Wall Street: la corsa ai bonus delle banche d’affari agita i mercati

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Le principali banche d’affari hanno distribuito lo scorso anno 142 miliardi di dollari in stipendi e bonus, contro i 124 miliardi del 2020. Un aspetto che, associato all’aumento dei costi, ha finito per generare timori tra gli investitori

JpMorgan Chase, Citigroup, Goldman Sachs, Morgan Stanley e Bank of America hanno distribuito lo scorso anno 142 miliardi di dollari in stipendi e bonus. Nel 2020 si parlava di 124 miliardi

I timori sui costi hanno finito per pesare anche sui titoli delle banche negli ultimi giorni. Gli investitori, secondo Gerard Cassidy di Rbc capital markets, sono preoccupati soprattutto per l’impennata record delle remunerazioni

Continua la corsa ai bonus di Wall Street. Secondo una nuova analisi del Financial Times, le principali banche d’affari (JpMorgan Chase, Citigroup, Goldman Sachs, Morgan Stanley e Bank of America) hanno distribuito lo scorso anno ben 142 miliardi di dollari in stipendi e bonus. Una cifra in aumento, se si considera che nel 2020 si parlava di 124 miliardi. E che punterebbe a trattenere i migliori banchieri, piegati dai ritmi estenuanti di un settore già noto per le infinite ore di lavoro. Oltre che a fronteggiare l’inflazione salariale globale.
Stando agli esperti di retribuzione, rivela il quotidiano economico-finanziario britannico, esiste il rischio che la pressione al rialzo sulle remunerazioni continui, mentre i banchieri di Wall Street riconsiderano le proprie carriere dopo un anno fiaccante in cui gli istituti hanno messo a segno ricavi record dal boom di fusioni e acquisizioni e offerte pubbliche iniziali. Il tutto sullo sfondo di un incremento dei costi, tra gli investimenti in nuove tecnologie, la modernizzazione dei sistemi IT e la competizione con i rivali fintech.

I timori sui costi, inoltre, hanno finito per pesare anche sui titoli delle banche negli ultimi giorni con l’avvio della sfilata delle trimestrali. Segno che gli investitori sono preoccupati soprattutto per il boom delle remunerazioni tenendo conto che, nelle stime di Gerard Cassidy (analista bancario di Rbc capital markets), le big di Wall Street hanno pagato cifre record nel 2021.

C’è da dire che, almeno fino ad adesso, gli incrementi dei salari sono stati in gran parte coperti dagli incrementi delle entrate. Nel caso di Goldman Sachs, i banchieri hanno intascato 30 centesimi per ogni dollaro guadagnato dalla banca nel 2021, al netto degli accantonamenti effettuati durante l’anno (il 6% in meno anno su anno). Senza dimenticare che, stando ai calcoli del Financial Times, lo scorso anno i suoi dipendenti hanno portato a casa poco più di 400mila dollari nel 2021, il 22,8% in più rispetto al 2020. Per Morgan Stanley si parla di 41 centesimi per ogni dollaro di entrate (in calo del 4,7%) e per JpMorgan Chase di 25 centesimi per ogni dollaro di entrate (in crescita del 4%). “Saremo competitivi in termini di retribuzione”, ha dichiarato la scorsa settimana Jamie Dimon, amministratore delegato di JpMorgan. “E se ciò riduce un po’ i margini per gli azionisti, così sia”, ha aggiunto.

Un aspetto da considerare infine, come da prassi per le banche d’investimento, è che gli incrementi retributivi sono dipesi principalmente dai bonus piuttosto che da un rialzo degli stipendi fissi. Specie nell’investment banking. Questo perché garantirebbe agli istituti una maggiore flessibilità in caso di magra. E secondo Jan Bellens (global banking and capital markets sector leader di EY), tra l’altro, rappresenterebbe anche la chiave per trattenere realmente i talenti.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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