Gender gap, così intacca il patrimonio. Come abbatterlo investendo

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Una donna in blazer grigio, determinata a colmare il gender gap, lavora a una scrivania con due monitor che mostrano grafici e diagrammi colorati. È concentrata sugli schermi. Ci sono un laptop, una pianta in vaso e un auricolare sulla scrivania mentre la luce del sole filtra attraverso la finestra.

Le differenze di genere rischiano di condizionare la capacità delle donne di far crescere i risparmi e raggiungere i loro obiettivi finanziari. Un’analisi di Ubs mostra come le decisioni di investimento di lungo periodo possano contribuire a ridurre il gender gap

Indice

  • Le donne tendono a considerare il patrimonio principalmente come una fonte di sicurezza, piuttosto che come un’opportunità. Il focus è tendenzialmente sulla sicurezza finanziaria e sulla possibilità di garantire un certo tenore di vita a sé e ai propri cari
  • Il fatto che le donne siano più avverse al rischio, non significa che siano meno competenti degli uomini in tema di mercati finanziari. Al contrario, sono più inclini a raccogliere informazioni prima di decidere cosa inserire in portafoglio
  • Ubs ha ipotizzato il caso di un investitore e un’investitrice con tre obiettivi: far crescere il loro patrimonio di 1 milione di dollari per trasferirlo ai loro eredi, acquistare una casa all’età di 35 anni e mantenere un buon tenore di vita dopo il pensionamento

Sono diversi i fattori che influenzano le decisioni di investimento, dal patrimonio familiare all’istruzione, dall’esperienza all’età fino alla provenienza. Un aspetto talvolta sottovalutato è quello delle differenze di genere, che non solo condizionano le scelte di portafoglio ma, nel caso delle donne, rischiano di ridurne la capacità di far crescere i risparmi e di raggiungere i loro obiettivi finanziari. Come? A rispondere a questa domanda è una recente analisi di Ubs dal titolo How can women best protect and grow their wealth, che misura come il gender gap incide sulla situazione finanziaria delle donne rispetto agli uomini tenendo conto delle molteplici variabili che influiscono sulla loro vita e sul loro patrimonio.

Oltre i gender gap: come investono le donne

Partiamo da alcune informazioni di contesto. Diversi studi analizzati dalla banca svizzera mostrano innanzitutto come le donne tendono a considerare il patrimonio principalmente come una fonte di sicurezza, piuttosto che come un’opportunità. Il focus è generalmente sulla sicurezza finanziaria e sulla possibilità di garantire un certo tenore di vita a sé e ai propri cari nel lungo termine. Tra l’altro, le risparmiatrici sono solitamente più avverse al rischio. Un atteggiamento rafforzato anche da un maggiore pessimismo rispetto alla possibilità di ottenere guadagni importanti e da una minore sicurezza nel momento in cui investono. Di conseguenza, spesso finiscono per accumulare un’ingente mole di liquidità e a puntare su strumenti ritenuti meno rischiosi, come il reddito fisso. Il tema, evidenzia Ubs, è che un’esposizione “troppo elevata alla liquidità o alle obbligazioni può impedire loro di ottenere i rendimenti di cui hanno bisogno per realizzare i propri progetti o finanziare gli acquisti che vorrebbero effettuare”.

C’è però un aspetto positivo da sottolineare. Il fatto che le donne siano più avverse al rischio, non significa che siano meno competenti degli uomini in tema di mercati finanziari. Al contrario, sono più inclini a raccogliere informazioni prima di decidere cosa inserire in portafoglio e investono in modo “più disciplinato”, si legge nello studio. È più probabile infatti che optino per una pianificazione patrimoniale sistematica e meno probabile che ricorrano al “market timing” (strategia che consiste nel vendere subito prima di un ribasso e acquistare prima di un rialzo in base alle previsioni future, ndr). In più, tendono a effettuare un numero di transazioni inferiore rispetto agli uomini, ragion per cui – a parità di profilo di rischio e rendimento – i loro portafogli tendono in alcuni casi a sovraperformare.

