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Ramenghi (Ubs WM): così prepariamo i portafogli per l’autunno | WeWealth

Ramenghi (Ubs WM): così prepariamo i portafogli per l’autunno

Rita Annunziata
5.9.2023
Tempo di lettura: 3'
Secondo Matteo Ramenghi, cio di Ubs WM, l’impatto dei rialzi dei tassi è stato meno traumatico rispetto alle attese. Occhi su settori e aree che hanno sottoperformato i mercati da inizio anno

Ramenghi, Ubs WM: “Cogliendo l’occasione di una mini-correzione dei mercati azionari nella prima metà di agosto, abbiamo aumentato l’esposizione riportandoci in una posizione di neutralità”

L’Msci world energy index è cresciuto del +2,90% da inizio anno, a fronte di circa il +19% dell’Msci World, ovvero l’indice sull’azionario internazionale che replica i titoli azionari di 23 paesi sviluppati

L’impatto dei rialzi dei tassi su crescita e inflazione è stato meno traumatico rispetto alle attese, anche se potrebbe non essersi ancora manifestato nella sua interezza. Come ricorda Matteo Ramenghi, chief investment officer di Ubs wealth management Italy, negli Stati Uniti, più che in Europa, l’economia “è rimasta vivace”. Aree tradizionalmente sensibili agli interventi delle banche centrali sul costo del denaro, come immobiliare e auto, hanno “subito qualche contraccolpo, ma senza registrare crolli”. Tutti fattori che anticiperebbero quello che viene definito come uno scenario di “soft landing”, ovvero un atterraggio morbido.


“A questo punto la probabilità di una recessione negli Stati Uniti appare bassa”, dichiara Ramenghi. “Qualche difficoltà in più la potrebbe incontrare l’Europa, come evidenziato dagli ultimi indicatori riguardo ai servizi e dalla frenata tedesca. Sinora gli utili aziendali sono scesi meno del previsto, mentre i dati economici superiori alle attese e l’entusiasmo nei confronti dell’intelligenza artificiale hanno dato impulso alle valutazioni azionarie, soprattutto negli Usa. Le valutazioni intese come rapporto prezzo/utili appaiono elevate in alcuni segmenti ad alta crescita e potrebbero andare incontro a una flessione, che sarebbe probabilmente compensata dall’andamento di altri settori in un contesto di diminuzione dei tassi d’interesse”, continua il cio. C’è poi la questione Cina, entrata in deflazione quest’estate (quando, dopo una lettura piatta a giugno, l’indice dei prezzi al consumo ha ceduto lo 0,3% su base annua). La crescita della Terra del Dragone, spiega Ramenghi, ha deluso le aspettative di inizio anno; ma “le recenti conferme riguardo alla volontà di procedere con stimoli mirati per i settori più in difficoltà, come l’immobiliare, dovrebbero consentire di evitare impatti significativi per l’economia globale”, rassicura.


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Partendo da queste considerazioni, secondo Ramenghi le prospettive di rischio e rendimento delle azioni appaiono complessivamente più equilibrate. “Cogliendo l’occasione di una mini-correzione dei mercati azionari nella prima metà di agosto, abbiamo aumentato l’esposizione riportandoci in una posizione di neutralità”, dichiara. Lanciando comunque uno sguardo ad alcuni fattori che potrebbero innescare un repentino crollo delle borse, dalla situazione geopolitica a un’inflazione che dovesse rivelarsi più ostinata. “Abbiamo una preferenza per le società, i settori e le aree che hanno sottoperformato i mercati da inizio anno”, continua Ramenghi, citando energia, beni di prima necessità, utility e titoli industriali. L’Msci world energy index è cresciuto infatti del +2,90% da inizio anno, a fronte di circa il +19% dell’Msci World, ovvero l’indice sull’azionario internazionale che replica i titoli azionari di 23 paesi sviluppati; allo stesso modo, l’Msci world industrials index ha registrato una performance del +17,60%, mentre l’Msci world utilities index ha incassato un calo del -0,11%.


“Restiamo positivi sulle obbligazioni, in particolare concentrandoci sulle obbligazioni di buona qualità che, a fronte di un profilo di rischio abbastanza contenuto, offrono i prezzi più bassi da vari decenni”, aggiunge Ramenghi. “Ci attendiamo che i rendimenti dei Treasury statunitensi a 10 anni scendano al 3% entro metà del prossimo anno, dall’attuale livello di circa il 4,3%, poiché il mercato inizierà a scontare l’avvio dell’allentamento monetario della Fed dall’anno prossimo. Mentre abbiamo ridotto il giudizio sulle obbligazioni dei paesi emergenti per via della riduzione degli spread”. Quanto alle valute, l’approccio sul dollaro resta improntato alla cautela, mentre si considera l’euro sottovalutato. “Inoltre, riportiamo lo yen a una posizione neutrale perché non vediamo più eventi che potrebbero spingerlo a breve, anche in considerazione dei rendimenti molto al di sotto di quelli del dollaro e dell’euro”.

Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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