Grandi aziende in fuga da Mosca: c’è anche Generali

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Generali ha annunciato che chiuderà il proprio ufficio di rappresentanza a Mosca. Valutano le prossime mosse Intesa Sanpaolo e Unicredit. A chiudere i ponti con la Russia anche le compagnie energetiche

Indice

Generali ha dichiarato che lascerà gli incarichi ricoperti nel board della compagnia assicurativa russa Ingosstrakh, di cui detiene una quota di minoranza del 38,5%

Intesa Sanpaolo è presente in Russia con 28 filiali e quasi 1.000 dipendenti. Ma anche in Ucraina, con la controllata Pravex Bank che impiega 780 persone e conta 45 filiali

Shell ha deciso di ritirarsi dalle joint venture con Gazprom. C’è poi Apple, che ha annunciato che avrebbe sospeso tutte le vendite dei propri prodotti in Russia

Apple, Ford, Boeing. Ma anche Nike, Volkswagen, Ikea. Fino a Generali che, nella serata del 3 marzo, ha annunciato l’intenzione di chiudere il proprio ufficio di rappresentanza a Mosca. Si allunga la lista delle grandi aziende che tagliano i ponti con la Russia, mentre le tensioni nell’Est Europa peggiorano il quadro dei rischi delle pmi italiane orientate all’export e il comparto bancario europeo subisce un duro colpo in Borsa.

Le mosse delle banche

Si parte da Generali che, dopo aver monitorato la situazione e le implicazioni per le sue attività e per i mercati finanziari, ha dichiarato in una nota ufficiale che chiuderà il proprio ufficio di rappresentanza a Mosca, lascerà gli incarichi ricoperti nel board della compagnia assicurativa russa Ingosstrakh (di cui detiene una quota di minoranza del 38,5%) e che Europ Assistance (operativa nel Paese) chiuderà la propria attività. Il Gruppo ha inoltre annunciato l’intenzione di donare 3 milioni di euro per sostenere i programmi a favore dei rifugiati e ha attivato una campagna di raccolta fondi da parte dei propri dipendenti che saranno devoluti all’Unicef per supportare le famiglie colpite dalla crisi. Stando a quanto risulta a Il Sole 24 Ore, Intesa Sanpaolo e Unicredit (la cui esposizione verso Mosca supera i 20 miliardi di euro) stanno invece valutando le prossime mosse.

Intesa Sanpaolo, in particolare, è presente in Russia con 28 filiali e quasi 1.000 dipendenti. Ma anche in Ucraina con la controllata Pravex Bank che impiega 780 persone e conta 45 filiali. “Ogni giorno riusciamo ad aprire in sicurezza alcune nostre filiali soprattutto nella parte occidentale del paese, dove si trovano molti di coloro che fuggono dai combattimenti”, ha dichiarato Marco Elio Rottigni, responsabile divisione international subsidiary banks dell’istituto di via Monte di Pietà, facendo riferimento a Pravex Bank. “Le nostre banche sussidiarie che si trovano nei paesi confinanti con l’Ucraina stanno promuovendo e raccogliendo donazioni per aiutare chi arriva dall’Ucraina, assicurando anche che gli sportelli bancomat e i servizi di cambio siano pronti a gestire il grande afflusso di persone”. Storicamente, ha aggiunto, il Gruppo Intesa Sanpaolo “ha sempre avuto una forte vocazione sociale, in Ucraina, in Centro Est Europa e nel nostro Paese, come dimostrato durante la pandemia o in caso di avversi eventi naturali. Per questo motivo è naturale che come gruppo continueremo a fare tutto il possibile per assistere le nostre persone e la società più in generale durante questa crisi”. Quanto a Unicredit, invece, la sua presenza in Russia vale 14 miliardi di cui 8 nella controllata russa Ao Unicredit Bank. Come rivela il quotidiano economico-finanziario, anche l’istituto sta “seguendo da vicino gli sviluppi”.

L’esodo delle grandi aziende

Guardando agli altri settori, Apple ha dichiarato che avrebbe sospeso tutte le vendite dei propri prodotti in Russia oltre a rimuovere le app RT News e Sputnik News dagli App Store al di fuori della Russia. Martedì Ford ha sospeso le operazioni nella regione fino a nuovo avviso mentre la Nike ha interrotto gli ordini attraverso il suo sito web e l’app mobile nel paese dichiarando di non poter più garantire le consegne. A bloccare le proprie operazioni in Russia anche Boeing, che tra l’altro ha chiuso il proprio ufficio a Kiev e interrotto le attività nel suo campus di formazione a Mosca. Ci sono poi le compagnie energetiche. Bp, per esempio, ha dichiarato domenica che uscirà da Rosneft (di cui ha una quota del 19,75%). Shell ha deciso invece di ritirarsi dalle joint venture con Gazprom e lo stesso vale per Eni che intende procedere alla cessione della propria quota nella joint venture Blue Stream con Gazprom. E ancora ExxonMobile, che si ritirerà dalla gestione di grandi impianti di produzione di petrolio e gas sull’isola di Sakhalin nell’Estremo Oriente russo, e TotalEnergies che ha dichiarato che “non apporterà più capitali a nuovi progetti in Russia”.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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