La spilla dell’imperatore, emblema del suo potere perduto
L’umiliazione di Waterloo (18 giugno 1815) valse a Napoleone Bonaparte (1769-1821) anche la confisca da parte dell’esercito prussiano della sua preziosa spilla di diamanti, risalente al 1810 e creata probabilmente per adornare il bicorno del generale nelle occasioni solenni.

Faceva dunque parte degli oggetti personali che il condottiero portò con sé, insieme a medaglie, armi, argenteria, un cappello e una scatola di altri gioielli e preziosi. Oggetti che durante l’amara fuga l’imperatore fu costretto ad abbandonare: si trovavano in una delle carrozze impantanate nel fango. E tre giorni dopo la battaglia, il 21 giugno 1815, la spilla, con un cappello e a una spada, fu offerta come trofeo di guerra al re Friedrich Wilhelm III di Prussia ed entrò a far parte dei gioielli della corona prussiana, allora trasformata in pendente. Da allora, è rimasta attraverso le generazioni nella casa reale degli Hohenzollern per due secoli, fino a entrare, secondo quanto riferisce Sotheby’s, “in una collezione privata”.
Com’è e quanto costa la spilla di Napoleone in asta?
Il gioiello, di circa 45 mm di diametro, è tornato spilla e si compone di diamanti di taglio “old mine”. Non è mai transitato in asta: debutterà sul rostro durante la vendita “Royal & Noble Jewels” di Sotheby’s a Ginevra il prossimo 12 novembre 2025. La sua presenza in asta adesso fa tanto più rumore se si pensa ai diamanti e alle pietre preziose che erano nel tesoro di Napoleone trafugato al Louvre il 19 ottobre 2025.
Gli specialisti ne hanno collocato la quotazione tra i 150.000 e i 250.000 dollari (120.000-200.000 franchi). Al centro, presenta un grande diamante ovale, 13,04 carati; lo circondano quasi un centinaio di piccoli diamanti, disposti su due file.
Non solo i diamanti di Napoleone: altri tesori reali
Oltre al gioiello emblema del potere napoleonico, saranno in asta altri stupefacenti monili di origine reale, come quelli di Cunegonda di Sassonia e della principessa ottomana Neslishah Sultan. Pezzi che sono autentici capolavori della maestria umana.
I tesori di Cunegonda di Sassonia

Ornamento per capelli con perle naturali e diamanti e spilla (stima 340.000 – 500.000 franchi svizzeri)
Un insieme di qualità museale, che racconta la storia di magnifiche perle naturali provenienti da mari lontani, nonché testimonianza della raffinata arte orafa dell’epoca.

Entrambi i pezzi provengono dalla collezione del principe Franz Xaver di Sassonia e Polonia (1730–1806) e di sua figlia Cunegonda di Sassonia, marchesa di Montoro (1774–1828), cugina di Luigi XVI, Maria Antonietta nonché dei sovrani di Spagna e Napoli.

Le perle furono inizialmente montate su una tiara nuziale, nel 1796. Dopo la morte di Cunegonda, la tiara passò al suo ultimo figlio. E, intorno al 1840 – come spesso accadeva ai pezzi di altissima gioielleria – fu smontata e trasformata in un elaborato ornamento per capelli nello stile della gioielleria Sévigné. Un capriccio di gran moda nel periodo romantico. A realizzare questa “cornice” per il volto fu probabilmente il gioielliere francese Fossin (oggi Chaumet). L’oggetto è forse l’unico esemplare superstite di tale stile. La realizzazione della spilla coordinata – che integra perle della medesima provenienza – è successiva.

L’anello della principessa ottomana Neslishah Sultan (dall’imperatrice Caterina I di Russia)

Anello con diamante rosa chiaro di oltre 13 carati, appartenuto a Fatma Neslişah Sultan (1921–2012), ultima principessa dell’Impero Ottomano (stima 240.000–400.000 franchi svizzeri)
Discendente diretta della dinastia ottomana, Neslişah fu l’ultima a ricevere ufficialmente il titolo di “sultana”. Nel 1940 sposò Muhammad Abdel Moneim, erede al trono d’Egitto. L’anello con il diamante rosa le fu donato una settimana prima delle nozze dalla principessa Khadija Hanim, zia dello sposo. Ma la provenienza del gioiello è ben più antica e suggestiva. Secondo la tradizione infatti fu nel 1711 l’imperatrice Caterina I di Russia a donarlo al sultano Ahmed III nel corso dei negoziati per il Trattato del Pruth. È rimasto nella famiglia fino alla morte di Neslishah, nel 2012.

Andres White Correal, presidente per la gioielleria di Sotheby’s in Europe e Medio Oriente, responsabile dei gioielli di provenienza nobiliare, ha affermato che «è un privilegio straordinario poter presentare ogni anno a Ginevra gioielli di tale meraviglia e prestigiosa provenienza. La vendita “Royal & Noble” resta senza eguali nel mondo delle aste. La presenza, nello stesso evento, di opere appartenute a Napoleone I e all’imperatrice Caterina I – attraverso una delle ultime principesse ottomane – dimostra il nostro costante impegno nell’offrire ai collezionisti più esigenti il meglio del meglio».

