L’effetto del covid-19 sui bilanci delle 10 maggiori banche italiane

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Mazars ha realizzato un’indagine sui bilanci delle 10 maggiori banche italiane, mettendone a confronto i risultati con il mercato europeo

Coinvolte Intesa Sanpaolo, UniCredit, Banco Bpm, Mps, Bper, Iccrea, Credem, Cassa Centrale, Banca Popolare di Sondrio e Carige

Al fine di assicurarne l’anonimato, ogni banca è rappresentata attraverso un codice alfanumerico composto da due lettere (IT) e una cifra (da 1 a 10)

Si parla di un incremento delle perdite su crediti nei bilanci relativi allo scorso anno sul 2019 di un valore medio pari a 1,35x a fronte del 3,5x della media europea

Gli istituti di credito, durante l’ultimo anno e mezzo, hanno contribuito alla tenuta del sistema economico nel suo complesso. Ma la crisi, numeri alla mano lo dimostrano, ne ha inevitabilmente influenzato i risultati finanziari spingendo i crediti “cattivi” verso l’alto. Mazars (società globale specializzata in audit e assurance, consulting, financial advisory, outsourcing e tax, ndr) ha condotto un’indagine sui bilanci delle 10 maggiori banche italiane, mettendone a confronto i risultati con il mercato europeo (26 istituti dislocati in 11 paesi): Intesa Sanpaolo, UniCredit, Banco Bpm, Mps, Bper, Iccrea, Credem, Cassa Centrale, Banca Popolare di Sondrio e Carige.
Al fine di assicurarne l’anonimato, precisano i ricercatori, ogni banca è rappresentata attraverso un codice alfanumerico composto da due lettere (IT) e una cifra (da 1 a 10). Quello che è emerso è che per la maggior parte degli istituti considerati, “il risultato operativo al netto delle perdite su crediti ha registrato una significativa diminuzione”, spiega Manuel Bellomi, audit manager di Mazars Italia e autore dello studio. Un indicatore costruito includendo il risultato della gestione finanziaria, le spese per il personale, gli ammortamenti e le rettifiche di valore sulle immobilizzazioni materiali e immateriali (inclusi gli avviamenti), mentre restano escluse le perdite su crediti e le componenti “non operative” (come l’impatto derivante dalla cessione di asset). Si parla dunque di un incremento delle perdite su crediti nei bilanci relativi allo scorso anno sul 2019 di un valore medio pari a 1,35x a fronte del 3,5x della media europea.
Ciononostante, le rettifiche di valore su crediti “continuano a costituire un elemento determinante per la redditività delle banche italiane”, precisa Bellomi. Il loro peso si avvicina all’88% (24 punti percentuali in più rispetto alla fine del 2019) contro il 78% in Europa (in questo caso si tratta di 57 punti percentuali in più sulla fine del 2018). Rispetto al 2019, inoltre, “l’incremento medio delle rettifiche di valore su crediti si è attestato al 17% (57% in Europa), di cui l’8% era già stato rilevato al 30 giugno 2020 (41% in Europa)”, scrive il manager. Un dato positivo è quello relativo al coefficiente di copertura delle attività finanziarie iscritte al costo ammortizzato (prestiti e crediti, titoli di debito, saldi con banche centrali e altre attività); considerando l’intero portafoglio crediti (stage 1, 2 e 3) risulta pari al 2,72% (contro l’1,56% in Europa) al 31 dicembre 2020 con una forbice che va dall’1,81% al 6,17%.

Se si analizza invece il livello di copertura per qualità del credito, si evidenzia come “a fronte di un dato sostanzialmente in linea circa la copertura dei crediti classificati in stage 1 e di un incremento per quel che riguarda gli stage 2, si assiste a una riduzione della copertura nello stage 3 (dal 50,2% al 49,9%)”, precisa Bellomi. Tali dati, aggiunge, “risultano di particolare interesse se si osservano in relazione alla dinamica dei trasferimenti, nei quali si nota una riduzione degli stage 3 sia in termini di valori lordi che di valori netti (al contrario, nel sample Europa si osserva un incremento del valore lordo e una riduzione dell’ammontare dei fondi)”. Un’evoluzione, conclude, che “fa pensare a un miglioramento complessivo della qualità dei portafogli, cui hanno certamente contribuito le numerose operazioni di cessione degli ultimi anni”.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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