Ci sono semestri che si riassumono in una cifra e semestri in cui quella cifra, appena la si apre, racconta un’altra storia. Quello appena archiviato dall’industria europea del risparmio gestito appartiene decisamente alla seconda categoria. Efama, l’associazione che riunisce i gestori del Vecchio continente, ha da poco diffuso la statistica mensile relativa a giugno: l’ultimo tassello di un semestre che si chiude con quasi 400 miliardi di euro di raccolta netta nei Ucits di lungo termine, cioè al netto dei fondi monetari.
Il commento di Thomas Tilley, vicedirettore della ricerca e senior economist dell’associazione: «Con quasi 400 miliardi di euro di raccolta netta nei Ucits di lungo termine nei primi sei mesi dell’anno, il 2026 si preannuncia un anno eccellente per l’industria europea dei fondi. La fiducia degli investitori è stata sostenuta dalla solidità dei mercati azionari, nonostante l’accresciuta volatilità derivante dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente».
Vale la pena mettere in fila i sei mesi, perché la sequenza dice più della somma. Raccolta netta dei Ucits di lungo termine, in miliardi di euro: gennaio 101, febbraio 117, marzo –25, aprile 70, maggio 70, giugno 64. Totale: 397 miliardi. Considerando anche i monetari, i Ucits hanno raccolto 488 miliardi; sommando i Fia (i fondi di investimento alternativi), il sistema arriva a 539 miliardi in centottanta giorni.
Risparmio gestito europeo: il buco di marzo, e quanto è durato
Un mese solo, in tutto il semestre, ha chiuso in rosso. È marzo, il mese in cui lo scoppio del conflitto con l’Iran ha disordinato le rotte commerciali e le forniture energetiche globali, spingendo i Ucits di lungo termine a 25 miliardi di deflussi netti e l’intero comparto Ucits a –41 miliardi. Azionari a –11 miliardi, obbligazionari a –15, bilanciati a –2: nessuna categoria si è salvata. Il patrimonio complessivo è arretrato del 3,4%, scendendo a 25.400 miliardi.
La cosa curiosa è che quel mese era stato annunciato. Commentando i dati di febbraio, che avevano segnato un record storico per i Ucits di lungo termine con 117 miliardi, lo stesso Tilley aveva avvertito che il momentum si sarebbe «probabilmente invertito del tutto a marzo». Previsione centrata. Meno prevedibile è stata la velocità del recupero: già ad aprile, dopo il cessate il fuoco di metà mese, tutte le categorie erano tornate positive e la raccolta Ucits risaliva a 104 miliardi. In due mesi, il semestre aveva riassorbito il suo unico incidente.
Chi ha davvero raccolto i 397 miliardi
Qui comincia la parte interessante. Dei 397 miliardi affluiti ai Ucits di lungo termine, 228 sono finiti in Etf: gennaio 49, febbraio 49, marzo 14, aprile 38, maggio 39, giugno 39. Vale a dire il 57% del totale, con una punta del 61% nel solo mese di giugno. Poiché gli Etf non sono una categoria a sé ma una modalità di confezionamento che attraversa azionari, obbligazionari e bilanciati, il dato va letto per quello che è: quasi sei euro su dieci di raccolta di lungo termine, in Europa, oggi entrano attraverso un prodotto quotato e in larghissima parte passivo.
C’è di più. Sommando i mesi, il secondo trimestre ha portato agli Etf Ucits circa 116 miliardi, sopra i 113 miliardi del primo trimestre, che Efama aveva già certificato come il miglior trimestre di sempre. In sei mesi il canale ha quindi raccolto circa i due terzi dei 347 miliardi messi insieme nell’intero 2025, a sua volta terzo anno consecutivo di record.
E marzo? Nel mese peggiore del semestre, mentre i Ucits di lungo termine perdevano 25 miliardi, gli Etf ne incassavano comunque 14. Il che significa che tutto il resto — i fondi di lungo termine non quotati, nel loro insieme — ha ceduto qualcosa come 39 miliardi. Il panico, in altre parole, ha colpito un canale distributivo e ne ha risparmiato un altro.
