Ecco come le pmi potrebbero crescere più del post-crisi 2008

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Le economie globali rischiano di incamminarsi verso una ripresa a “due velocità”, che mette a rischio soprattutto le pmi. Ma c’è una via di fuga. Secondo McKinsey

Finora l’adozione accelerata di tecnologie e innovazioni operative è stata particolarmente pronunciata tra le aziende definite come “superstar” (con maggiori fatturati e profitti economici). A rischio le più piccole

McKinsey Global Institute: “Il raggiungimento di un risultato migliore è possibile, ma richiederà un’azione più rapida e coraggiosa di quanto abbiamo visto durante la ripresa dopo la crisi finanziaria del 2008”

Sebbene i cambiamenti innescati dalla pandemia promettano grandi vantaggi futuri in termini di maggiore produttività, efficienza e innovazione, i paesi rischiano di incamminarsi verso una ripresa economica non uniforme. Con crescenti disuguaglianze tra lavoratori, consumatori e imprese. A meno che, secondo i ricercatori del McKinsey Global Institute, i leader aziendali e i responsabili politici non intervengano per mitigare tali “effetti indesiderati”.
Stando all’analisi What’s next for consumers, workers, and companies in the post-covid19 recovery, per far fronte ai vincoli sul distanziamento sociale, ai picchi improvvisi della domanda e ad altre metamorfosi imposte dalla crisi pandemica, le aziende hanno intensificato l’utilizzo di strumenti digitali, dell’automazione e dell’intelligenza artificiale. Colossi come Amazon, Walmart e Target, per esempio, hanno “arruolato” dei robot per prelevare, ordinare e tracciare la merce nei magazzini e gestire la crescente domanda di e-commerce, raccontano i ricercatori. I chatbot basati sull’intelligenza artificiale, invece, sono stati sfruttati per ridurre il contatto con la clientela mentre l’automazione dei processi ha aiutato le società di servizi finanziari a far fronte all’ingente mole di richieste di prestito per le piccole imprese ma anche assistito le compagnie aeree nell’emissione dei rimborsi dei viaggi. Trasformazioni, spiega McKinsey, che sono andate a una velocità tra le 20 e le 25 volte superiore a quanto ritenuto possibile in precedenza.

E che tra l’altro, come anticipato in una recente analisi della società internazionale di consulenza manageriale, potrebbero accelerare la crescita della produttività annuale di circa un punto percentuale entro il 2024. Praticamente più del doppio del tasso di crescita della produttività registrato dopo la crisi finanziaria del 2008 in Francia, Germania, Italia, Spagna, Svezia, Regno Unito e Stati Uniti. Eppure, continua McKinsey, “finora l’adozione accelerata di tecnologie e innovazioni operative è stata particolarmente pronunciata” tra le aziende definite come “superstar”, con maggiori fatturati e profitti economici. Ma non solo. Si tratta di società che, solo negli Stati uniti, hanno conosciuto un’impennata degli investimenti in ricerca e sviluppo di circa 2,6 miliardi di dollari (vale a dire il 66% della crescita totale di tali investimenti nel terzo trimestre del 2020 rispetto all’anno precedente) contro gli 1,4 miliardi di tutte le altre imprese. Un divario che, soprattutto in termini di profitti, non ha fatto che ampliarsi durante pandemia.

Ma cosa possono fare i paesi per colmare questo gap e incamminarsi verso una crescita economica robusta? Considerando l’esempio storico della seconda guerra mondiale, i ricercatori hanno evidenziato come negli Stati Uniti la differenza nell’avere un tasso di crescita pro capite nel prossimo decennio che rispetti la crescita del dopoguerra (3,1%) o quello del post-crisi del 2008 (1,0%) ammonta a 27 punti percentuali, circa 17mila dollari annui a persona. “Per ottenere una ripresa su vasta scala, le aziende e i responsabili politici dovranno muoversi con la stessa prontezza con cui erano soliti rispondere ai vincoli imposti dal covid-19 e, così facendo, consentire una maggiore crescita della produttività, migliori posti di lavoro e consumi espansivi”, spiega McKinsey. Inoltre, è necessario che l’adozione delle tecnologie digitali non lasci indietro le aziende di più piccole dimensioni e che gli aumenti di produttività siano accompagnati anche da paralleli aumenti di salari.

“Durante la pandemia, molte grandi aziende hanno sviluppato strategie per supportare i propri fornitori di piccole e medie dimensioni. Il proseguimento di queste azioni è fondamentale per ottenere un potenziale dividendo di produttività”, osservano i ricercatori. Poi concludono: “Molte imprese, inoltre, hanno accelerato i pagamenti ad alcuni fornitori e li hanno aiutati a interpretare le mutevoli normative governative. Altre stanno aiutando i loro fornitori di piccole e medie dimensioni a digitalizzare la catena di approvvigionamento, investire in operazioni sostenibili e utilizzare l’automazione e l’intelligenza artificiale per aumentare l’efficienza. Il raggiungimento di un risultato migliore è possibile, ma richiederà un’azione più rapida e coraggiosa di quanto abbiamo visto durante la ripresa dopo la crisi finanziaria del 2008”.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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