Guerra russo-ucraina: gli effetti sull’export made in Italy

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La guerra russo-ucraina ha indotto le pmi italiane a identificare nuovi fornitori in aree geografiche e contesti normativi differenti. Aprendole anche a problemi di gestione del credito. Ecco perché

Colombari: “Anche gli operatori economici si sono ritrovati di colpo in uno scenario di urgenza, con la necessità di identificare in tempi brevissimi nuovi fornitori in aree geografiche e in contesti normativi profondamente differenti”

Prima dello scoppio della pandemia la bilancia commerciale risultava pari a 16 miliardi con un saldo di circa 270 milioni a favore del sud-est asiatico. Ma la guerra potrebbe porre sotto stress circa il 20% delle transazioni commerciali

Il conflitto russo-ucraino ha stravolto diverse filiere: dal mais al grano all’olio di girasole fino alle materie prime essenziali per le catene produttive. Un contesto che, nelle parole di Paolo Colombari (ceo di Invenium Legaltech, startup innovativa nata nel 2020 specializzata nella tutela e nel recupero del credito export), ha indotto le piccole e medie imprese tricolori a identificare “in tempi brevissimi nuovi fornitori in aree geografiche e in contesti normativi profondamente diversi”. Ma che vede anche il sud-est asiatico, una delle aree economicamente più strategiche al mondo (settima per prodotto interno lordo e quarta per export) e per l’Italia, subire i contraccolpi di una crisi che potrebbe porre sotto stress circa il 20% delle transazioni commerciali.

“Il grave conflitto in corso ha stravolto molte filiere: mais, grano, olio di girasole – nel settore alimentare – ma anche molte materie prime essenziali per le catene produttive devono essere acquistate in mercati diversi da quello russo e ucraino”, racconta a We Wealth Colombari. “Tralasciando in questo contesto altre considerazioni sulla drammaticità della situazione in essere, anche gli operatori economici si sono ritrovati di colpo in uno scenario di urgenza, con la necessità di identificare in tempi brevissimi nuovi fornitori in aree geografiche e in contesti normativi profondamente differenti”, spiega. Una situazione di “estremo pressing” che richiede alle aziende di “mantenere lucidità e focus sulla gestione del rischio, non dimenticando passaggi importanti quali l’analisi di solidità delle controparti commerciali estere e soprattutto la definizione di accordi contrattuali solidi e tutelanti”.

In questo contesto, le imprese italiane guardano al sud-est asiatico come principale sbocco commerciale e produttivo. Ma se prima dello scoppio della pandemia la bilancia commerciale risultava pari a 16 miliardi con un saldo di circa 270 milioni a favore del sud-est asiatico, oggi le conseguenze economiche negative della crisi covid-19 e della guerra russo-ucraina (tra rincari energetici e delle materie prime) rischiano di porre sotto stress circa il 20% delle transazioni commerciali. Innescando una valanga di ritardi, contestazioni e, nello scenario peggiore, di mancati pagamenti. Secondo uno studio condotto da Invenium Legaltech, tra l’altro, le realtà italiane che si scontrano con maggiori problemi di gestione del credito sono proprio le piccole e medie imprese. Questo perché tenderebbero spesso a non effettuare adeguate valutazioni di rischio e a sottovalutare l’importanza di puntare su accordi commerciali strutturati ed elaborati da operatori legali. Oltre a non disporre di strumenti di gestione accessibili laddove si presentino criticità o mancati pagamenti.

“Le principali cause di difficoltà sono la distanza fisica, le differenze a livello normativo e, purtroppo, la mancanza di preparazione e la frettolosità con cui a volte sono costruiti gli accordi commerciali”, spiega Colombari. “Esistono mercati economicamente importanti ma particolarmente complessi e delicati – come quello asiatico – dove ancor più fondamentale è l’esigenza di una buona gestione del rischio”. In questo scenario, aggiunge, diventa determinante “utilizzare altri strumenti di tutela non solo legale, ma anche assicurativa e finanziaria”, sviluppando “strumenti Legal tech, Fintech e Insurtech dedicati al settore dell’export”.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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