Disuguaglianze post-covid: giù in Italia, su negli Usa

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Le misure di sostegno ai redditi dispiegate nell’anno della crisi in Italia hanno generato un effetto positivo su disuguaglianze e povertà. Situazione opposta negli Usa

Secondo le ultime rilevazioni dell’Istat, l’indice Gini (che misura la disuguaglianza nella distribuzione del reddito) ha subito nell’anno della crisi una contrazione da 31,8 a 30,2 e il rischio di povertà dal 19,1 al 16,2%

La ricchezza delle famiglie statunitensi è cresciuta di 19mila miliardi di dollari (+16%) tra la fine del 2019 e il primo trimestre del 2021, portandosi sui 137mila miliardi. Ma a guadagnarne sono stati soprattutto i paperoni

L’espansione delle misure di sostegno ai redditi, accompagnata dal ricorso a quelle straordinarie, ha consentito nell’anno della crisi di contenere l’aumento delle disuguaglianze che si sarebbe registrato in assenza di interventi. Secondo le ultime rilevazioni dell’Istat, l’indice Gini (che misura la disuguaglianza nella distribuzione del reddito, ndr) ha subito una contrazione da 31,8 a 30,2 e il rischio di povertà dal 19,1 al 16,2%. Solo gli interventi straordinari (reddito di emergenza, bonus per i lavoratori autonomi e bonus colf e badanti) hanno permesso di ridurre il rischio di povertà dei disoccupati di circa 6,9 punti percentuali, di 3,5 per gli inattivi e di 2,6 per i lavoratori autonomi.
Nel dettaglio, spiega l’istituto nazionale di statistica, per “analizzare l’impatto complessivo delle misure a sostegno dei redditi adottate nel corso del 2020 è stato costruito uno scenario alternativo caratterizzato dall’assenza della cassa integrazione guadagni (cig), del reddito di cittadinanza (rdc) e delle misure straordinarie”. Uno scenario in cui, come anticipato, la disuguaglianza misurata dall’indice di Gini sarebbe stata pari a 31,8 e il rischio di povertà al 19,1%. Cig e rdc, invece, avrebbero dunque consentito di abbassare l’indice di Gini di 1,2 punti percentuali e il rischio di povertà di quasi un punto. Le misure straordinarie, a loro volta, hanno generato “un ulteriore miglioramento sia dell’indice di Gini, che si è ridotto dello 0,4, sia del rischio di povertà, diminuito di 2,1 punti percentuali”, scrive l’Istat. Complessivamente, l’insieme delle misure ha determinato una riduzione dell’indice di Gini a 30,2 e del rischio di povertà al 16,2%, attenuando la caduta dei redditi.
Una situazione diametralmente opposta rispetto a quanto accaduto dall’altra parte dell’Oceano. Stando a un nuovo studio redatto dagli economisti Nancy Vanden Houten e Gregory Daco di Oxford economics, la ricchezza delle famiglie statunitensi è cresciuta di 19mila miliardi di dollari (+16%) tra la fine del 2019 e il primo trimestre del 2021, portandosi sui 137mila miliardi. Il più grande incremento in 15 mesi dal 2004. Ma a guadagnarne sono stati soprattutto i più ricchi. Gli ultimi dati della Fed sui bilanci delle famiglie confermano come siano stati accumulati risparmi in eccesso per 2,6mila miliardi di dollari nel periodo, l’80% dei quali risulta essere nelle mani delle famiglie nel quintile con reddito più elevato della nazione. Parallelamente, quelli nell’1% più alto della distribuzione del reddito hanno visto la loro ricchezza aumentare del 23,1%, mentre quelli nel quintile di reddito più basso hanno registrato un incremento di appena il 2,5% del patrimonio netto.

Ad ogni modo, stima Oxford economics, il 14% del risparmio in eccesso (360 miliardi di dollari) sarà utilizzato per finanziare la spesa nei prossimi sei trimestri, sostenendo una crescita del 9% dei consumi nel 2021 e del 5% nel 2022. Qualora i consumatori dovessero spendere fino al 45% dei loro risparmi in eccesso nei prossimi 18 mesi, dando una spinta anche ai servizi, si potrebbe rilevare un impatto sul pil reale del 2,5% superiore rispetto alle attese sul 2022. Ma qualora invece tali fondi venissero considerati ricchezza, la propensione alla spesa sarebbe più contenuta e il pil reale risulterebbe inferiore dello 0,5% rispetto all’attuale scenario di riferimento.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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