L’Italia, pessimo Paese per lavorare ma ottimo per morire?
Partiamo dal paradosso che spesso cita: tassazione elevata sul reddito, ma un regime successorio tra i più favorevoli d’Europa. Perché l’Italia è un ‘paradiso fiscale’ per chi pianifica il passaggio generazionale?
Il paradosso è noto: a una pressione fiscale tra le più alte d’Europa sui redditi da lavoro corrisponde un’imposta successoria contenuta. La riforma del 2000 ha ridotto il prelievo su successioni e donazioni, fissando aliquote del 4% con un milione di franchigia per coniuge e parenti in linea diretta; 6% e 100mila euro per fratelli e sorelle; 6% senza franchigia per gli altri parenti e 8% per tutti gli altri soggetti.
Il quadro è reso ancora più vantaggioso dalla determinazione della base imponibile: gli immobili sono tassati al valore catastale, sensibilmente inferiore al valore di mercato, mentre aziende e partecipazioni societarie possono beneficiare dell’esenzione in presenza dei requisiti. Rispetto a Francia, Germania e Spagna, dove le franchigie sono ridotte e le aliquote più elevate, il differenziale è evidente: in Francia il prelievo può superare il 50%. Un eventuale inasprimento in Italia rischierebbe di colpire ricchezze già tassate nella fase di formazione, essendo frutto di risparmio accumulato.
Molti imprenditori stanno accelerando il passaggio ai figli attraverso donazioni. Quali strumenti rendono oggi più efficiente la trasmissione anticipata?
Successioni e donazioni seguono le stesse aliquote e franchigie. Fino a tempi recenti anticipare il passaggio tramite donazione poteva risultare neutrale perché il coacervo successorio, cioè la somma delle donazioni fatte in vita e dell’eredità, serviva a verificare il superamento delle franchigie. La riforma del 2024 ha eliminato questo meccanismo, evitando che le donazioni erodano la franchigia successoria. Rimane invece una distinzione rilevante ai fini delle imposte sui redditi: nelle donazioni il donatario eredita il costo fiscale del donante, mentre in successione l’erede assume come costo fiscale il valore dichiarato ai fini dell’imposta successoria, con effetti potenzialmente significativi nella tassazione delle eventuali plusvalenze future.
Quali sono oggi gli strumenti giuridico-fiscali più efficaci per un passaggio ordinato e fiscalmente neutro?
La scelta dipende dalla composizione del patrimonio e dagli obiettivi familiari.
La holding di famiglia è una soluzione versatile: consente di concentrare partecipazioni, razionalizzare la governance e, in presenza di partecipazioni di controllo in società operative, accedere all’esenzione sul trasferimento ai discendenti, assicurando un passaggio ordinato e fiscalmente neutro. Sul piano fiscale, permette il differimento dell’imposizione sui dividendi e beneficia del regime di participation exemption su dividendi e plusvalenze, anche se alcuni vantaggi potrebbero essere ridimensionati dalla manovra finanziaria in discussione (Legge di Bilancio 2026).
I trust sono efficaci nella gestione di patrimoni personali: comportano l’affidamento dell’amministrazione a un professionista (i.e. il trustee), riducono il rischio di dispersione e offrono flessibilità fiscale, consentendo di optare per la tassazione immediata, ai fini dell’imposta sulle donazioni, del capitale apportato oppure di rinviarne l’imposizione al momento della distribuzione ai beneficiari.
Il regime fiscale dei trust in Italia risulta, rispetto ad altri ordinamenti di civil law, ben disciplinato e privo di significative incertezze, rendendo lo strumento particolarmente competitivo.
I patti di famiglia restano un’opzione per trasferire l’impresa ai discendenti, prevenire conflitti e beneficiare, se ricorrono le condizioni, dell’esenzione sul passaggio d’azienda. Nella pratica, le soluzioni più efficaci derivano dalla combinazione dei vari strumenti richiamati e dall’integrazione tra governance, strumenti civilistici e pianificazione fiscale.
Il dibattito sulla riforma dell’imposta di successione torna ciclicamente. Quali segnali monitorare?
Il dibattito su un possibile inasprimento è aperto da tempo. La riforma del 2024 ha mantenuto la struttura attuale, introducendo però interventi significativi: l’autoliquidazione dell’imposta, la nuova disciplina sui trust e l’abrogazione del coacervo successorio. È intervenuta anche sull’esenzione per il trasferimento di aziende e partecipazioni, definendone meglio i requisiti e riconoscendo l’agevolazione anche per società estere residenti in Paesi UE/SEE o in ordinamenti con adeguato scambio di informazioni. Durante l’esame della Legge di Bilancio 2026 è stato proposto un emendamento per aumentare le aliquote, ma si tratta di un’iniziativa di minoranza, quindi, salvo mutamenti politici significativi, non si prevedono interventi a breve termine. C’è da dire che la prudenza deriva anche dall’elevata età media della popolazione italiana: una platea ampia e sensibile che rende politicamente complesso intervenire su franchigie e aliquote.
Sempre più famiglie hanno componenti residenti all’estero. Quali complessità fiscali emergono nei passaggi transfrontalieri?
Per i residenti in Italia vale la tassazione mondiale: nell’asse ereditario rientrano anche i beni situati all’estero. Se lo Stato estero tassa gli stessi asset, si verifica il rischio di doppia imposizione. La duplicazione può manifestarsi anche quando gli eredi risiedono in Paesi che applicano l’imposta globalmente in capo al beneficiario residente.
Le convenzioni bilaterali contro le doppie imposizioni rappresentano la tutela più efficace, benché l’Italia ne abbia stipulate soltanto sette e una sola – quella con la Francia – sia estesa anche alle donazioni. In assenza di convenzione opera il credito d’imposta interno, che consente di detrarre l’imposta pagata all’estero sui beni ivi situati; un meccanismo utile, ma non risolutivo quando il Paese estero adotta criteri basati sulla residenza dell’erede, come la Spagna. In uno scenario di crescente mobilità internazionale, una pianificazione coordinata tra diversi ordinamenti è indispensabile per evitare sovrapposizioni impositive e garantire un passaggio generazionale coerente.
