Etf superano i fondi nelle ricerche online: è un’allerta per le reti?

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Una persona è seduta a un tavolo di legno e usa un computer portatile su cui è visualizzato un grafico finanziario. Tiene in mano una tazza da caffè e ha un notebook e un telefono nelle vicinanze. Sullo sfondo sono visibili sgabelli alti e un pavimento decorato.

I dati di Google Trends hanno mostrato un progressivo aumento delle ricerche nel 2024, con vari giorni di sorpasso di Etf su fondi a gennaio 2025. E’ il segno di preferenze che cambiano, e qualche cosa nelle reti si è già mosso

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Senza che nessuno ne abbia fatto grande clamore, questo gennaio è avvenuto uno storico sorpasso tra gli interessi finanziari degli italiani: per la prima volta, secondo i dati di Google Trends sui volumi di ricerca, il termine ETF è stato più cercato della parola fondi sui motori di ricerca, con diverse giornate di sorpasso nei primi giorni del nuovo anno (grafico in basso).

Non sembra trattarsi di un picco isolato, come accadde in occasione dell’approvazione degli ETF spot in Bitcoin negli Stati Uniti: ormai, i due principali contendenti nel portafoglio finanziario degli italiani sono quantomeno appaiati nella ricerca di informazioni.

Il sorpasso nelle ricerche, maturato gradualmente nel corso del 2024, è andato di pari passo con una raccolta annuale record degli Etf domiciliati in Europa. Secondo i dati raccolti da Vanguard – gestore leader nel settore insieme a BlackRock e State Street – gli Etf europei hanno attratto un flusso netto di 278,1 miliardi di dollari nel 2024, superando nettamente il precedente record di 191 miliardi segnato nel 2021. Proprio lo scorso dicembre gli ETF europei hanno raggiunto la raccolta mensile più elevata di sempre, con un afflusso netto di 33,2 miliardi di dollari.

Grafico lineare che mostra l'interesse nel tempo per ETF vs. Fondi in Italia dal 2020 al 2025. La linea arancione rappresenta gli ETF, la linea gialla rappresenta i Fondi. Entrambi mostrano trend fluttuanti, con gli ETF che raggiungono un picco netto nel 2020 ed entrambi in generale in aumento verso il 2025.

Etf e indipendenza finanziaria, il binomio in ascesa

Nel sistema finanziario, gli Etf sono diventati il simbolo di chi gestisce in autonomia il proprio portafoglio, abbattendo i costi e aumentando le probabilità di successo. Perché? Perché gli Etf costano drasticamente meno rispetto ai fondi raccomandati in banca.

Secondo l’ultimo rapporto dell’Esma, i fondi azionari tradizionali costano in media il 2,1% annuo su un orizzonte di cinque anni, contro lo 0,6% di un Etf. Anche la performance netta evidenzia il divario: 5,8% per i fondi contro 8,2% per gli Etc.

Proiettato su 20 anni di investimento, questo gap trasformerebbe 10.000 euro iniziali in 30.882 euro nel caso di un fondo tradizionale, e in 48.366 euro nel caso di un Etf. Simulazioni come questa hanno alimentato la popolarità di decine di YouTuber specializzati in finanza, il cui target è prevalentemente giovane e con un orizzonte temporale lungo.

Tra i nomi più noti in Italia ci sono Pietro Michelangeli, che We Wealth aveva intervistato tempo fa, ma anche Mr Rip, Paolo Coletti e molti altri, tutti rigorosamente (e, in alcuni casi, orgogliosamente) influencer finanziari piuttosto che consulenti.

Etf: un fenomeno generazionale?

Per molto tempo, la finanza tradizionale ha potuto ignorare questo cambiamento nelle preferenze di investimento, grazie a un motivo semplice: i capitali più importanti sono ancora concentrati tra Boomers e Silent Generation.

In Italia, il cliente medio del private banking ha 58 anni, secondo le stime dell’AIPB (Associazione Italiana Private Banking). Prima che la Gen Z e i Millennials ereditino i patrimoni di nonni e genitori, ci sarà tempo per adattarsi. Per questo, gli Etf restano ancora ai margini del portafoglio medio retail: a fine 2023, rappresentavano appena il 16% del totale investito in fondi UCITS, sebbene in crescita dal 13% di due anni prima, ha affermato l’Esma.

Fideuram e il primo segnale dalle reti bancarie

Un primo segnale di cambiamento sembra però essere arrivato. Lo scorso settembre, Intesa Sanpaolo – Fideuram ha annunciato il lancio della sua prima linea di Etf “della casa”, aprendo la strada a una loro possibile integrazione nelle pratiche di consulenza finanziaria.

L’offerta iniziale comprende quattro Etf azionari e tre obbligazionari, con un Ter dello 0,28% per gli azionari e dello 0,245% per gli obbligazionari. Numeri comunque superiori ai benchmark più venduti, come gli Etf equivalenti di iShares, che hanno un costo dello 0,20%.

Al 28 gennaio, questi ETF a marchio D-X ETF hanno raccolto poco più di 4 miliardi di euro. Per dare un’idea delle proporzioni, rappresentano: 0,3% degli asset finanziari totali della clientela del Gruppo Intesa, pari a 1.400 miliardi a fine settembre, oppure l’1,1% delle masse gestite da Fideuram – ISPB a fine 2023 (circa 360 miliardi).

Naturalmente, potrebbe essere solo l’inizio di una scalata più grande.

L’ultima difesa delle reti?

Il tema che rimane nella mente degli addetti ai lavori è chiaro: le reti stanno attrezzandosi per evitare un’emorragia di clienti?

Gli Etf proprietari potrebbero essere lo strumento con cui le banche cercano di trattenere una fetta di investitori consapevoli, che altrimenti potrebbero abbandonare la consulenza tradizionale. Un’ipotesi che non si può scartare, visto che l’introduzione degli Etf di Fideuram non sembra ancora preludere a un’integrazione organica e strutturale di questi prodotti nella consulenza standard.

Se l’Etf diventerà solo un’arma difensiva per i consulenti quando il cliente minaccia di lasciare la nave, allora la sua adozione sarà parziale e strategica. E se il suo costo sarà sistematicamente più alto rispetto alle alternative sul mercato, rimarrà un’opzione di ripiego più che un reale strumento di svolta. La sfida per le reti è evidente: abbracciare gli Etf o rischiare di perdere il controllo su una nuova generazione di investitori.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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