Italia, non “Italietta”, e la certezza della tassa

Aldo Bisioli
Aldo Bisioli
12.7.2021
Tempo di lettura: 3'
Nell'evocare l'immancabile condono fiscale, la Commissione ha stigmatizzato un concetto deleterio per tutta la riforma che verrà: abbuonare sanzioni e interessi delle cartelle esattoriali favorisce l'adempimento. Come dire che togliere le multe stradali favorisce il rispetto dei limiti di velocità
Il lettore non me ne vorrà, ma devo partire con un virgolettato: “L'attività di riscossione deve andare incontro a una vera e propria ≪rivoluzione manageriale≫ in grado di superare l'approccio meramente formale e virare verso una gestione del processo produttivo interamente concentrata su efficienza ed efficacia”.
E ancora: “Le esperienze di rottamazione delle cartelle esattoriali, in base al quale al contribuente è riconosciuta la possibilità di rateizzare il debito di imposta originario con esclusione di sanzioni e interessi, sono da considerarsi positive e utili in un'ottica di favorire l'adempimento. Ogni ulteriore e più esteso passo è da legarsi alla dimensione strutturale della riforma fiscale in discussione: quanto più essa sarà in grado di inaugurare un sistema fiscale radicalmente e strutturalmente diverso, tanto più saranno possibili interventi sui debiti fiscali in essere”.

Si tratta di un estratto della relazione, da poco pubblicata, della Commissione bicamerale istituita per svolgere un'indagine conoscitiva sulla riforma fiscale che ci aspetta, indagine sulla base della quale il parlamento italiano dovrebbe varare la legge che delega al governo la realizzazione della riforma stessa.
Al netto della retorica debordante, e di qualche cedimento della sintassi, la Commissione, nell'evocare l'immancabile condono fiscale, ha stigmatizzato un concetto deleterio, a mio modesto avviso, per tutta la riforma che verrà, buona o cattiva che sia, ovvero che abbuonare sanzioni e interessi delle cartelle esattoriali (ricordiamolo: recano un titolo esecutivo, come le cambiali, e sanciscono la somma di denaro che si deve pagare allo Stato) favorisce l'adempimento. Come dire che togliere le multe stradali favorisce il rispetto dei limiti di velocità.

Già sento le obiezioni: con un sistema fiscale così complesso, con un'amministrazione fiscale così formalistica, con un legislatore così capriccioso, e, soprattutto, con un primo ministro che dichiara che, stremati dalla pandemia, “è il momento di dare e non di prendere”, la rottamazione delle cartelle è un atto di giustizia, più che di clemenza.
Vorrei invece sommessamente osservare che togliere la “certezza della tassa” significa togliere qualunque credibilità a qualsivoglia sistema fiscale, e che, paradossalmente, sono proprio le cartelle fastidiose o “ingiuste” a dare impulso a un rinnovamento radicale e strutturale del sistema fiscale, perché solo se quest'ultimo è basato sulla certezza (=credibilità) di ogni sua fase, a partire da quella finale (ovvero quella della riscossione), verranno realmente profusi tutti gli sforzi (a partire dal legislatore) affinché debiti tributari “ingiusti” non debbano mai verificarsi.
Invocare genericamente efficienza ed efficacia, managerialità, processo produttivo, senza affermare con forza un principio cardine di qualunque sistema fiscale, ovvero che i debiti tributari vanno sempre pagati, anche quelli “ingiusti”, ci riporta all'Italietta che abbiamo conosciuto in tanti passaggi storici della nostra Repubblica.

È la stessa commissione bicamerale a invocare (si veda il paragrafo 2.14 sul contrasto all'evasione fiscale e il rapporto fisco-contribuente) “un'evoluzione culturale da ambo le parti” (amministrazione e contribuenti): giusto, ma a mio avviso al tradizionale binomio italiano peccato (evasione) – pentimento (condono fiscale), basterebbe affiancare una certezza cristallina: i debiti si pagano sempre.
Opinione personale dell’autore
Il presente articolo costituisce e riflette un’opinione e una valutazione personale esclusiva del suo Autore; esso non sostituisce e non si può ritenere equiparabile in alcun modo a una consulenza professionale sul tema oggetto dell'articolo. WeWealth esercita sugli articoli presenti sul Sito un controllo esclusivamente formale; pertanto, WeWealth non garantisce in alcun modo la loro veridicità e/o accuratezza, e non potrà in alcun modo essere ritenuta responsabile delle opinioni e/o dei contenuti espressi negli articoli dagli Autori e/o delle conseguenze che potrebbero derivare dall’osservare le indicazioni ivi rappresentate.
Laureato in Economia aziendale con il massimo dei voti presso l’Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano, dal 1997 svolge l’attività presso lo studio Biscozzi Nobili, in qualità di socio dal 2003. È iscritto all’albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Milano dal 1992. Revisore contabile dal 1999, ora Revisore Legale. Specializzato in fiscalità d’impresa.

Cosa vorresti fare?

X
I Cookies aiutano a migliorare l'esperienza sul sito.
Utilizzando il nostro sito, accetti le condizioni.
Consenti