Banche centrali verso il quantitative tightening: ecco cosa significa

Alberto Battaglia
28.1.2022
Tempo di lettura: 5'
La BoE potrebbe ridurre il bilancio già a partire da marzo, e la Fed seguirà: il Qt è una leva cui si ricorrerà molto più che in passato

Dopo la massiccia iniezione di liquidità degli ultimi due anni le banche centrali intendono procedere con una riduzione dei loro bilanci in modo molto più rapido e deciso, rispetto a quanto avvenuto dopo la Crisi Finanziaria

Il Quantitative tightening è una misura che potrebbe dunque diventare complementare ai rialzi dei tassi per contenere l'inflazione - e secondo alcuni potrebbe renderli un po' meno necessari

Da quando la crisi pandemica è iniziata le banche centrali sono intervenute acquistando titoli, con un'intensità mai vista prima. Riprendendo in mano il Quantitative easing sperimentato durante la Crisi Finanziaria, la Federal Reserve ha aumentato il suo bilancio di 4.500 miliardi di dollari. La Banca centrale europea, nel solo 2020, l'ha fatto lievitare di oltre 2mila miliardi di euro.

Quando il bilancio della banca cresce, la liquidità nel sistema economico aumenta. Dopo la Crisi Finanziaria, il proposito di ridurre il bilancio e di far rientrare la liquidità in eccesso non è mai andato molto lontano. Nei due grafici in basso è possibile osservare gli asset nei bilanci di Fed e Bce: si sono espansi rapidamente in corrispondenza delle crisi (il Qe europeo partì nel 2014), arretrando di poco negli anni successivi. Ma questa volta le intenzioni delle banche centrali sembrano diverse: il Quantitative tightening (Qt), si farà prima e a passo più spedito. Non solo, ci si aspetta che esso si sommi ai rialzi dei tassi nella più generale lotta all'inflazione.



La prima fra le maggiori banche centrali a procedere con il Qt sarà probabilmente la Bank of England (BoE). Inizialmente lo farà interrompendo il reinvestimento dei titoli arrivati a scadenza. In questo caso, la banca centrale procede incassando il denaro che aveva creato tramite l'acquisto del titolo e, se non viene reinvestito, sparisce dall'economia.

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Secondo gli analisti di Bank of America la BoE inizierà non reinvestire i gilt (i titoli di stato britannici) arrivati a scadenza a partire da marzo. La Banca d'Inghilterra, inoltre, ha fatto sapere che “considererà” la vendita attiva dei gilt in bilancio non appena il tasso d'interesse avrà raggiunto “almeno l'1%”. Lo scorso dicembre la BoE ha proceduto con il primo rialzo dei tassi dall'inizio della pandemia, portandolo allo 0,25%; potrebbe arrivare all'1% entro agosto, secondo le stime di BofA, che prevede l'avvio della vendita dei gilt dal prossimo novembre. Non aspettare la scadenza dei titoli iscritti a bilancio permette alla banca centrale un suo ridimensionamento più rapido - e una riduzione della liquidità più veloce.

C'è un ampio consenso sul fatto che i piani di acquisti delle banche centrali abbiano aiutato a mantenere bassi i costi di finanziamento per i governi e, come effetto collaterale, ad alimentare gli acquisti di azioni. Un rapido cambio di direzione, che sottrae liquidità al sistema, potrebbe innervosire i mercati. Da parte sua, la BoE ha dichiarato che “qualsiasi vendita di asset sarà condotta in modo prevedibile per un periodo di tempo in modo da non disturbare il funzionamento dei mercati finanziari". Secondo Bank of America, la BoE dovrà “fornire presto una guida più dettagliata per evitare perturbazioni”.

Anche la Fed ha dato alcune indicazioni sulla riduzione del suo bilancio, al termine della sua riunione del 25-26 gennaio. La banca centrale americana ha fatto sapere che “la modalità di riduzione del bilancio avverrà tramite riduzione dei reinvestimenti con l'obiettivo di avere a tendere un bilancio composto principalmente di Treasury”, ha dichiarato a We Wealth il chief global strategist di Intermonte, Antonio Cesarano. “Di conseguenza, risulta evidente l'intenzione di ridurre in modo più marcato l'entità dei titoli aventi come sottostanti i mutui (Mbs) concentrando su questa categoria il calo dei reinvestimenti”, ha aggiunto l'esperto, “la finalità è quella di raffreddare il comparto immobiliare che negli ultimi mesi ha avuto forte rialzo dei prezzi delle case e degli affitti, componente quest'ultima che a sua volta pesa notevolmente (oltre il 30%) sull'inflazione”.

Il proposito delle banche centrali di ridurre più rapidamente i propri bilanci dopo la crisi pandemica metterà alla prova gli effetti che il Qt avrà sull'andamento dei prezzi. Con una conseguenza importante: se ridurre il bilancio si rivelerà efficace nel ridurre l'inflazione e alzare i rendimenti dei titoli a lungo termine, potrebbero essere necessari meno rialzi dei tassi. La BoE prevede che il Qt avrà meno effetti del Qe sui prezzi, ma già lo corso agosto aveva affermato che il suo impatto sarebbe stato monitorato e che le decisioni sui tassi “avrebbero tenuto conto" dell'influenza del bilancio della banca centrale "sulle condizioni monetarie generali”.

Più recentemente, a gennaio, la presidente della Fed di San Francisco Mary Daly aveva dichiarato di preferire “un percorso più piatto per i tassi e più aggiustamenti sul bilancio”, indicando una sorta di scambio fra i due provvedimenti. Tuttavia, Powell ha indicato, dopo la riunione del Fomc, che i tassi sarebbero rimasti la leva principale che la Fed intende utilizzare.

Far passare il messaggio opposto, infatti, potrebbe provocare effetti paradossali, ha fatto notare l'Economist in un recente articolo. Indicare “l'uso del Qt e degli aumenti dei tassi come sostituti l'uno dell'altro, come suggerisce la signora Daly, potrebbe far pensare che più Qt implichi meno aumenti dei tassi, e non di più; pertanto, potrebbe causare un calo dei rendimenti obbligazionari”. Se ciò si verificasse “il Qt diventerebbe, bizzarramente, una fonte di stimolo - l'ultima cosa che un banchiere centrale con un problema di inflazione dovrebbe desiderare”.

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Responsabile per l'area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all'Università Cattolica

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