L’emissione di minibond: opportunità per imprese e investitori

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Per reperire capitali, le pmi italiane possono emettere minibond. Di cosa si tratta e quali sono i vantaggi di questi strumenti?

Da qualche tempo le pmi italiane hanno uno strumento in più per reperire capitali: la possibilità di emettere minibond. Questi titoli sono uno strumento finanziario utilizzabile dalle società non quotate in Borsa, permettendo loro il reperimento di fondi – dagli investitori – in cambio di titoli di credito e di aprirsi al mercato finanziario, riducendo la dipendenza del credito bancario.
I minibond sono obbligazioni o titoli di debito, a medio-lungo termine emessi, solitamente, per sostenere piani di sviluppo o investimenti straordinari. Al momento della loro emissione è necessario riconoscerne il saggio di interesse da attribuire all’investitore, con una cedola periodica, e indicarne la data di scadenza.

L’opportunità di emissione è destinata alle aziende che hanno realizzato buoni profitti nel corso degli ultimi esercizi e che abbiano concreti programmi di crescita per il futuro; per questi motivi è opportuno che gli amministratori garantiscano la massima trasparenza fornendo sia i dati finanziari storici che prospettici (realizzando un accurato business plan) affidandosi, preferibilmente, a un advisor per la realizzazione dell’analisi di fattibilità / convenienza sia dal punto di vista economico che da quello di sostenibilità finanziaria del prodotto.

Questa tipologia di titoli è, principalmente, riservata a investitori istituzionali e professionali; per la loro emissione non è necessario farsi affiancare da un istituto di credito, ma è preferibile farsi assistere da un arranger per l’individuazione dei potenziali sottoscrittori; un’ultima figura molto importante è quella della “società di rating”, la quale dovrà emettere un giudizio indipendente in relazione alla solvibilità della società proponente l’emissione.

Le imprese emittenti questa tipologia di titoli hanno, in estrema sintesi, i seguenti vantaggi : diversificazione del debito, riduzione della dipendenza dal sistema bancario tradizionale, sostenimento, nel periodo della durata del prestito, della corresponsione, ai finanziatori,  dei soli interessi sull’importo raccolto, deducibilità, parziale, degli interessi passivi, deducibilità dei “costi di emissione” nello stesso esercizio in cui sono sostenuti, esenzione della ritenuta alla fonte sui proventi corrisposti, promozione del brand. Un ulteriore vantaggio è rappresentato dai bassi costi di emissione e di eventuale quotazione del minibond.

I vantaggi per i potenziali investitori consistono, soprattutto, nel fatto che i rendimenti di questi titoli, generalmente, sono più elevati rispetto a quelli dei titoli di stato e delle grandi aziende quotate. L’investitore, tuttavia, dovrà considerare anche una componente di rischio alta e basare le proprie decisioni dopo un’attenta lettura della relazione della società di rating per “pesare” l’eventuale insolvenza dell’emittente.

Si ricorda che in tema di minibond anche il legislatore è intervenuto di recente autorizzando la collocazione di questi titoli, in una sezione dedicata a investitori professionali, attraverso portali di “equity crowdfunding” autorizzati dalla Consob.

di Nicola Paronzini

Dottore commercialista, titolare dello studio Paronzini, amministratore di Pgn Services srl; già
professore a contratto (diritto del turismo) all'Università Iulm di Milano e (diritto del turismo e
diritto dei beni culturali) all'Upo, sedi di Novara e Domodossola. Attivo nel diritto tributario e in
materia contabile per pmi, agricoltura e terzo settore; revisore contabile, iscritto all’elenco nazionale
dei componenti dell’Organismo di valutazione della performance, abilitato per la consulenza nelle
crisi di sovraindebitamento.

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