Iran: mercati in festa, ma la tregua vacilla già

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I mercati prezzano una de-escalation e una normalizzazione dei flussi energetici, ma gli attacchi in Libano e la gestione discrezionale di Hormuz indicano che il rischio geopolitico resta elevato.

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I mercati festeggiano una tregua più fragile di quanto sembri, con un traffico marittimo già intercettato lungo lo Stretto di Hormuz a causa delle violazioni israeliane del cessate il fuoco – che include fra le condizioni anche la fine delle ostilità in Libano. Una tregua, quella raggiunta nella notte di mercoledì, che non avrebbe coinvolto al tavolo negoziale proprio Israele, secondo quanto riportato da fonti anonime al Wall Street Journal.

Secondo l’agenzia vicina ai Guardiani della Rivoluzione, Fars News Agency, “in concomitanza con gli attacchi israeliani in Libano, il passaggio delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz è stato interrotto”. Nelle stesse ore, alcune petroliere avrebbero ricevuto autorizzazioni selettive al transito, a conferma di una gestione discrezionale dei flussi più che di una reale normalizzazione. Parallelamente, gli Emirati Arabi e il Kuwait hanno fatto sapere che l’Iran ha proseguito gli attacchi missilistici nonostante la tregua.

Sono le prime avvisaglie di un tavolo negoziale che parte con premesse molto distanti dalle richieste avanzate dalla Casa Bianca, dal cambio di regime alla rinuncia al controllo dello Stretto di Hormuz. La domanda cruciale per gli investitori e per l’economia globale è quanto i dieci punti avanzati da Teheran come base negoziale, ritenuta “lavorabile” da Donald Trump, possano verosimilmente essere accettati in vista di un nuovo equilibrio in Medio Oriente.

Le condizioni dell’Iran e il nodo strategico di Hormuz

Le condizioni più stringenti non sono cambiate rispetto a quanto proposto dalla Repubblica Islamica nei giorni scorsi: controllo dello Stretto di Hormuz, ritiro delle sanzioni, ritiro delle truppe americane dalla regione, cessate il fuoco anche sul fronte di Hezbollah in Libano. Per gli Stati Uniti sottoscrivere questi punti significherebbe lasciare all’Iran il potere di condizionare strutturalmente uno snodo attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale, con la possibilità di interrompere o modulare i flussi in caso di futuri attacchi in Libano da parte di Israele (ammesso che si concludano gli attuali), e con minori forze militari statunitensi a garantire la difesa degli alleati nel Golfo da nuove rappresaglie.

Il fatto che Trump abbia ritenuto i punti una base negoziale “lavorabile” non riduce i rischi che il tavolo, su queste basi, possa saltare molto facilmente – come dimostrano i blocchi al flusso navale già messi in campo a seguito degli attacchi israeliani in Libano. Considerando che le richieste dell’Iran sono rimaste sostanzialmente le stesse, ad essere cambiata è l’apertura degli Usa ad accettarle, in quello che è già stato battezzato come l’ennesimo TACO trade (acronimo per: Trump ci ripensa sempre). “Questa improvvisa inversione di rotta segna anche una svolta nella crisi. Lungi dal riflettere una maestria strategica, rivela la fragilità di un’amministrazione intrappolata tra imperativi geopolitici e vincoli economici”, ha commentato Michaël Nizard, Head of Multi-Asset & Overlay di Edmond de Rothschild Asset Management, “dietro questa tregua, i fondamentali geopolitici rimangono fragili: negoziati sotto forte pressione, sia politica che economica, e un divario significativo tra le due posizioni negoziali iniziali. Infatti, a Teheran come a Washington, le posizioni di partenza rimangono molto distanti, sia sul programma nucleare che sulle sanzioni economiche o sulla presenza militare statunitense”.

Mercati in rally, ma il rischio resta incorporato

La reazione positiva del mercato sembra scommettere su una ripresa del traffico marittimo nell’area del Golfo e, più in generale, su una riduzione dello scenario più estremo legato a un blocco prolungato di Hormuz: il barile Brent è arrivato a scendere a 90 dollari al barile dai 112 del 7 aprile; le azioni energetiche hanno perso quota, con Eni in calo di oltre 6 punti percentuali; l’S&P 500 ha aperto in rialzo del 2%, il Nasdaq del 2,6% e lo Stoxx 600 europeo ha chiuso in rialzo del 3,7% – ai massimi dal 4 marzo.

“I mercati hanno reagito con entusiasmo con un rally ‘risk-on’ dopo l’annuncio del cessate il fuoco. Anche i rendimenti obbligazionari sono scesi rapidamente. Tuttavia, non siamo fuori pericolo. Un aumento temporaneo dello shipping non equivale a una normalizzazione stabile dei flussi energetici”, ha sottolineato Elliot Hentov, capo della policy research di State Street Global Advisors. “I premi per il rischio non dovrebbero comprimersi troppo senza concessioni reciproche. Gli Stati Uniti hanno già fatto molte concessioni: servirà un ammorbidimento iraniano per evitare una ripresa del conflitto. Il rischio di uno shock macro globale resta presente, solo leggermente ridotto”.

Secondo gli analisti di Franklin Templeton, “ciò che conta è il flusso reale di energia, non l’annuncio della tregua. I prezzi del petrolio restano elevati rispetto ai livelli pre-conflitto, segno che parte del rischio è ancora incorporato… il cessate il fuoco resta temporaneo e subordinato alla riapertura e al mantenimento operativo dello Stretto di Hormuz”.

Per dare una scossa ai mercati un TACO può bastare, ma sistemare l’equilibrio del Medio Oriente richiederà compromessi che si preannunciano molto difficili da digerire.

Domande frequenti su Iran: mercati in festa, ma la tregua vacilla già

Qual è la reazione dei mercati alla tregua raggiunta in Iran e quali sono i rischi associati?

I mercati stanno festeggiando la tregua, ma questa reazione è considerata fragile. Il rischio principale è legato alla possibilità che la tregua non sia duratura, come dimostrato dalle recenti intercettazioni nel traffico marittimo.

In che modo le violazioni israeliane del cessate il fuoco influenzano il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz?

Le violazioni israeliane del cessate il fuoco hanno già portato a intercettazioni nel traffico marittimo lungo lo Stretto di Hormuz. Questo evento sottolinea la precarietà della tregua e il suo impatto sulle rotte commerciali strategiche.

Quali sono le implicazioni della mancata partecipazione di Israele ai negoziati per la tregua?

La tregua raggiunta non avrebbe coinvolto Israele nei negoziati, secondo fonti anonime. Questa esclusione solleva dubbi sulla sua efficacia a lungo termine e sulla stabilità delle condizioni stabilite, specialmente per quanto riguarda la fine delle ostilità in Libano.

Quali sono le condizioni chiave menzionate per la tregua raggiunta nella notte di mercoledì?

Una delle condizioni principali della tregua è la fine delle ostilità in Libano. Tuttavia, la tregua è considerata fragile, suggerendo che altre condizioni potrebbero essere in discussione o non pienamente rispettate.

Come si posiziona il nodo strategico di Hormuz nel contesto delle condizioni dell'Iran e della tregua?

Lo Stretto di Hormuz è un nodo strategico cruciale per l'Iran, e le intercettazioni nel suo traffico marittimo evidenziano la fragilità della tregua. La sua importanza rende qualsiasi instabilità nella regione particolarmente rilevante per i mercati e gli investimenti.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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