Azioni e bond, un sorpasso a metà strada nel risparmio gestito europeo
Sul semestre gli azionari restano davanti: 162 miliardi contro i 146 degli obbligazionari. Ma la classifica finale nasconde un’inversione netta a metà percorso. Nel primo trimestre l’azionario aveva dominato, con 61 miliardi nel solo febbraio, sostenuto dalle performance delle borse europee e asiatiche. Da aprile in poi il quadro cambia: i bond superano l’equity a maggio (35 contro 18) e di nuovo a giugno (30 contro 20).
Efama ne dà una lettura di prudenza: l’incertezza su geopolitica, politica monetaria e prospettive economiche ha spinto gli investitori a restare cauti nell’allocazione, alimentando la raccolta obbligazionaria. Detto altrimenti, il secondo trimestre ha comprato molto, ma ha comprato più duration che rischio azionario.
Un’avvertenza sulla composizione dell’azionario. Il Fact Book 2026 dell’associazione ha certificato che nel 2025 i record degli Etf sono stati trainati soprattutto dalla componente azionaria, mentre gli azionari Ucits non quotati chiudevano il terzo anno consecutivo di deflussi netti. Se quella dinamica è proseguita, e i numeri mensili suggeriscono di sì, i 162 miliardi del semestre non descrivono un ritorno di massa al fondo azionario tradizionale.
I bilanciati, in “silenzio”
La categoria che negli anni scorsi aveva sofferto di più è anche la più regolare del semestre: 13, 17, –2, 13, 13 e 10 miliardi, per un totale di 64. Nessun picco, nessun crollo oltre il breve inciampo di marzo. Dopo il ritorno in territorio positivo del 2025, i multi-asset si confermano il contenitore in cui gli investitori delegano la scelta di allocazione anziché prenderla in proprio: una raccolta modesta in valore assoluto, ma di gran lunga la più stabile del gruppo.
Il cuscinetto di liquidità comincia a sgonfiarsi
I fondi monetari hanno raccolto 90 miliardi nel semestre, ma la traiettoria è tutt’altro che lineare: 49 miliardi a gennaio — mese tradizionalmente favorevole a questa categoria — 19 a febbraio, poi 17 di deflussi a marzo, 34 di rientri ad aprile, 9 a maggio e infine 4 miliardi di deflussi netti a giugno.
È il secondo mese negativo del semestre e arriva, questa volta, senza uno shock geopolitico a spiegarlo. Un dettaglio da tenere d’occhio: la liquidità parcheggiata è stata per tre anni il grande serbatoio dell’industria europea, e un serbatoio che comincia a svuotarsi in un mese di mercati solidi è, potenzialmente, l’anticipo di una rotazione verso il rischio.
Gli alternativi restano a guardare
Il contrasto più vistoso del semestre è quello tra i due mondi che Efama misura insieme. I Ucits hanno raccolto 488 miliardi; i Fia si sono fermati a circa 50, con un mese in rosso ad aprile. Considerando che i fondi alternativi pesano per una quota rilevante dei 27.600 miliardi di patrimonio complessivo, la sproporzione tra masse e flussi è evidente.
Sul fronte della sostenibilità il segnale è altrettanto chiaro. Nel primo trimestre i fondi di lungo termine classificati come articolo 9 della Sfdr hanno registrato il decimo trimestre consecutivo di deflussi netti (1,7 miliardi), mentre gli articolo 8 incassavano 53,4 miliardi. Le due categorie continuano a divaricarsi.
Verso un altro record?
Il patrimonio complessivo di Ucits e Fia ha chiuso giugno a 27.600 miliardi di euro, in crescita dell’1,3% sul mese, dopo essere partito da poco più di 25.000 miliardi a inizio anno. Ed è qui che il semestre va confrontato con il 2025, anno da record assoluto per l’industria europea, chiuso con 814 miliardi di raccolta netta dei Ucits.
Nei primi sei mesi del 2026 la raccolta Ucits ha già toccato quota 488 miliardi: il 60% del record annuale in metà tempo. Il ritmo, però, è in decelerazione dichiarata — 168 miliardi a gennaio, 72 a giugno per l’insieme di Ucits e Fia — e il secondo semestre parte da una base di confronto ben più impegnativa. Il verdetto arriverà con i prossimi rilasci mensili, che Efama pubblica con circa due mesi di ritardo sui dati.
Fonte: Efama, Monthly Statistical Release (gennaio-giugno 2026), European Quarterly Statistical Release Q1 2026 e Fact Book 2026.

