo bonus iniziali all’atto dell’assunzione.

In Italia l’aumento previsto per la componente salariale passerà dal 3% del 2022 al 3,4% nel 2023

Trattenere i talenti in un mercato del lavoro in cui il potere contrattuale dei lavoratori è diventato molto forte sta costringendo le aziende italiane e americane a pagare di più e offrire più flessibilità. Secondo un nuovo rapporto della società di consulenza Willis Towers Watson, l’88% delle aziende italiane riportano difficoltà a trattenere i propri dipendenti, in crescita dal 17% del 2020, mentre un ancor più ampio 91% segnala problemi nell’attirare i lavoratori di cui hanno bisogno. In Italia il tasso di occupazione ha raggiunto i massimi dal 1977 (60,1% a giugno), mentre negli Stati Uniti non ha ancora raggiunto i livelli pre-covid – anche se il tasso di disoccupazione è ai minimi degli ultimi 50 anni (3,5% a luglio). 

Per rendersi più attraenti agli occhi dei candidati il 68% delle aziende italiane e l’84% di quelle in Nord America sta offendo maggiori flessibilità riguardo al posto di lavoro (smart working) e il 45% delle imprese italiane e l’81% di quelle nordamericane sta offrendo bonus iniziali all’atto dell’assunzione. 

Per mantenere, invece, i talenti già presenti in azienda il 37% delle imprese italiane e il 44% di quelle nordamericane sta considerando di aumentare il budget per i salari (in America il 23% delle imprese lo ha già fatto). Anche l’incremento dell’inclusione e della diversità sul lavoro è una mossa popolare (citata da oltre la metà delle aziende italiane) per migliorare l’attrattiva agli occhi di candidati e dipendenti. In Nord America, invece, il 65% delle imprese utilizza i bonus per trattenere i dipendenti, soprattutto se dirigenti (82%) o professionisti (80%); e ancora, il 55% delle imprese sta aumentando le opportunità di formazione. 

Inevitabile l’aumento delle retribuzioni 

“Il difficile clima economico e l’affermarsi di nuove modalità di lavoro costringono le aziende a porre grande attenzione sui budget retributivi. Se non lo faranno si ritroveranno a essere poco competitive sul mercato, perderanno personale e faranno fatica a sostituirlo”, ha dichiarato Rodolfo Monni, responsabile delle indagini retributive di Wtw ha dichiarato, “in un ambiente così dinamico, è indispensabile che le aziende abbiano una chiara strategia retributiva e una visione di ciò che il mercato del lavoro e i dipendenti si aspettano da loro”.

In Italia l’aumento previsto per la componente salariale passerà dal 3% del 2022 al 3,4% nel 2023, valori al di sotto del tasso d’inflazione attualmente osservato nel Paese, anche se per l’anno prossimo si prevede un raffreddamento dei rincari.

“La compressione degli stipendi è un problema reale per molti datori di lavoro e i risultati della nostra indagine mostrano che potrebbe continuare con l’assunzione di dipendenti nella fascia salariale più alta”, ha dichiarato sui risultati amercani Lori Wisper, leader di Work and Rewards Global Solutions di Wtw, “i datori di lavoro possono intraprendere azioni per risolvere questi problemi, come affinare la loro filosofia retributiva complessiva, aumentare le fasce salariali e rivedere – o ripensare – la loro strategia su come il lavoro viene svolto e ricompensato”. 

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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