Ottomiladuecento miliardi di euro in un solo trimestre. È la cifra di cui è cresciuto, fra aprile e giugno, il patrimonio complessivo dei fondi d’investimento nel mondo: da 81.500 a 89.700 miliardi di euro (102.200 miliardi di dollari), secondo l’ultimo International Quarterly Statistical Release diffuso da Efama, l’associazione europea dei gestori del risparmio. Un progresso del 10% misurato in euro e del 9% in dollari (la differenza racconta di una divisa americana un po’ più forte).
«Il patrimonio netto dei fondi azionari globali è cresciuto del 15,7% nel secondo trimestre del 2026, con masse in aumento nella maggior parte dei mercati», ha evidenziato Hailin Yang, senior data analyst dell’associazione. «L’incremento diffuso è stato sostenuto dalle solide performance dei mercati azionari, dal proseguire degli investimenti nell’intelligenza artificiale e dal miglioramento del sentiment degli investitori».
Il patrimonio corre (gli acquisti un po’ meno)
Tuttavia, mentre le masse azionarie crescevano di oltre un settimo, la raccolta netta delle azioni scendeva a 124 miliardi di euro, dai 179 del primo trimestre. Ovvero di quasi un terzo. La quasi totalità dell’incremento patrimoniale si deve dunque all’effetto mercato, non alla raccolta. Ad alimentare il valore dei portafogli globali, è stato il rally dall’intelligenza artificiale. I flussi complessivi però sono aumentati: i fondi di lungo termine hanno raccolto nel trimestre 708 miliardi, contro i 668 del precedente. A quale asset si deve dunque la crescita della raccolta?
Dinamiche nell’azionario mondiale nel secondo trimestre 2026
I fondi azionari hanno raccolto 124 miliardi nel mondo; gli Stati Uniti, da soli, ne hanno raccolti 124. Tutto il resto del pianeta, sommato, fa zero: l’Europa contribuisce con 48 miliardi, il Canada con 31; la Cina cancella entrambi con 110 miliardi di deflussi netti.
In Europa, l’Irlanda, domicilio della gran parte degli Etf del continente, porta a casa 69 miliardi; il Regno Unito ne perde 25 e i Paesi Bassi altri 11. Il saldo resta positivo. Sul totale dei fondi di lungo termine gli Stati Uniti guidano con 337 miliardi, l’Europa segue con 221 (Irlanda 133, Lussemburgo 49), il resto delle Americhe raccoglie 62 miliardi di cui 52 solo canadesi, mentre Corea del Sud e Cina si fermano rispettivamente a 26 e 21 miliardi.
Il caso Cina
Nella Terra di Mezzo, i fondi azionari cinesi perdono 110 miliardi, peggiorando rispetto ai 93 del primo trimestre, con gli Etf che ne hanno persi altri 88. I fondi obbligazionari cinesi tuttavia hanno incassato 139 miliardi, cifra che li colloca al secondo posto assoluto nel mondo, dietro ai soli Stati Uniti.
Il saldo di lungo termine resta positivo per 21 miliardi, ma resta positivo solo grazie al reddito fisso. Il risparmiatore cinese, in un trimestre di euforia azionaria globale, ha fatto esattamente il contrario di tutti gli altri: ha smontato posizioni in azioni per comprare obbligazioni.
Il reddito fisso si prende la scena
I fondi obbligazionari hanno raccolto 474 miliardi di euro nel secondo trimestre, in netta crescita dai 326 del primo. Fanno da soli due terzi della raccolta mondiale di lungo termine. Gli Stati Uniti hanno contribuito con 240 miliardi, la Cina come visto con 139, l’Europa con 94, trainata ancora una volta da Irlanda (44) e Lussemburgo (16). La “moderata ripresa” dei flussi globali è stata una corsa alla cedola, mentre le azioni salivano per l’effetto mercato.
Bilanciati
Il multi-asset a livello mondiale ha raccolto 47 miliardi, in calo dai 74 del trimestre precedente. Ma la cifra è la somma di due mercati che vanno in direzioni opposte: l’Europa ha messo a segno 58 miliardi di raccolta netta, mentre gli Usa hanno registrato 21 miliardi di deflussi (in peggioramento rispetto ai 10 del primo trimestre).
Due modelli distributivi, due culture di portafoglio. In Europa la delega dell’asset allocation al gestore resta un prodotto che si vende; negli Stati Uniti, dove la costruzione del portafoglio passa sempre più spesso dal consulente o dalla piattaforma, il contenitore bilanciato continua a perdere terreno.
Etf: 562 miliardi, ma con un indirizzo preciso
Gli Etf globali — azionari, obbligazionari e altre tipologie insieme — hanno raccolto 562 miliardi nel trimestre, dai 494 del precedente. Una cifra pari a quasi l’80% di tutta la raccolta mondiale di lungo termine. Gli Stati Uniti hanno assorbito 467 miliardi, l’83% del totale. L’Europa 117, con Irlanda a 94 e Lussemburgo a 24; il Canada 34. Cina e Giappone, invece, registrano deflussi rispettivamente per 88 e 8 miliardi. La concentrazione geografica del veicolo passivo è ancora più marcata della concentrazione dei flussi azionari.
Il “ritorno” dei fondi monetari
Si osservi che i fondi monetari mondiali hanno raccolto 178 miliardi, sopra i 165 del primo trimestre. Il grosso viene dagli Stati Uniti, passati da 22 a 113 miliardi in un solo trimestre. L’Europa ne aggiunge 43, con Irlanda a 34 e Lussemburgo a 11. Osservazione: un mercato che rivaluta i portafogli azionari del 15,7% e contemporaneamente aumenta la raccolta sui fondi monetari dice – forse – che si sta “prudentemente” partecipando al rialzo, in tandem con una riserva di liquidità.
L’Europa
Il patrimonio di Ucits e Fia è salito dell’8,4% nel secondo trimestre, a 27.510 miliardi di euro, con una raccolta complessiva di 267 miliardi, in leggera flessione dai 282 del primo trimestre. Sostanzialmente piatta la raccolta di lungo termine: quella per il primo trimestre è stata corretta a 225 miliardi, mentre nel secondo ha incamerato 223 miliardi, con tutte le categorie in positivo: obbligazionari a 94 miliardi (da 69), bilanciati a 58 (da 43) e azionari a 46, meno della metà dei 90 del trimestre precedente.

