Italia: 37.708 dimore storiche, giù la spesa di manutenzione

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Un patrimonio culturale ed economico immenso, diffuso dai piccolissimi borghi alle città. Nell’ultimo anno c’è stata una contrazione degli interventi di manutenzione, con difficoltà a rintracciare restauratori ed artigiani

Case storiche, palazzi, ville, castelli, torri. È il patrimonio culturale privato dell’Italia: 37.708 dimore storiche diffuse su tutto il territorio italiano rilevate dal censimento del Iccd (Istituto centrale per il catalogo e la documentazione). Le 9400 dimore aperte al pubblico prima della pandemia accoglievano 45 milioni di visitatori l’anno (contro i 49 milioni dei musei pubblici). Sono dati dell’ultimo rapporto realizzato dalla Fondazione Bruno Visentini e promosso dall’Associazione Dimore Storiche Italiane, Confagricoltura e Confedilizia.
Il 28% delle dimore storiche si trova in comuni con meno di 5.000 abitanti e costituisce per questi piccoli borghi il principale volano di attrazione turistica, culturale e sociale, con effetti positivi sulle economie locali. Oltre la metà (54%) è situata in comuni sotto i 20.000 abitanti, mentre il 31,3% si trova in aree periurbane o al di fuori dei centri abitati. Un patrimonio vasto ed eterogeneo, collocato tanto nelle metropoli quanto nei piccoli centri, comprese le valli e le montagne del Belpaese. Un patrimonio che va mantenuto; e uno degli oggetti del rapporto è proprio relativo alle attività di manutenzione delle dimore storiche.

Sorprende che le spese complessive per interventi ordinari di manutenzione si siano ridotte del 37% rispetto al 2017, passando da una media di 24.600 euro per immobile a 21.100 euro. Contestualmente, gli immobili manutenuti sono passati da 28.000 a 20.500. Resistono invece le spese straordinarie (+4,8%), spesso improcrastinabili o forse nell’ultimo anno incentivate dal bonus facciate, iniziativa considerata lodevole. Ad ogni modo, la spesa complessiva scende da 1,5 miliardi di euro a 1,3 miliardi. Il 38% delle imprese dichiara inoltre di trovare difficoltà nel trovare restauratori o artigiani.

«Le dimore storiche rappresentano gran parte del patrimonio diffuso su tutto il territorio», ha affermato il sottosegretario alla Cultura Lucia Borgonzoni durante la presentazione del rapporto. «Nel pnrr è previsto un miliardo di euro per la valorizzazione delle nostre bellezze storico-artistiche e per il rilancio dei tanti piccoli borghi italiani, che offrono un enorme potenziale per l’economia del nostro paese. In particolare, per valorizzare l’identità dei luoghi – dai parchi ai giardini storici – abbiamo previsto un investimento di 300 milioni di euro, mentre per la tutela e valorizzazione dell’architettura e del paesaggio rurale sono destinati 655 milioni di euro, di cui 645 per interventi effettuati da soggetti privati».

Le fa eco Giacomo di Thiene, presidente dell’Associazione Dimore Storiche Italiane. «Ricordo che ogni euro investito nelle dimore storiche determina benefici più che doppi per l’economia dei luoghi nei quali sorgono, concorrendo alla valorizzazione di un patrimonio identitario che tutto il mondo ci riconosce, sul quale possiamo e dovremo continuare a primeggiare. Se si considera che il patrimonio privato costituisce il 2 per mille dell’intero patrimonio immobiliare, è evidente la ridotta incidenza economica di qualsiasi iniziativa in questo settore rispetto al bilancio dello stato, dando così concreta attuazione agli articoli 9 (tutela paesaggio e patrimonio storico-artistico, ndr) e 118 (sussidiarietà, ndr) della Costituzione».

di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.

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