Fed e soft landing: quanto possono perdere ancora i mercati?

Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani
21.6.2022
Tempo di lettura: 2'
Il soft landing è un evento raro: negli Usa 9 volte su 12 al rialzo dei tassi della Fed è seguita la recessione. Quanto possono ancora perdere i mercati?

Come ha evidenziato il Wall Street Journal, degli ultimi 12 grandi cicli di inasprimento della Fed nove si sono conclusi con una recessione

Giovedì l'S&P 500 è entrato ufficialmente in un mercato orso: rispetto ai massimi di inizio gennaio l'indice statunitense ha registrato un calo di più del 20%

Storicamente un bear market dura mediamente 289 giorni e comporta una perdita media del 36%

I cosiddetti “soft landing" sono più facili da trovare nei libri di testo, che nella realtà storica economica. E con le banche centrali in piena stretta monetaria – la scorsa settimana la Fed ha annunciato il rialzo dei tassi più grande dal 1994 – l’inflazione statunitense che ha raggiunto l’8,6% a maggio e il sentiment dei consumatori che sta crollando, è sempre più probabile che anche in questo caso l’atterraggio non sarà morbido. Nel mentre i mercati sono entrati in un mercato orso. Quanto possono ancora perdere?

Secondo un’analisi del Wall Street Journal, a ben vedere, i timori degli investitori che le banche centrali non riusciranno a mettere freno all’inflazione senza intaccare la crescita economica sono più che fondati. Stando ai dati storici, infatti dei precedenti 12 grandi cicli di inasprimento della Fed a partire dagli anni '50 nove si sono conclusi con una recessione. Tra le eccezioni, i tassi sono aumentati costantemente tra il 1961 e il 1966 senza comportare alcuna flessione economica, perlomeno immediata. L'inflazione si è attenuò solo temporaneamente e la recessione colpì nel 1970. Il soft landing più riuscito è stato invece quello del 1983 e 1984, anche se va detto che l'economia era appena uscita da due recessioni. La Bank of England ha un track record leggermente migliore: circa la metà delle sue campagne di aumento dei tassi dagli anni '50 in poi si sono concluse con una recessione nel Regno Unito.

 

Per i mercati la recessione non è cosa evidentemente gradita. Con l’S&P 500 la scorsa settimana entrato ufficialmente in un mercato orso – tecnicamente definito come un calo del 20% rispetto a un massimo precedente – gli investitori ora si chiedono quanto i mercati possano ancora andare giù. Anche in questo caso una possibile indicazione arriva dalla storia. Analizzando i bear market dal 1929 ad oggi, si evince come durante in queste fasi di mercato l’S&P 500 mediamente perda il 36% del proprio valore nell’arco (medio) di 289 giorni. Ciò significa che se la storia si dovesse ripetere, rispetto ai circa 3670 punti odierni l’indice statunitense potrebbe perdere ancora un 13% arrivando a quotare intorno ai 3000 punti. Interessante notare infine, come in più della metà delle volte (15 su 26) in cui si è verificato un mercato orso si è assistito anche a una recessione.

Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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