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Btp, ora il decennale Usa rende più di quello italiano: cosa fare | WeWealth

Btp, ora il decennale Usa rende più di quello italiano: cosa fare

Alberto Battaglia
22.8.2023
Tempo di lettura: 3'
Nella strana congiuntura attuale accade anche questo: che i titoli di Stato considerati il "rifugio" per eccellenza, quelli americani, rendano quanto (e addirittura più) di quelli italiani

Il Buono del Tesoro Usa decennale ha aggiornato i nuovi massimi dal 2007, a un solo giorno dal precedente record, portando il suo rendimento a quota 4,366%. Il Btp di pari durata, nel momento di pubblicazione (ore 17:30 del 22 agosto), rende il 4,319%, contro il 4,329% dell'omologo Usa. 


Nella strana congiuntura attuale accade anche questo: che i titoli di Stato considerati il "rifugio" per eccellenza, quelli americani, rendano quanto (e addirittura più) di quelli italiani, il cui emittente è valutato da Moody's appena al di sopra della soglia “spazzatura”. Sulle scadenze brevi questa apparente anomalia non è certo una novità: il Treasury a un anno da tempo rende stabilmente oltre il 5% mentre il titolo italiano di pari durata non ha mai raggiunto il 4%. Ma l'aumento dei rendimenti Usa sulla “parte lunga della curva” è stato particolarmente ripido a partire da inizio agosto.
A inizio anno, i Btp decennali rendevano il 4,564%, mentre il Treasury di pari durata il 3,745%: un divario che, al 22 agosto, è colmato. 


Un cambio di prospettiva

Appena a metà luglio il rallentamento dell'inflazione di fondo negli Stati Uniti aveva fatto pensare a una politica monetaria americana pronta a concludere il ciclo dei rialzi. Anche se le letture successive sull'inflazione hanno mantenuto la rotta discendente sperata dalla Federal Reserve l'andamento delle vendite al dettaglio (cresciute a luglio dello 0,7% mensile anziché dello 0,4% previsto) e la forza persistente del mercato del lavoro starebbero sostenendo la crescita oltre le aspettative. Una buona notizia per i cittadini americani, ma una ragione in più per sospettare che la banca centrale non avrà alcuna fretta di tornare ad abbassare i tassi, che potrebbero mantenere per un lungo periodo il loro livello terminale, attualmente previsto nel range del 5,25-5,5% secondo il Cme Fed Watch Tool. La crescita dell'economia e la disoccupazione bassa, infatti, sono entrambi elementi che tendono ad alimentare la domanda e, di conseguenza, l'aumento dei prezzi. 


La salita dei rendimenti dei Treasury è stata pari a quasi mezzo punto solo nell'ultimo mese, durante il quale l'agenzia di rating Fitch ha compiuto uno storico downgrade, starebbe riflettendo soprattutto un nuovo orientamento nelle aspettative degli investitori sulle future mosse della Fed. Il primo taglio dei tassi, sulla base delle posizioni attuali sul mercato dei future, potrebbe avvenire a maggio del 2024. 


In parallelo all'aumento dei rendimenti del Treasury americano è tornata crescere anche la forza del dollaro, ribaltando le attese di circa un mese fa: rispetto al 17 luglio scorso, l'euro ha perso sul dollaro il 3,47% del suo valore, limitando il guadagno da inizio anno all'1,32% (le previsioni di fine 2022 indicavano con largo consenso un deprezzamento per il biglietto verde quest'anno, in vista di una recessione americana, finora scampata).


Jackson Hole, un discorso per capire quanto durerà il picco dei tassi

In occasione del simposio di Jackson Hole, che venerdì mattina vedrà protagonista il presidente della Fed, Jerome Powell, gli operatori cercheranno  di capire non solo il tempismo del prossimo rialzo dei tassi (se sarà deciso a settembre o nella riunione successiva), ma anche qualche indicazione sulla durata del periodo durante il quale il costo del denaro si manterrà ai massimi. Buona parte della risposta a questo interrogativo risiederà nella forza dell'economia americana, sulle cui sorti gli economisti hanno più volte rivisto le stime al rialzo. 


Attualmente, le previsioni dei membri del Fomc indicano un taglio da circa un punto entro la fine del 2024, anche se nello stesso periodo l'inflazione di fondo è vista al 2,6% (ossia al di sopra dell'obiettivo al 2%). Che queste previsioni potrebbero essere riviste in senso restrittivo, con un'economia e un'inflazione più esuberanti del previsto, lo testimoniano anche gli aumenti nei rendimenti del Treasury a 30 anni, arrivato il 21 agosto a un rendimento del 4,479%, ai massimi dal 2011.


Sullo sfondo c'è un'altra consapevolezza, in questo caso non nuova: che il governo federale americano non potrà fare a meno di rifinanziare a condizioni più onerose il debito in scadenza creato durante la pandemia, in un contesto nel quale la Fed sta riducendo il suo bilancio. L'ipotesi dei gestori che in questo momento sono più decisi a comprare Treasury è che l'aumento dei costi sul debito condurrà, in seguito, a un rallentamento economico che colpirà l'azionario; il che aumenterà la domanda sui bond e offrirà un potenziale guadagno per chi dovesse acquistare Titoli di Stato americani adesso. “Ci aspettiamo che i tassi andranno giù e i rendimenti reali punteranno verso il basso”, ha dichiarato al Wsj Mike Cudzil, senior portfolio manager di Pimco. 

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Responsabile per l'area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all'Università Cattolica

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