Che cos'è il web3 di cui tutti i cripto-entusiasti parlano

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Alberto Battaglia
27.12.2021
Tempo di lettura: 5'
L'idea che Internet cambi paradigma grazie alla blockchain è particolarmente intrigante per chi vede un futuro radioso nelle criptovalute

“Si tratta di un cambio di paradigma: alla base rimane il web, ma rispetto alla versione che oggi conosciamo non ci saranno applicazioni concentrate nelle mani di pochi attori”: Valeria Portale, direttrice dell'Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger del Politecnico di Milano, sintetizza così il web3 in un'intervista rilasciata a We Wealth

Le implicazioni di un Internet popolato da app decentralizzate e senza padroni creerebbe uno spazio naturale per le criptovalute e distribuirebbe parte del valore agli utenti. Ma il potente ingresso dei fondi di venture capital potrebbe presto allontanare l'utopia egualitaria del web3 e della blockchain

Se si parla di neologismi, il 2021 non è stato solo l'anno del metaverso. E' stato anche l'anno del web3, un concetto sempre più caro ai sostenitori della blockchain e, di riflesso, anche a quelli delle criptovalute.La blockchain non è più una novità, ma l'idea che questa tecnologia possa rendersi protagonista di un cambio di paradigma nell'uso e nell'offerta di servizi su Internet è un concetto relativamente nuovo. L'espressione web3 vorrebbe sintetizzare proprio questo. La blockchain ha visto una certa crescita di nuove applicazioni decentralizzate (dapp). Ad esempio, servizi finanziari come Uniswap, il più popolare exchange di criptovalute decent...
Nonostante l'hype mediatico, quello del web3 resta ancora un mondo agli inizi. “Al momento le applicazioni complete sono ancora poche e il mondo un po' più avanti è quello della finanza decentralizzata (DeFi) e il mondo del gaming”. La stessa Ethereum.org ha messo in luce tre punti deboli del web3 in un recente post sul blog ufficiale:

  • Scalabilità - Le transazioni sono più lente sul web3 perché sono decentralizzate. Cambiamenti dello stato, come i pagamenti, devono essere elaborati da un miner e propagati a tutta la rete.

  • UX - L'interazione con applicazioni web3 può richiedere passaggi, software e formazione aggiuntivi. Questo può essere un ostacolo all'adozione.

  • Costo - Per via del costo elevato, le app decentralizzate di maggior successo mettono porzioni piccole del loro codice sulla blockchain


In questo mondo, però, “c'è un grande potenziale”, come testimoniano i crescenti flussi d'investimento riversati dai fondi di venture capital. A questo punto, però, sorge un dubbio. Il web3, sospinto dal denaro di attori finanziari interessati a macinare ritorni, realizzerà davvero il sogno di un mondo creato dagli utenti per gli utenti? O sarà una diversa forma di centralizzazione?

“Se grandi attori come Facebook puntano sul web3, per integrarlo con il metaverso si crea una definizione di web3 in contrasto con quella della decentralizzazione”, afferma Portale. In quel caso si tratterebbe di un semplice utilizzo della blockchain per offrire nuovi servizi agli utenti, ma non si realizzerebbe quella che, almeno per ora, resta l'utopia di un Internet popolato da applicazioni “democratiche” e senza padroni.

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