Dodge Charger R/T, un’auto icona politicamente scorretta

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Una Dodge Charger arancione vintage con "01" sulle portiere e un design a bandiera sul tetto, con interni neri eleganti. L'auto è posta su uno sfondo grigio, che ne evidenzia le linee morbide e lo stile classico delle muscle car.

Icona tra le “muscle car” americane, la Dodge Charger R/T è protagonista di una parabola sorprendente: da mito generazionale e simbolo di libertà negli anni’70 a oggetto di controversie legate alla cultura contemporanea. La sua storia attraversa la televisione, il cinema e le corse, e la porta fino alla rinascita in chiave futuristica, con una versione completamente elettrica, prevista per il 2025

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Strano, ma anche un’automobile può trasformarsi in pochi anni da mito generazionale a simbolo negativo da delegittimare, rimuovere o addirittura boicottare, in nome di una cancel culture forse a volte applicata in maniera eccessivamente radicale.

È questo il caso della Dodge Charger R/T, regina incontrastata della serie televisiva “Hazzard”, che dal 1979 al 1985 ha avuto grande successo in tutto il mondo. Quest’auto, denominata nella serie “General Lee”, dal nome del comandante dell’esercito sudista nella guerra di secessione americana, compariva in una versione del 1969 in livrea arancione sgargiante, con il numero 01 sulle fiancate e l’antenna del “baracchino” CB sul baule, ma soprattutto riportava sul tetto la bandiera degli Stati Confederati d’America, in uso appunto ai tempi della guerra civile. Barack Obama, a seguito dei fatti avvenuti nel giugno 2015 a Charleston nella Carolina del Sud, ove vennero uccise nove persone al fine di scatenare una guerra razziale, propose e auspicò la messa al bando della bandiera confederata, sostenendo che poteva essere considerata sinonimo di razzismo. Fu quindi bloccata la messa in onda della serie TV, determinando la sua inaspettata e ingloriosa fine.

La Dodge Charger R/T, la vera protagonista di “Hazzard”

Nei quasi 147 episodi della serie ambientata nel profondo sud degli Stati Uniti, guidavano la vettura i due cugini Bo e Luke Duke, che cercavano di contrastare i loschi traffici del capo della Contea; l’auto era protagonista di innumerevoli inseguimenti, almeno uno a puntata, con musica country di sottofondo, sbandate in sovrasterzo, salti straordinari, molto spesso bloccati con fermi immagine per lanciare gli spot pubblicitari. Per rendere il tutto ancor più scenografico, oltre che per irrobustire la vettura e richiamare le gare automobilisti che americane, le portiere erano saldate alla carrozzeria, costringendo i cugini ad entrare e uscire passando dai finestrini, il che divenne una proverbiale caratteristica di tutta la saga.

La Dodge Charger rappresenta un tipico esempio di “muscle car” americana, cioè di quelle immense sportive, derivate da vetture di serie, con smisurati cofani e potentissimi motori V8, concetti in assoluta antitesi con i canoni europei. Era la risposta della Dodge alla Pontiac GTO e divenne nel tempo non solo la “muscle car” per eccellenza, ma anche l’auto di serie più potente del mondo.

La Charger debuttò nel 1966 con una carrozzeria fastback due porte caratterizzata da una sottile ed affilata calandra con i fari a scomparsa, che, nascondendosi del tutto alla vista attraverso due palpebre mobili, una volta spenti si confondevano con la calandra stessa, conferendo all’auto un aspetto misterioso e un po’ inquietante; l’aspetto ricordava sulle prime quello dei rasoi elettrici dell’epoca. Forse perché non dotata di sufficienti caratteri distintivi rispetto alla Coronet, una mid-size della stessa Dodge con la quale condivideva la piattaforma di origine Chrysler, ottenne un tiepido successo, che convinse la Casa a rivedere il progetto e ad intervenire pesantemente sulla linea e sugli allestimenti.


Una classica Dodge Charger arancione con "01" sul lato presenta un design elegante, griglia nera e fari rotondi vintage. Vanta pneumatici neri con scritte bianche, su uno sfondo scuro.

Un’icona tra le “muscle car”

Dal 1968 venne adottato quindi uno stile tipicamente americano, detto “Coke-bottle”, poiché richiamava la nota bottiglietta nelle fiancate, affusolate nella parte centrale e più larghe nei parafanghi. La linea era aggressiva, muscolosa, con un cofano di due metri, una coda assottigliata e sfuggente ed una lunghezza complessiva di quasi cinque metri e mezzo, abilmente dissimulata grazie anche a un tetto di piccole dimensioni rispetto al corpo vettura.

