Eredità: cosa insegnano il caso Berlusconi e i suoi 3 testamenti

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Se da un lato è quanto mai opportuno che venga redatto un testamento (o anche più, se del caso), dall’altro è necessario che ciò avvenga con assistenza professionale, al fine di evitare una serie di “errori” che potrebbero inficiare la volontà del testatore. Cosa insegna il caso Berlusconi

Indice

Le più recenti statistiche sui testamenti fatti nel nostro Paese mettono bene in evidenza che soltanto una minoranza di italiani decide di disporre delle proprie sostanze per il tempo in cui avrà cessato di vivere facendo ricorso a tale strumento. 

Il caso Silvio Berlusconi e i tre testamenti 

Tuttavia i recenti fatti di cronaca riguardanti il caso Silvio Berlusconi hanno riportato l’attenzione mediatica non solo sull’importanza di compiere una simile scelta, ma soprattutto, nella eventualità in cui si decida di farlo, sulla opportunità o meno di farsi assistere da un professionista specializzato

Nel caso di specie, infatti, è emersa la redazione di ben tre testamenti olografi (ovvero scritti autografi), regolarmente datati e sottoscritti: quindi, documenti contenenti tutti i requisiti prescritti dalla legge per la validità di un testamento olografo.

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Il rispetto della forma rappresenta già un primo elemento di criticità, cui va aggiunta la considerazione che, quando vengono redatte più schede testamentarie nel corso del tempo, le clausole del testamento successivo si impongono su quelle del testamento precedente se sono incompatibili con quelle di data anteriore. 

Il 1° testamento di Berlusconi

Si ritiene che il primo testamento (datato 2 ottobre 2006) sia stato redatto con assistenza professionale in ragione della precisione dei termini tecnici utilizzati. La quota disponibile viene attribuita ai figli Marina e Piersilvio, mentre “tutto il resto” (e, quindi, la quota di legittima) ai cinque figli in parti uguali.

Resta opinabile (e da non preferire) la scelta compiuta da Silvio Berlusconi in favore della comunione indivisa a discapito della suddivisione del patrimonio già in sede testamentaria. Ciò, sulla base della considerazione per la quale la comunione è indubbiamente una situazione difficile da gestire e che può dare origine a discussioni e litigi. 

La questione si complica quando cadono in comunione quote di partecipazione al capitale di società, in quanto si rende necessaria la nomina di un rappresentante comune degli eredi, i quali devono impartirgli le istruzioni necessarie ai fini del voto, non potendo andare in assemblea individualmente finché dura la comunione.

Infine occorre considerare che, prima o poi, bisogna comunque arrivare a una divisione e, allora, è bene che sia lo stesso testatore a farlo mediante testamento.

Anche la scelta di attribuire a taluni sia la legittima che la disponibile e ad altri solo la legittima, non appare così felice, poiché, in tale ipotesi, il figlio meno favorito è più propenso a verificare se il defunto, in vita, abbia disposto del suo patrimonio con donazioni “dirette” o “indirette”. In tal senso indicare nel testamento in modo trasparente le donazioni già avvenute, può prevenire eventuali, future discussioni. 

Il 2° e il 3° testamento di Berlusconi 

Il secondo (datato 5 ottobre 2020) e, soprattutto, il terzo testamento (datato 19 gennaio 2022), evidenziano poi un “fai-da-te” alquanto pericoloso e perlomeno incauto, che sorprende addetti ai lavori e non, sia per la notorietà del defunto che per la grandezza del patrimonio trasmesso.

Nella seconda scheda testamentaria Silvio Berlusconi ha disposto un legato di 100 milioni di euro a favore del fratello Paolo, per cui ciascuno dei suoi figli è tenuto ad adempiere a tale disposizione in proporzione alla sua quota di eredità. Si ritiene che questo documento sia stata redatto senza assistenza professionale, in quanto Silvio Berlusconi ha impropriamente qualificato il legato come “donazione”. 

Molto importante è poi quanto emerge dal terzo testamento, apparentemente scritto con mano meno ferma rispetto ai precedenti documenti e nel quale i legati disposti sono nuovamente qualificati in modo errato come “donazioni”. 

In esso si rinvengono una pluralità di criticità che fanno propendere, ancora una volta, per la redazione senza assistenza professionale.

Nella specie, infatti, il testatore Silvio Berlusconi: 

  • ha disposto un legato di 100 milioni di euro a favore del fratello Paolo Berlusconi (che potrebbe essere aggiuntivo rispetto a quello del precedente testamento), un legato di 100 milioni di euro a Marta Fascina e un legato di 30 milioni di euro a Marcello Dell’Utri
  • ha evocato solo quattro dei cinque figli, dimenticando Luigi che non è quindi gravato dall’obbligo di pagare i suddetti legati;
  • ha subordinato le disposizioni testamentarie al verificarsi di un evento futuro “negativo”, inserendo la condizione “Se non dovessi tornare” dall’ospedale. 

Si ritiene che anche questo documento sia stato redatto senza assistenza professionale, non tanto per la (presunta) dimenticanza (?) del figlio Luigi, quanto per la previsione della suddetta condizione sospensiva. 

In tale ipotesi, infatti, il “ritorno dall’ospedale” rende facilmente inefficace la disposizione testamentaria, per cui è opportuno evitare la previsione di un evento futuro in senso negativo, poiché se questo non si verifica, la disposizione è come se non fosse mai esistita. 

Infine è opportuno evitare “espressioni di desiderio”, andando a prevedere esclusivamente regole precise in ordine alla trasmissione del patrimonio agli eredi. 

Nel terzo testamento si rinvengono infatti espressioni che appaiono più come un auspicio che non come la volontà del testatore (ovvero, “Vi prego di prendere atto” e “dovreste riservare queste donazioni a”), in quanto gli eredi potrebbero non sentirsi vincolati. 

Conclusioni

Infine, un’ultima considerazione. Nel caso di specie, così come dichiarato agli organi di stampa, gli eredi di Silvio Berlusconi daranno corso alle sue volontà superando tutte le possibili criticità qui evidenziate, al fine di onorare nel miglior modo possibile la sua persona, in segno di profonda gratitudine per i suoi lasciti. 

Tuttavia i suoi testamenti ci insegnano che, da un lato, è quanto mai opportuno che un testamento (o anche più se necessario) venga redatto e che, dall’altro, ciò avvenga con assistenza professionale, onde evitare una serie di “errori” che in questo caso non hanno inficiato la volontà del testatore, ma in altri potrebbero facilmente farlo.

di Angelo Ginex

Founder e managing partner di Ginex & Partners Studio legale tributario con sedi a Bari, Dubai e Milano. Svolge la professione di avvocato, family officer e trustee. Nel tempo ha acquisito le certificazioni di Tep (Full member of Step) e di qualified family officer. È altresì certified advisor della IICUAE di Dubai. Vanta expertise in materia di pianificazione, protezione e gestione di patrimoni, diritto tributario e diritto d’impresa.

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