Fondi value battono i growth: prima vittoria dal 2016

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Alberto Battaglia
11.1.2022
Tempo di lettura: 5'
Secondo una nuova analisi di Morningstar il vantaggio dei fondi value si è concentrato su small e mid cap, nella prima metà del 2021

Per i fondi small e mid cap focalizzati su titoli value è stato il miglior anno dal 2001, nel confronto con le performance registrate dagli omologhi fondi growth

La relativa parità fra le performance dei fondi value e growth nella seconda metà del 2021, caratterizzata da crescenti aspettative sulla stretta monetaria, ma anche dall'aumento dell'inflazione getta una luce incerta su quello che potrebbe essere l'esito del confronto nel nuovo anno

Dopo la grande cavalcata dei titoli growth del 2020, spinta dalla cosiddetta lockdown economy, il tanto atteso ritorno dei titoli value è finalmente arrivato. Per la prima volta dal 2016, infatti, i fondi basati su titoli value, il cui rapporto fra prezzo e utili è particolarmente favorevole (ossia, basso) hanno sovraperformato rispetto alle controparti growth, focalizzate su azioni ad alto potenziale di crescita, ma con un rapporto prezzi/utili più elevato. Considerato il trend degli ultimi dieci anni, decisamente favorevole ai titoli appartenenti a questa seconda categoria, ci si poteva aspettare un deciso colpo di coda del value nel 2021 – anche ...
Più nel dettaglio, nel confronto fra 1° gennaio 2021 e 12 dicembre, emerge una sovraperformance di 20,6 punti percentuali per i fondi value small cap, rispetto alle controparti growth (31,7% contro 11,1%); le prestazioni borsistiche delle banche regionali hanno favorito i primi, mentre le società biotech hanno frenato le seconde. Per i fondi small e mid cap focalizzati su titoli value è stato il miglior anno dal 2001, nel confronto con le performance registrate dagli omologhi fondi growth.

Il medesimo confronto, eseguito fra fondi basati su titoli ad elevata capitalizzazione, sortisce una vittoria dei value di soli 5,6 punti percentuali. Niente che possa compensare quanto avvenuto nel 2020, quando i fondi growth di questo tipo avevano superato le performance di quelli value ad alta capitalizzazione di oltre 30 punti.



La sostanziale parità fra le performance dei fondi value e growth nella seconda metà del 2021, caratterizzata da crescenti aspettative sulla stretta monetaria, ma anche dall'aumento dell'inflazione getta una luce incerta su quello che potrebbe essere l'esito del confronto nel nuovo anno.

In teoria, l'aumento dei tassi danneggia maggiormente i titoli growth. Infatti le attese di elevati flussi di cassa futuri in grado di giustificare gli attuali prezzi di Borsa dei titoli growth vengono ridotti dal tasso d'interesse in misura superiore rispetto a quelli di un titolo value – per il quale non si attende una crescita altrettanto ingente dei flussi di cassa.

Attualmente i prezzi dei titoli growth incorporano flussi di cassa in un contesto di tassi d'interesse estremamente bassi e una loro crescita dovrebbe indicare una revisione al ribasso dei profitti futuri di queste imprese, penalizzandone anche le performance di Borsa. Questa la teoria. Nella pratica, però, l'entrata in gioco di piccoli investitori sedotti dal clamore che circonda titoli come Tesla, Apple o Amazon, o su fondi passivi focalizzati, ad esempio, sul Nasdaq ha in qualche modo ridotto la capacità predittiva dell'analisi fondamentale. Inoltre, la perdurante incertezza della pandemia potrebbe continuare a giocare a favore dei titoli growth, incoraggiando le autorità monetarie verso un percorso di normalizzazione più graduale.

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