Private equity, si conferma il trend di crescita

Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani
21.1.2022
Tempo di lettura: 3'
Le operazioni di private equity in Italia sono sempre di più e sempre più grandi. Ecco le ultime evidenze riportate da Deloitte

Deloitte ha pubblicato i dati sul secondo semestre 2021 del private equity in Italia: 241 operazioni per un controvalore complessivo di 12 miliardi di euro

Gli investimenti effettuati mostrano una prevalenza di operazioni con deal value crescente rispetto al passato recente, compreso tra 51 e 100 milioni di euro

Per il prossimo semestre si prevede un elevato interesse per operazioni verso target con fatturato superiore a 50 milioni di euro principalmente nei settori Industrial products, Consumer goods, Food and beverage e IC

Anche in Italia l'interesse per gli investimenti privati non accenna a fermarsi. In particolare modo nel 2021 si è confermato il trend positivo del private equity, già in atto da diversi anni nel nostro Paese. Solo nel secondo semestre dell'anno, sono state registrate 241 operazioni (vs 172 nello stesso periodo del 2020 e vs 191 nel primo semestre 2021) per un controvalore complessivo pari a circa 12 miliardi di euro. Tuttavia per il nuovo anno, lo scenario è meno favorevole, alla luce di fattori di incertezza importanti, quali l'evoluzione della pandemia e l'incremento dell'inflazione, con conseguente aumento del costo delle materie prime e delle forniture energetiche.
Ad ogni modo la fiducia rimane alta: 9 operatori su 10 si attendono un'ulteriore accelerazione o comunque uno scenario invariato rispetto a quello attuale confermando un certo ottimismo anche per il prossimo semestre. Il Deloitte Private Equity Confidence Index, costruito sulla base dei dati raccolti nelle PE Survey condotte dalla prima edizione ad oggi, si assesta su un valore di 123 punti. È questo il quadro del settore che emerge dal report semestrale Private Equity Confidence Survey di Deloitte Private, elaborato con il supporto di AIFI (Associazione Italiana del Private Equity, Venture Capital e Private Debt).



“Gli operatori di Private Equity e Venture Capital confermano le aspettative positive emerse durante la prima metà del 2021, lo dimostra l'elevato numero di deal realizzati nel secondo semestre dell'anno, supportato da uno scenario macroeconomico piuttosto stabile. La significativa pipeline di operazioni annunciate ma non ancora finalizzate, aggiunge ottimismo anche per il semestre appena iniziato” – dichiara Elio Milantoni, head of Deloitte Corporate Finance Advisory e FA Deloitte Private Responsible. “Inoltre, l'86% dei rispondenti al nostro sondaggio dichiara che continuerà ad effettuare nuovi investimenti nel corso dei prossimi mesi anche grazie alle attività di fundraising già avviate.”
Secondo la survey di Deloitte Private, aumenta l'interesse per le operazioni di LBO/Replacement e Support to MBO/MBI (38,6% e 28,1% del totale rispettivamente), mentre si riduce la quota di chi predilige operazioni di Expansion Capital (dal 33,3% al 24,6%). I settori su cui gli operatori prevedono di focalizzarsi maggiormente nei prossimi sei mesi sono Industrial products, anche se in calo rispetto al semestre passato, Food and beverage e ICT. Emerge inoltre un forte interesse nei confronti di Consumer goods, così come un rafforzamento dei settori Pharmaceutical e Healthcare.

private equity

Si mantiene alto il numero di preferenze per gli investimenti in quote di maggioranza (73,7%). A dimostrare una stabilizzazione dello scenario macroeconomico e timore più moderato degli effetti del covid sui propri investimenti, il 48,1% dei partecipanti dichiara che la pandemia non ha avuto impatti significativi sulla struttura dei propri deal, mentre il 38,9% si affida ancora a meccanismi di deferred consideration. Confermato infine il ruolo centrale delle banche commerciali nel financing a supporto delle operazioni d'investimento, con la maggioranza degli operatori (circa il 70%) che indicano il Senior debt da queste erogato come lo strumento di debito maggiormente utilizzato.

Aumenta infine l'utilizzo della leva finanziaria, con più del 75% degli intervistati che dichiara di aver utilizzato una leva maggiore a 2x negli ultimi 6 mesi, tendenza attribuibile anche alla riduzione del costo del debito, confermata dal 67,7% degli operatori che ha visto applicato uno spread sull'Euribor inferiore a 250 bp.
Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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