Gender gap e investimenti: un caso pratico

Fatte queste premesse, Ubs ha elaborato una simulazione immaginando il caso di un investitore e un’investitrice (Joe e Jane) di 25 anni con uno stipendio iniziale di 110mila dollari che hanno tre obiettivi: conservare e far crescere il loro patrimonio di 1 milione di dollari per trasferirlo ai loro eredi, acquistare un immobile all’età di 35 anni e infine mantenere un buon tenore di vita dopo il pensionamento. Questi obiettivi, sulla base dell’ipotesi dalla banca elvetica, possono essere raggiunti qualora gli investimenti effettuati generino un rendimento medio del 3% all’anno. Il primo ostacolo che incontra Jane è tuttavia quello del gender pay gap. Supponendo che lo stipendio di Joe sia più elevato del 10%, risulta evidente come nel corso della sua carriera Jane guadagnerà circa 800mila dollari in meno rispetto a Joe. Raggiunti gli 85 anni, il suo patrimonio sarà così inferiore del 38%.

Un grafico lineare raffigura gli asset investibili in base all'età, mostrando la crescita finanziaria di Jane e Joe da 25 a 85 anni. Sono contrassegnati eventi chiave come mutuo e pensione. La traiettoria di Jane è più alta di quella di Joe, evidenziando un divario di genere nei guadagni. Fonte: UBS.

Fonte: Ubs

L’effetto delle interruzioni di carriera

C’è poi l’aspetto relativo alle interruzioni di carriera, considerando che sulle spalle delle donne continuano a ricadere la maggior parte delle responsabilità di cura all’interno del contesto familiare. Immaginando che a 40 anni Jane smetta di percepire lo stipendio per un anno perché prende un’aspettativa non retribuita e integrando queste ipotesi nel modello, il suo patrimonio
a 85 anni risulterebbe inferiore del 43% a quello di Joe. Se poi Jane lavorasse anche tempo parziale, il valore del suo patrimonio si ridurrebbe del 96%. Un’ipotesi plausibile, se si considera che solo negli Stati Uniti le donne hanno una probabilità quasi doppia rispetto agli uomini di avere contratti di questo tipo.

Avversione al rischio: l’impatto sul portafoglio

Infine, c’è il tema dell’avversione al rischio, di cui precedentemente discusso. La simulazione di Ubs evidenzia come l’approccio di investimento conservativo nuoce a sua volta sul suo portafoglio. Il grafico sottostante mostra cosa succederebbe se il portafoglio di Jane generasse un rendimento dell’1% anno contro il 3% inizialmente ipotizzato: l’investitrice non soltanto non riuscirebbe a raggiungere gli obiettivi prefissati ma non sarebbe in grado neppure di mantenere il suo tenore di vita dopo il pensionamento, anche perché gode di un’aspettativa di vita maggiore rispetto a Joe.

Grafico che mostra gli asset investibili in base all'età per Jane e Joe, considerando divario retributivo, interruzioni di carriera, impiego flessibile, aspettativa di vita, tolleranza al rischio, mutuo e pensione. Il divario di genere ha un impatto più significativo sugli asset di Jane. Fonte: UBS.

Fonte: Ubs

Come investire nel lungo termine

“Gli esempi mostrano come gli eventi della vita, le circostanze, le scelte e la percezione del rischio possano nuocere alla capacità di Jane di realizzare le sue ambizioni finanziarie”, spiegano i ricercatori. “Nel costruire la sua asset allocation strategica, Jane dovrebbe chiedersi quali siano le probabilità che il portafoglio selezionato le permetta di raggiungere i suoi obiettivi. Il rischio associato ai mercati finanziari (volatilità) non basta di per sé a tracciare un quadro completo, poiché non tiene conto del rischio di non riuscire a soddisfare un obiettivo finanziario concreto. Nel nostro esempio, un portafoglio conservativo a bassa volatilità non permette a Jane di raggiungere i suoi obiettivi e non rappresenta quindi il piano finanziario più consono al suo profilo”.

Per ottenere una probabilità superiore all’80% di raggiungere il suo obiettivo, secondo Ubs Jane dovrebbe dimezzare il patrimonio che intende trasmettere ai propri eredi portandolo a 0,5 milioni di dollari. “Per massimizzare le probabilità di raggiungere i suoi obiettivi, deve attuare una strategia a medio rischio fino al pensionamento, per poi passare a una strategia a rischio moderato, meno aggressiva. In alternativa, Jane può decidere di mantenere una strategia a medio rischio per tutta la vita, cosicché la probabilità di raggiungere i suoi obiettivi si manterrebbe appena sopra l’80%”, suggeriscono gli esperti.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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