I gestori di fondi globali hanno portato quasi a fine corsa il pedale dell’acceleratore: i livelli di liquidità sono scesi dal 3,6% al 3,5% nella rilevazione condotta da Bank of America ad agosto, mentre il sovrappeso azionario è il più esteso dal novembre 2021, con un 56% netto degli intervistati overweight. Nel complesso, l’indicatore FMS si colloca al terzo livello più rialzista dal 2022.
Liquidità ai minimi e azioni ai massimi: i gestori spingono sul rischio
Anche la visuale sull’economia è ulteriormente migliorata, con un 56% degli intervistati che prevede uno scenario di “no landing” nei prossimi 12 mesi, dunque una prosecuzione della crescita senza un vero atterraggio dell’economia. Le aspettative sulla crescita degli utili aziendali sono inoltre risalite ai massimi dall’agosto 2021.
Il sondaggio arriva in un mese in cui l’S&P 500 ha aggiornato i massimi storici e in cui, attraverso un blog post dei suoi economisti, la Banca centrale europea ha espressamente indicato come il rischio di una correzione dei mercati legata a una possibile bolla dell’AI possa rappresentare una minaccia crescente.
Tra l’altro, anche i gestori ritengono in maggioranza che sia proprio l’euforia sull’intelligenza artificiale il principale rischio di coda per i mercati: lo indica il 32% degli intervistati, davanti a un rialzo disordinato dei rendimenti obbligazionari (27%), a una seconda ondata di inflazione (25%), a un conflitto geopolitico (6%) e, con il 5%, a una vittoria democratica completa alle elezioni di midterm statunitensi.
Midterm e Fed: dove i gestori vedono il rischio politico
Secondo i gestori, a far deragliare i mercati potrebbe essere proprio l’esito delle elezioni di medio termine americane, previste a novembre. Nel caso di una vittoria dei Democratici sia alla Camera sia al Senato, il 37% dei fund manager vede un calo contemporaneo dei prezzi di azioni e obbligazioni, attraverso una discesa delle Borse accompagnata da un aumento dei rendimenti dei bond. Un altro 16% ritiene che a scendere sarebbero le azioni, mentre i prezzi obbligazionari salirebbero. Il 17% vede invece un rialzo sia delle azioni sia dei prezzi dei bond.
La “buona” notizia, quantomeno per le possibili implicazioni di mercato, è che il rischio di un’onda blu democratica al Congresso si è ridotto: la prevede il 23% degli intervistati, contro il 27% del mese precedente.
In ogni caso, resta confermata l’impressione che almeno fino alle prossime elezioni la Federal Reserve eviterà di alzare i tassi: ne è convinto il 72% dei gestori. Allo stesso tempo, le aspettative sul presidente Kevin Warsh in vista del simposio dei banchieri centrali di Jackson Hole pendono verso una retorica più da “falco”: il 31% si aspetta un tono hawkish contro appena il 7% che prevede un messaggio dovish, per un saldo netto di 24 punti percentuali.
Rispetto a luglio, nell’ultimo mese i gestori hanno messo nel carrello energia, materie prime e azioni, portando l’esposizione agli asset rischiosi ancora più vicino a livelli di guardia. La combinazione tra un forte sovrappeso azionario e un cuscinetto di liquidità ridotto al minimo lascia infatti meno spazio per assorbire eventuali sorprese negative e può quindi amplificare la profondità delle correzioni.
Europa, recessione fuori dai radar ma torna il rischio tassi
Anche il panel di gestori sondati nel Vecchio Continente continua a mostrare un crescente ottimismo, con la paura della recessione mai così distante dai pensieri degli investitori dal 2007: il 97% non si aspetta una contrazione dell’economia europea nei prossimi 12 mesi, mentre un 35% netto prevede un’accelerazione della crescita.
“Un calo dei prezzi dell’energia e un’ulteriore moderazione dell’inflazione restano il principale rischio al rialzo per la crescita globale, indicato dal 53% degli investitori, mentre uno shock sui prezzi energetici e una rinnovata pressione inflazionistica sono considerati il principale rischio al ribasso dal 41%”, si legge nella nota di BofA.
La vera differenza, però, sta nelle attese di politica monetaria: la quota di chi si aspetta un regime di tassi “più alti più a lungo” è balzata dal 23% al 65% in appena un mese.
I gestori europei tengono più cash, ma non mollano le azioni
In Europa i gestori sono, forse anche per questo, più guardinghi della media globale in termini di liquidità: un 42% netto dichiara un sovrappeso della componente cash del portafoglio, il livello più alto dal febbraio 2023. “La maggioranza, il 56%, si aspetta che tra 12 mesi il tasso sui depositi della Bce sia più alto, mentre il 38% prevede rendimenti più elevati sui titoli di Stato dell’area euro e il 41% indica come fattore più probabile in grado di innescare una correzione azionaria banche centrali più hawkish in risposta a sorprese inflazionistiche”.
Non è però un buon motivo, secondo i gestori, per abbandonare le azioni europee: un 53% netto si aspetta un rialzo nei prossimi uno-tre mesi e il potenziale indicato per i prossimi 12 mesi resta del 5,7%.
Sul fronte settoriale, le banche rimangono il principale sovrappeso di consenso, mentre gli industriali hanno registrato il maggiore miglioramento del posizionamento e si è rafforzato sensibilmente anche il sentiment sulle small cap. Le auto restano invece il settore maggiormente sottopesato, mentre Travel & Leisure è scivolato in territorio di sottopeso.
Particolarmente debole anche il giudizio sulla Francia, diventata con un saldo netto del -56% il mercato meno apprezzato dai gestori, nonostante nel complesso sia aumentata la preferenza per i mercati dell’area euro. E persino l’energia, pur essendo al centro delle principali incognite macroeconomiche, continua a non convincere: il settore resta sottopesato per un 18% netto e, per il terzo mese consecutivo, nessun gestore lo indica come possibile migliore performer europeo dei prossimi 12 mesi.

