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Fondi democratici, l'economia reale a portata di retail | WeWealth

Fondi democratici, l'economia reale a portata di retail

Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani
20.2.2023
Tempo di lettura: 3'
Con i fondi “democratici”, private equity e private debt possono diventare accessibili a (quasi) tutti. Non solo investitori istituzionali e clientela private. Banche e reti italiane lo hanno capito e si stanno attrezzando di conseguenza. In attesa di importanti novità regolamentari

Investire nei mercati privati non è per tutti. E non si tratta solo di una questione di avversione al rischio o di un adeguato orizzonte temporale, ma anche - e soprattutto - per le soglie d’accesso molto elevate, che hanno reso per molto tempo i fondi alternativi una possibilità di investimento solo per gli investitori istituzionali e privati con un certo patrimonio. Tuttavia, qualcosa sta cambiando. Sempre più banche - grazie all’evoluzione della cornice normativa - stanno inserendo nella loro offerta retail fondi alternativi del tutto democratici, fondi che, per le loro basse soglie d’accesso, possono essere sottoscritti anche da investitori con un patrimonio più contenuto. 

In Italia attualmente questi fondi sono offerti da Azimut Capital Management Sgr, Banca Aletti, CA Indosuez Wealth, Cassa Lombarda, CheBanca!, Deutsche Bank, Ersel, Finint Private Bank, Mediobanca Private Banking, Unicredit Wealth Management. Il vantaggio per la clientela retail? Migliorare il profilo rischio-rendimento del proprio portafoglio. 


Investire nell'economia reale


“Inserire strategie alternative in portafoglio, significa ricercare un potenziale di rendimento maggiore attraverso il premio di illiquidità, ottenere un beneficio di diversificazione rispetto al classico portafoglio investito solo in asset class tradizionali, accedere a strategie di nicchia in grado di proteggere maggiormente il portafoglio in contesti di alta inflazione”, spiega Marco Castagna, Consulenza e Active Advisory di Banca Aletti. “In poche parole inserire queste strategie permette di migliorare l’efficienza di portafoglio. Occorre però precisare che queste strategie presentano un profilo di liquidità inferiore, una minore trasparenza di reporting, ed una maggiore complessità rispetto alle strategie tradizionali, quindi sono adatte solamente agli investitori in grado di tollerare tali caratteristiche”. Dello stesso avviso è Davide Elli, Chief Investment Officer for Multimanager and Alternative Investments di Fideuram Am Sgr. “Per poter investire correttamente sui mercati privati sono necessari orizzonti temporali di medio-lungo periodo - almeno 8-10 anni - che consentono al gestore di usare tutte le leve di creazione del valore nelle imprese, differenza chiave rispetto agli investimenti sui mercati tradizionali. Pertanto, è opportuno che l’investitore identifichi preventivamente la quota di portafoglio da destinare a questo tipo di orizzonte temporale e che diversifichi su più anni la propria allocazione” afferma Elli che sottolinea come i mercati privati siano da intendersi come una tipologia di investimento complementare a quella rappresentata dai mercati quotati tradizionali, e non in antitesi con questi ultimi.





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I vantaggi dei fondi democratici


Inoltre sottoscrivere questi fondi permette di calvare alcuni trend secolari, come quello della sostenibilità. “Riteniamo che vi sia un’opportunità storica per i nostri clienti nel poter partecipare al percorso di transizione ecologica che caratterizzerà l’economica globale nei prossimi decenni, così come nel percorso verso una maggiore sostenibilità sociale. Alcune delle più interessanti opportunità si materializzeranno proprio nel mondo dei mercati non quotati e potranno essere colte dagli investitori, a patto di poter accedere ad operatori di elevata qualità e capacità di generazione di investimenti” conclude il Cio di Fideuram Am Sgr, che nel corso del 2022 è stata impegnata nella raccolta del fondo FAI Mercati Privati Sostenibili, iniziativa che ha avuto un ottimo riscontro da parte dei clienti con circa 400 milioni di euro raccolti. Il tutto senza intaccare i rendimenti tipici dei mercati privati. “Non c’è correlazione tra soglie di accesso e potenziale di rendimento. Chiaramente potrebbero essere diverse le commissioni di gestione, a seconda della size di investimento, ma questo accade generalmente anche nel mondo degli investimenti tradizionali” spiega Castagna che conclude sul tema normativo: “Il quadro regolamentare è in continua evoluzione, ma l’obiettivo è chiaro, ovvero quello di migliorare l’accessibilità e l’attrattività di queste strategie. Per questo motivo vengono costruite nuove tipologie di veicolo con soglie minime di investimento inferiori, come il Fia riservato ma accessibile alla clientela retail o l’Eltif. Inoltre sono allo studio modifiche nell’ambito dell’individuazione del profilo di clientela Mifid, e infatti si parla di una nuova figura di investitore, indicato come semiprofessionale. Non ultime le agevolazioni fiscali previste nell’ambito degli investimenti in economia reale, come nel contesto Italiano la creazione dei Pir Alternativi”.

(articolo tratto dal magazine We Wealth di febbraio)

Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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