Ddl Bilancio 2022, le novità su Pir, fisco e previdenza

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Alberto Battaglia
29.10.2021
Tempo di lettura: 5'
Il governo ha presentato la Legge di Bilancio 2022, con varie novità in materia fiscale e previdenziale

La Legge di Bilancio attende ora il vaglio parlamentare, ma l'esecutivo ha dato seguito a gran parte degli indirizzi programmatici anticipati nella Nadef

Un budget di 8 miliardi potrà essere destinato al taglio del cuneo fiscale; prorogato, in particolare per i condomini, il Superbonus 110% al 2023 (e con detrazioni decrescenti fino al 2025); estese alcune misure per il pensionamento anticipato

C'è anche spazio per potenziamento dei Pir le cui detassazione sulle plusvalenze sarà applicata su una base d'investimento potenzialmente molto più ampia

Tassazione sul lavoro, previdenza e anche un potenziamento dei Piani individuali di risparmio sono alcuni dei numerosi elementi che compongono disegno di Legge di Bilancio 2022 presentato dal governo giovedì 28 ottobre. Una manovra che si preannuncia “espansiva”, ha dichiarato il premier Mario Draghi e che vale complessivamente 30 miliardi di euro.

All'articolo 2 del Ddl viene illustrato il budget di quella che è forse la più importante novità, in termini di impatto macroeconomico, ossia la riduzione del cuneo fiscale – la differenza fra quanto versato dal datore di lavoro e quanto ricevuto dal lavoratore. Il governo ha fissato un budget di 8 miliardi di euro, che il Parlamento dovrà decidere come ripartire, tagliando due componenti. La prima, quella più corposa, consiste nella riduzione dell'Irpef “da realizzarsi attraverso sia la riduzione di una o più aliquote”. La seconda, è la riduzione dell'Irap, l'imposta regionale sulle attività produttive. La riduzione del cuneo fiscale è una riduzione degli oneri sul lavoro, che sono considerati quelli più gravosi per la crescita economica – in contrapposizione alle tasse che colpiscono rendite e patrimoni, il cui aumento, almeno per ora è stato categoricamente escluso.

Per quanto riguarda gli investimenti, l'unica novità consiste nel “potenziamento dei Pir”, lo strumento finanziario nato per veicolare il risparmio sulle piccole e medie imprese non quotate in Italia. I Pir, che già potevano contare sulla detassazione delle eventuali plusvalenze vedranno ampliata la base sulla quale potrà essere applicato il beneficio fiscale a 40mila euro all'anno, dai precedenti 30mila, e fino ai 200mila euro all'anno, dai precedenti 150mila. Ricordiamo che per poter beneficiare della detassazione l'investitore deve mantenere in portafoglio l'investimento per un periodo ininterrotto di almeno cinque anni.

Fra il 2020 il primo trimestre 2021 i Pir “tradizionali” hanno attraversato un periodo di appannamento, con quattro trimestri consecutivi di raccolta negativa. Lo scorso settembre gli analisti di Equita Sim avevano previsto una massa gestita complessiva a 20,4 miliardi di euro, con 500 milioni di raccolta netta positiva entro fine anno. Nel 2020 i deflussi netti erano stati di -760 milioni di euro, complici le incertezze dettate dalla pandemia.

L'estensione del beneficio fiscale potrebbe incoraggiare un'ulteriore ripresa dei Pir, o almeno è quanto il governo spera di osservare, dal momento che i Pir possono contribuire al sostegno del tessuto produttivo italiano, largamente escluso dai mercati pubblici. “Il potenziamento dei Pir rappresenta una notizia positiva per il prodotto ed un ulteriore elemento a supporto. La modifica è interessante perché sottolinea come il governo stia tornando a dare attenzione a questa tipologia di strumenti, cercando di rendere il prodotto più appetibile", ha commentato a We Wealth Luigi De Bellis, Co-Responsabile Ufficio Studi di Equita, "da un punto di vista quantitativo, può essere una modifica positiva perché potrebbe coinvolgere in parte i clienti più patrimonializzati".

"Dopo 4 trimestri in rosso, la raccolta netta dei Pir tradizionali è ritornata positiva nel 2Q21 e a fronte di performance dei fondi molto positive", ha proseguito De Bellis, "le principali reti stanno tornando a rifocalizzare l'attenzione della clientela su questo prodotto, quindi ci aspettiamo un graduale miglioramento della raccolta andando avanti (anche per i Pir alternativi)”.

Legge di Bilancio 2022, le novità sulla previdenza


Le misure previdenziali più sostanziose restano rimandate alla riforma fiscale, che come abbiamo anticipato, dovrebbe riguardare da vicino anche la tassazione della previdenza integrativa. Le misure di Bilancio proposte dal governo sono, in particolare, tre. L'articolo 22 del Ddl istituisce l'atteso "erede" di Quota 100, innalzando il requisito minimo di età anagrafica per il pensionamento anticipato dai 62 ai 64 anni – mentre resta fermo il requisito di 38 anni di contributi versati. La cosiddetta Quota 102, però, riguarderebbe poche migliaia di potenziali beneficiari, hanno ammonito i sindacati – le cui istanze sono state respinte nel confronto tenutosi con il presidente del Consiglio alcuni giorni fa. Sulle cause di questa linea dura da parte del governo avevamo scritto in questo articolo.

Gli articoli 24 e 25 prevedono l'estensione e il rinnovo di due misure già in essere, rispettivamente l'Ape sociale ed Opzione donna. L'Ape sociale, che consente il pensionamento anticipato ai lavoratori impiegati in lavori usuranti o meritevoli di particolare tutela, viene prorogata di un anno, per tutto il 2022. Inoltre, viene estesa la platea dei possibili beneficiari con 23 nuove categorie, fra queste: i professori di scuola primaria, gli agricoltori, gli operatori della cura estetica.

Per quanto riguarda Opzione donna, la possibilità di pensionamento anticipato riservata alle donne con assegno calcolato solo con metodo contributivo, il governo propone di estenderla con requisiti anagrafici più stringenti rispetto a quelli attuali, ossia alle “lavoratrici che entro il 31 dicembre 2021 hanno maturato un'anzianità contributiva pari o superiore a trentacinque anni e un'età pari o superiore a 60 anni per le lavoratrici dipendenti e a 61 anni per le lavoratrici autonome”. Oggi i requisiti anagrafici sono rispettivamente di 58 e 59 anni.

Il rinnovo del Superbonus


Un capitolo a parte spetta alla proroga del Superbonus per l'efficientamento energetico del patrimonio edilizio. Come da attese, il beneficio fiscale al 110% resterà attivo fino al 2023, per i condomini e per le persone fisiche in possesso di immobili da due a quattro unità, per poi decrescere al 70% nel 2024 e al 65% nel 2025. Per le case unifamiliari, invece, la finestra del Superbonus si chiude il 31 dicembre 2022 (ma sono previste eccezioni).

Il Bonus facciate  è stato rinnovato per le spese che saranno sostenute anche l'anno prossimo, ma con un beneficio fiscale ridotto dal 90 al 60%. L'opzione del Bonus facciate per i condomini ha finora rappresentato un'alternativa più snella a livello burocratico rispetto al Superbonus, ma il calo della detrazione allarga la “distanza” fra le due misure da 20 a 50 punti di detrazione in favore del Superbonus per il 2022. Chi ha optato per il Bonus facciate, a questo punto, cercherà di anticipare al 2021 tutte le spese possibili per massimizzare la detrazione (o cercherà, ove possibile di rendere compatibili gli interventi con i requisiti del Superbonus).
Responsabile per l'area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all'Università Cattolica

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