I motori erano adeguati: a parte un solo sei cilindri, i propulsori standard erano dei poderosi V8, con cilindrate da 5,2 a 7,2 litri, comprendendo anche il famoso V8 Hemi da 425 cv e camere di combustione emisferiche. Riscontrò un grandissimo successo: “Auto dell’anno 1968” per la prestigiosa rivista “Car and driver”, solo in quell’anno conquistò quasi centomila appassionati, grazie alle sue prestazioni davvero impressionanti, garantite da un motore proverbialmente elastico (ma nel contempo in grado anche di distruggere le gomme in pochi secondi), al suo look estremo ed aggressivo, nonché alle finiture, degne di un’auto di lusso e all’avanguardia quanto a sicurezza passiva. Era ora disponibile anche la versione R/T, cioè Road/ Track, ossia strada e pista, la versione più sportiva e performante delle Charger.

Ebbe un ruolo di rilievo nelle competizioni nel campionato americano NASCAR, dove corsero prima la Charger 500, poi la Daytona, entrambe costruite in 503 esemplari; la Daytona, dotata di un enorme alettone posteriore alto più di mezzo metro, dominò la stagione 1970 e fu la prima vettura a superare in gara le 200 miglia orarie (320 km/h).


Una classica Dodge Charger arancione è esposta su uno sfondo scuro, con un "01" in grassetto sul lato e decorata con un disegno a bandiera sul tetto. La frase "politicamente scorretta" appare nell'angolo in basso a destra, aggiungendo un tocco tagliente.

Una nuova Dodge Charger Daytona (completamente elettrica)

Dal 2025 sarà disponibile anche in Europa proprio una nuova Charger Daytona e sarà la prima “muscle car” completamente elettrica, peraltro disponibile anche in motore endotermico. Riprendendo in chiave moderna le linee della prima generazione della Charger (sostituita dal 1979 da versioni sempre più lontane dall’originale), la nuova vettura, a trazione integrale, non tradirà affatto le sue origini e sarà equipaggiata nelle versioni elettriche da motori da ben 496 o 670 cavalli, mentre in quelle a combustione interna da un tre litri biturbo 6 cilindri da 420 o 550 cavalli.

Dodge Charger R/T, star di Hollywood

La versione storica è estremamente ricercata, sia per le prestazioni esagerate che la rendono una vera e propria “brucia-semafori”, peraltro domabile e piacevole da guidare, sia per l’appariscente immagine da star del cinema; e ciò non solo grazie ad “Hazzard”, ma anche per il primo film della saga “Fast & Furious”, nel quale una versione 1970 ebbe un importante ruolo, esibendosi in accelerazioni, inseguimenti ed impennate, finendo poi completamente distrutta. Ed ancora in “Bullit”, ove un modello 1968 figurava come co-protagonista del celebre inseguimento di oltre dieci minuti tra le salite e le discese di San Francisco, insieme con la Ford Mustang GT 390 guidata del tenente impersonato da Steve McQueen.

Il mercato del collezionismo

Le Charger di prima generazione sono valutate oggi non meno di 50.000 euro, ma superano facilmente i 100.000 nelle versioni R/T, i 200.000 in quelle R/T con motore Hemi o addirittura i 500.000 – 600.000 euro nell’allestimento Daytona Hemi.

Oltre mezzo milione di euro sono valutate anche le rarissime protagoniste dei set di “Hazzard”, dai quali sembra ne siano sopravvissute solo 17 delle 309 utilizzate; se le scenografiche derapate e sbandate negli inseguimenti non compromettevano in maniera irreversibile le vetture, i ripetuti ed esagerati salti ne distruggevano invece letteralmente i pianali, rendendo spesso le Charger non più riparabili e contribuendo così a rendere estremamente rari e preziosi gli esemplari superstiti.


Una Dodge Charger arancione vintage con "01" dipinto sul lato e una bandiera confederata sul tetto si staglia contro uno sfondo sfumato. L'auto, dotata di ruote nere, trasuda un design elegante che ricorda le classiche muscle car.




Articolo tratto dal numero di febbraio 2025 del magazine We Wealth. Abbonati qui.

di Pier Angelo Roncaccioli

Avvocato per formazione, collezionista per passione, appassionato d’arte e antiquariato, esperto di automobili e motoleggere d’epoca

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