Mercati e strategie: il risorgere dei fondi quantitativi

Maddalena Liccione
Maddalena Liccione
26.4.2021
Tempo di lettura: 3'
I primi tre mesi del 2021 sono stati uno degli inizi d'anno più forti di sempre per le strategie quant, un rimbalzo che se sostenuto sarebbe il secondo migliore in un decennio. Il disgelo dell'inverno quant mette fine a un lungo periodo di scialbi rendimenti

Circa il 65% dei fondi quantitativi ha superato i propri benchmark nel 2021

Gli esperti sono divisi tra chi crede siamo di fronte a una nuova primavera e chi parla invece di un settore in declino

Gli esperti sono divisi tra chi crede siamo di fronte a una nuova primavera e chi parla invece di un settore in declino.  Le strategie quantitative hanno seriamente lottato durante l'era covid. L'anno scorso è stato particolarmente difficile per i fondi quantitativi computer-driven. Gli algoritmi in gran parte non sono riusciti a decifrare l'impatto di un virus in rapido movimento e la risposta delle banche centrali per contenere i danni economici. Il sell-off del mercato nel marzo dello scorso anno e la successiva ripresa hanno umiliato alcuni dei fondi quantitativi più sofisticati, in particolare colossi come Renaissance Technologies, Winton e Two Sigma.
I cambiamenti di paradigma hanno sconvolto i modelli e molti fondi sono usciti di scena. Secondo i dati raccolti da Hedge fund research, negli ultimi sei anni sono stati chiusi più hedge fund di quanti ne siano stati lanciati: di questi ben 770 sono stati chiusi nel 2020.

Ma le cose sembrano aver cambiato rotta in questi primi mesi del 2021. Circa il 65% dei fondi quantitativi ha superato i propri benchmark nel 2021 e, secondo Nomura, se il rimbalzo sarà sostenuto sarà il secondo migliore di questo un decennio. Gli addetti ai lavori del settore sono cauti nel dichiarare una "primavera quant" definitiva, ma la ripresa suggerisce che il lungo inverno potrebbe svanire e che molte strategie di punta stanno riguadagnando parte del loro fascino.

Siamo quindi di fronte a un risorgere di queste strategie? “Con il termine quantitativo si intendono i fondi che totalmente o parzialmente utilizzano regole quantitative, a me piace definirle anche regole oggettive, per determinare l'asset allocation e/o il portafoglio d'investimento - spiega Michael Zanon, ceo di di Diaman Tech - Oggi siamo di fronte a un'evoluzione di queste strategie che nel tempo, grazie alla ricerca e sviluppo, hanno raggiunto nuovi livelli di efficienza. Anche i modelli sono 'vivi', ci sono persone molto qualificate che li sviluppano, li osservano e li migliorano costantemente. In questi anni ho visto una forte evoluzione di modelli e tecniche statistiche, tra cui il Machine learning e l'AI che rendono più efficaci ed efficienti i modelli d'investimento. Nel panorama italiano dobbiamo considerare, rispetto a qualche anno fa, un'evoluzione anche culturale da parte degli investitori verso la comprensione e conoscenza dell'utilizzo di un approccio quantitativo nella gestione dei fondi d'investimento. Non direi solamente un risorgimento di tali fondi, ma una vera e propria evoluzione dell'utilizzo delle strategie quantitative volte a migliorare per creare valore nel mondo della finanza. D'altronde chi non evolve si estingue”.
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La 'quant crisis' del 2018-2020


Il periodo tra il 2018 e 2020 è stato il peggiore per le strategie quant. Gli esperti del settore offrono una miriade di spiegazioni sul motivo per cui molti fondi quantitativi siano falliti negli ultimi anni.  Il duro colpo è stato particolarmente evidente lo scorso anno. Nell'indagine annuale di Barclays sugli investitori in hedge fund, il 70% ha affermato di aver ritirato parte o tutto il proprio denaro dai fondi "risk premia" - come spesso vengono chiamate anche strategie fattoriali, e nessuno dei 240 intervistati - che gestiscono un totale di 5 mila miliardi di dollari - ha dichiarato di aver pianificato di aumentare le loro allocazioni.
“La 'quant crisis' del 2018-2020 è stata molto discussa e diverse ricerche hanno fatto emergere che uno dei motivi che hanno penalizzato le performance dei fondi quantitativi è stato dato dall'utilizzo di strategie multifattoriali – hanno detto gli esperti - Dobbiamo però tenere in considerazione che in quel periodo gli asset che hanno sovra-performanto gli indici sono stati quelli growth. Fondamentalmente c'era un solo modo per sovra-performare durante questo periodo, vale a dire investire nei titoli growth più grandi e più costosi. Si sono distinti solo i modelli multi fattoriali che erano esposti a tali asset. Ad esempio, i portafogli basati sulle smaller stock hanno sotto-performato su tutta l'asset class. Quindi, c'erano numerosi modi per sotto-performare durante il periodo 2018-2020, ma essenzialmente solo un modo per avere successo. Dal mio punto di vista la crisi quantitativa del 2018-2020 ha rappresentato una sfida eccezionale per i gestori quantitativi, che hanno saputo uscirne con successo”.
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Nuova primavera o settore in declino?


Uno dei maggiori fattori trainanti della primavera quantitativa provvisoria che stanno vivendo i fondi quant è la rinascita di cui gode il fattore value dallo scorso novembre. Ma la domanda da porsi adesso è quanto e se durerà questo risveglio. “I fondi quantitativi sono un elemento fondamentale che consente agli investitori di aumentare la diversificazione ed efficienza del portafoglio. Gli investitori, emotivamente, sono più sensibili alle perdite che ai guadagni. Costruire portafogli ben diversificati consente agli investitori di recuperare le eventuali “minus” più velocemente. La diversificazione non è da intendersi solo come la numerosità degli asset o delle aree geografiche che compongono un portafoglio. Si deve diversificare anche per strategia d'investimento. Quindi le strategie quantitative sono uno strumento fondamentale che contribuisce, assieme ad altri approcci d'investimento, a diversificare un portafoglio e creare valore per l'investitore finale”. Zanon conclude dicendo che” oltre a essere di fronte ad una nuova primavera, vista la forte evoluzione dei modelli quantitativi, essi saranno sempre più compresi e presenti nelle future allocazioni di portafoglio”.

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