Valentino, un’eredità estetica
Nessuno sapeva vivere come Valentino, affermava Franca Sozzani. E aveva ragione: lo stilista che ripeteva di saper solo “fare vestiti, decorare case, accogliere gli ospiti” era un esteta anche nella sua vita privata, che proteggeva con elegante riserbo senza risultare scostante. Con il socio, compagno e amico di una vita Giancarlo Giammetti ha messo insieme una collezione d’arte di cui non è attualmente nota la consistenza: si sa che ne fanno o ne hanno fatto parte artisti come Picasso, Bacon, Warhol, Basquiat (una curiosità: di quest’ultimo in particolare Giammetti ha messo all’asta da Christie’s nel 2021 In this case, 93 milioni di dollari). In generale, le stime sul patrimonio che il grande sarto lascia variano fra 1,5 e 2 miliardi di euro.
Il cuore del patrimonio immobiliare batte sull’Appia Antica (e a Capri)
Se oggi si parla dell’eredità di Valentino Ludovico Clemente Garavani (Voghera, 11 maggio 1932 – Roma, 19 gennaio 2026), il merito è anche di Roma, la “Hollywood sul Tevere” che lo accolse nel 1959, quando vi arrivò da Parigi – dopo l’apprendistato da Jean Dessés e Guy Laroche – per fondare il suo atelier. Qui, il marchio Valentino ha sfilato con il prêt-à-porter dal 1975 (l’haute couture sfila a Parigi dal 1988). Qui, lo stilista incontrò il compagno e socio di una vita, Giancarlo Giammetti. Era Roma che “L’ultimo imperatore della moda” considerava casa: Villa Letizia, per l’esattezza, sull’Appia Antica, in mezzo a statue, fontane, alberi secolari. E il celebre ritratto di Andy Warhol del 1974, che apre questo articolo. Poco distante da via Condotti e Piazza Mignanelli, dove la favola ebbe inizio.
Fu nel giardino del parco di Villa Letizia che Valentino festeggiò i suoi 90 anni, fu lì che diede l’addio alle sfilate, nel 2007. L’anno seguente sarebbe uscito “Valentino: The Last Emperor”, il bel docufilm di Matt Tyrnauer, racconto della sua ultima sfilata. La Cercola era la villa di Capri, sua dal 1968, palcoscenico del suo stile e delle sue estati memorabili con gli amici del jet set.
Il castello nei pressi di Parigi e il buen retiro invernale
Ma Roma non sarebbe esistita senza Parigi. Nei pressi della Ville Lumière, Valentino aveva preso nel 1995 il Castello di Wideville, residenza risalente al Cinquecento, attorniata da un parco di oltre 120 ettari e da un celebre roseto. Lo stilista aveva arredato una delle sue torri con pezzi di antiquariato cinese. Il suo stile invernale invece viveva in Svizzera, sulle nevi di Gstaad, nello Chalet Gifferhorn.
Il mondo anglosassone: Londra e New York
Nella capitale britannica, a Holland Park, nel cuore di Kensington, invece lo stilista possedeva un palazzo ottocentesco. Era qui a Londra che Valentino aveva appese alle pareti cinque opere di Picasso. A New York poteva vantare un attico affacciato su Park Avenue (pare che sia stato messo in vendita nel 2025 per 15 milioni di euro)
Una centralità sopravvissuta anche ai passaggi di mano del marchio, ceduto nel 1998 alla Hdp, poi al Marzotto, quindi al fondo Permira e infine, nel 2012, a Mayhoola.
Lo yacht TM Blue One, omaggio ai genitori
Uno degli emblemi dell’eleganza privata di Valentino era il suo yacht TM Blue One, omaggio ai genitori Teresa e Mauro. Costruito nel 1988 dai prestigiosi cantieri Picchiotti (fondati nel 1575), fu progettato dal celebre architetto e designer di nautica da diporto di lusso Gerhard Gilgenast (1938-1991).
Il marchio Valentino
Valentino cedette il suo marchio già nel 1998, al gruppo Hdp della famiglia Agnelli, per una cifra stimata intorno ai 500 miliardi di lire. Nel 2002 avviene il secondo passaggio: Hdp rivende Valentino al gruppo Marzotto per circa 240 milioni di euro. Tre anni dopo, nel 2005, in seguito allo scorporo delle attività Marzotto, nasce il Valentino Fashion Group. Nel 2007 è il fondo di private equity Permira ad acquisirne la maggioranza insieme ad alcuni però membri della famiglia Marzotto. La svolta definitiva arriva nel 2012, quando il fondo di investimento qatarino Mayhoola rileva da Permira l’intero gruppo per 700-720 milioni di euro (includendo anche la licenza M Missoni).
Nel 2023 entra in scena il colosso del lusso Kering, che acquisisce il 30% di Valentino per 1,7 miliardi di euro. La valutazione della maison è di 5,6 miliardi di euro. In base all’accordo, Kering poteva esercitare un’opzione call per salire fino al 100% del capitale; tuttavia nel settembre 2025 Mayhoola e Kering hanno deciso di rinviare le rispettive opzioni put e call. Oggi dunque Valentino è controllata al 70% da Mayhoola, con Kering socio di minoranza. Nel 2024 la maison ha registrato ricavi pari a 1,31 miliardi di euro, in calo del 2% rispetto all’anno precedente, e un Ebitda di 246 milioni di euro, in diminuzione del 22%. Dal 2024 il direttore creativo unico è Alessandro Michele (dal settembre 2025 l’amministratore delegato è Riccardo Bellini).
La fondazione
Nel 2016 nasce la Fondazione Valentino e Giancarlo Giammetti, per presidiare l’eredità culturale e simbolica del nome di Valentino. Affidata alle cure di Giancarlo Giammetti, opera autonomamente rispetto all’azienda e ha come missione la promozione della bellezza, dell’educazione e delle attività filantropiche, al motto di “Beauty creates Beauty”.
A chi andrà l’eredità di Valentino Garavani?
“The Last Emperor” non aveva discendenti diretti. La legge italiana prevede che ai suoi parenti più prossimi – la sorella maggiore Vanda Garavani e il pronipote ex modello Oscar Garavani – vadano quote di legittima. Esiste tuttavia la “famiglia elettiva” dello stilista. Oltre al compagno e sodale di una vita, Giancarlo Giammetti (83 anni), figura l’ultimo compagno Vernon Bruce Hoeksema (68 anni). E poi, Sean e Anthony Souza, considerati come nipoti in quanto figli dello storico brand ambassador e amico brasiliano Carlos Souza e della sua ex moglie Charlene Shorto de Ganay. I due quarantenni erano da Valentino considerati quasi come dei figli. Non resta che attendere l’apertura del testamento.

