Già finita “l’era value”, raccolta Etf torna orientata sul growth

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La raccolta netta degli Etf value è stata negativa nel terzo trimestre, sia in Europa sia in America: rialza la testa l’approccio growth

La rotazione di portafoglio verso i titoli “value”, contraddistinti da un miglior rapporto fra prezzo di mercato e performance finanziarie, sembra essersi esaurita abbastanza in fretta. Secondo i dati Morningstar Direct, citati dal Financial Times, gli Etf europei contraddistinti da una strategia value hanno subito deflussi netti da 3,7 miliardi di euro nel terzo trimestre dell’anno, superando il record negativo registrato nel primo trimestre del 2020 di 1,3 miliardi. Nei nove mesi precedenti questi fondi avevano avuto un notevole afflusso di capitali da 12,3 miliardi: la scommessa degli investitori, dopo la corsa di tecnologia e health, era che i titoli lasciati indietro nei mesi successivi al coronacrash avrebbero recuperato il terreno perduto.

Anche negli Stati Uniti gli Etf value hanno invertito la rotta, con deflussi netti da 1,5 miliardi di dollari, dopo i 62 miliardi ricevuti in gestione nei precedenti nove mesi. Su entrambe le sponde dell’Oceano sono nuovamente gli Etf basati sui titoli “growth” quelli più gettonati. Le azioni growth sono caratterizzate da valutazioni più care, ma anche da un maggiore potenziale di crescita. Negli Stati Uniti gli Etf Growth hanno ricevuto afflussi netti di 9,4 miliardi di dollari nel terzo trimestre – il secondo dato più positivo di sempre – dopo un deflusso netto di 8,5 miliardi registrato nel corso dei 12 mesi precedenti.

Da un punto di vista teorico, il fatto che si stia avvicinando la fase di stretta monetaria delle banche centrali, in particolare negli Stati Uniti, dovrebbe penalizzare le prospettive delle growth stocks. I tassi bassi aiutano queste aziende, poiché le loro alte valutazioni si fondano su flussi di cassa futuri “meno penalizzati” da tassi elevati – la stretta monetaria, al contrario, tende a favorire i titoli value. I manuali, però, non aiutano a comprendere quanto si sta verificando.

Piuttosto, starebbe prendendo il sopravvento l’idea che il recupero dei titoli value si sia ormai arenato e che il trend di sovraperformance delle azioni growth – piuttosto stabile dai tempi della Crisi Finanziaria, tornerà a prevalere.

Dopo l’arrivo del vaccino anti-Covid i titoli che hanno maggiormente sofferto durante la “lockdown economy”, come i bancari, le compagnie aeree, minerarie e petrolifere hanno “avuto un rally storico durato quattro o cinque mesi”, ha affermato al Ft Peter Sleep, senior portfolio manager presso 7 investment Management. Ma le prospettive di rallentamento economico dovuto a un fisiologico assestamento nei prossimi mesi andrebbero a penalizzare titoli come questi, le cui sorti sono associate all’andamento del ciclo. Questo dovrebbe, nuovamente, riportare l’orientamento degli investitori sui titoli growth. Secondo Sleep, il ritorno al growth è un “classico caso di caccia alla performance”.

Non è detto che i deflussi dai titoli value debbano necessariamente proseguire nell’immediato futuro. La ripresa economica potrebbe spingere ancora per un certo periodo la categoria “a buon mercato”.

 

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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