Per la prima volta nella cornice prestigiosa del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, torna il 3 e 4 ottobre l’appuntamento annuale dell’Efpa Italia Meeting, la due giorni di aggiornamento, approfondimento e confronto, il punto di incontro della Fondazione dedicata alla formazione e alla certificazione delle competenze e delle conoscenze dei consulenti finanziari professionisti del risparmio. Il titolo di questa edizione, “WYSIATI. Finanza tra realtà e profezia”, è ispirato al Premio Nobel per l’economia, Daniel Kahneman, uno dei padri della finanza comportamentale, scomparso quest’anno. Il Vicepresidente di Efpa Italia, Nicola Ardente, ha raccontato a We Wealth perché questo tema, attuale e sempreverde, è tornato al centro dei lavori della Fondazione.
Efpa Meeting, fra ‘realtà e profezia’: un titolo che sicuramente stimola la mente di chi, come il consulente, è spesso chiamato a distinguere le due cose. Vicepresidente Ardente, da dove ha origine questa riflessione?
Quest’anno abbiamo preso spunto dal principio coniato dal premio Nobel per l’economia, Daniel Kahneman, scomparso quest’anno, a fine marzo: WYSIATI, What You See Is All There Is, ovvero, quello che vedi è tutto quello che c’è. C’è effettivamente la tendenza delle persone, dei risparmiatori, a prendere decisioni basandosi solo sulle informazioni disponibili, trascurando quelli che sono tutti gli altri fattori rilevanti, magari non così evidenti, non così immediatamente visibili. Questo è particolarmente evidente oggi, in cui stiamo vivendo una fase di grande disorientamento. L’informazione che riceviamo tende a darci un’interpretazione pessimistica della realtà. Ma si tratta di informazione oggettiva? Il risparmiatore, se giudica solo quello che riesce a vedere e non tutto quello che sta a monte, può avere un maggior bisogno di una figura come il consulente, che con competenza possa indirizzarlo verso le scelte finanziarie migliori per lui, per gli obiettivi che di volta in volta si pone.
Tornando all’acronimo di Kahneman: nel sovraccarico informativo dell’era moderna sembra di “vedere tante cose”, molte delle quali rilevanti, anche sui mercati…
In questa fase storica ci stiamo rendendo conto che, nelle valutazioni, bisogna tener conto di tanti fattori. Alcuni di questi, da tempo, non eravamo più abituati a considerarli parte della nostra vita. Ad esempio, le tensioni geopolitiche: erano elementi che non si potevano prevedere né prezzare. Per questo è importante definire bene fin dal principio la definizione iniziale del piano finanziario. Questo consente di ridurre l’impatto di tutto ciò che dovesse intervenire nel frattempo come elemento di disturbo – per usare un eufemismo – che può influenzare il percorso. E l’approccio della finanza comportamentale permette di affrontare meglio queste situazioni impreviste.
La finanza comportamentale: l’Efpa Meeting torna su un ‘classico’ sempre attuale…
La finanza comportamentale conta perché è alla base delle scelte di investimento. Padroneggiandola, possiamo aiutare i nostri clienti trasmettendo loro le giuste chiavi di lettura per la valutazione di una scelta finanziaria, al di là di “quello che si riesce a vedere”, come suggerisce il titolo di questa edizione; in altre parole, andando oltre le informazioni che sono in nostro possesso. I limiti nella nostra conoscenza della realtà, anche in materia finanziaria, devono spingere il consulente finanziario ad approfondire non solo l’attualità di mercato, ma anche il come e il perché il cliente prenda certe decisioni. Nell’ambito della finanza comportamentale ci sono forse gli spunti migliori che il consulente può mettere a disposizione dei clienti. È qualcosa di più facilmente intuibile per il cliente risparmiatore quando si analizza una scelta finanziaria, quando lo si guida a considerare anche quegli aspetti che, appunto, non si vedono. La prima riflessione, però, va rivolta verso noi stessi: è importante che anche il consulente assuma consapevolezza di tutti questi aspetti. Una buona conoscenza e gestione della finanza comportamentale è determinante nella nostra professione.
L’anno scorso l’Efpa Italia Meeting si era dedicato all’uso dell’intelligenza artificiale nell’ambito della consulenza finanziaria. Quanto ritenete importante rimanere attenti alle novità tecnologiche per la professione, se si parla di intelligenza artificiale?
Al di là dell’uso concreto, il vero problema sarà in futuro non essere competenti su questi temi. Questa mancanza di formazione potrebbe diventare una seria lacuna. Mentre in passato ci si poteva forse permettere di andare avanti anche in assenza di un forte aggiornamento, oggi non è più così. Abbiamo a che fare con giovani che acquisiscono informazioni (non sempre veritiere) in modo diverso dalle passate generazioni. Oggi la competenza si misura molto velocemente. La valutazione non è più fatta solo dal cliente ultrasettantenne, che magari dà più valore al rapporto empatico e un po’ meno alla competenza intrinseca nelle varie materie. Adesso abbiamo un confronto molto più rapido, per cui, se non si è competenti, credo che si faccia fatica a rimanere sul mercato. Quanto tempo ci vorrà perché questa trasformazione diventi lampante? Non lo so. Faccio sempre riferimento a Hemingway quando si parla di cambiamento: prima avviene un po’ alla volta, poi tutto insieme. Noi siamo sicuramente ancora nella fase “un po’ alla volta”, ma non sappiamo quando arriverà il momento del “tutto insieme”.

