La crisi mette il turbo agli investimenti alternativi

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Secondo Franco Gaudenti, presidente di Envent Capital Markets, la crisi ha messo il turbo agli investimenti alternativi, ma si tratta in realtà di una tendenza già in corso da tempo. In questo contesto, cosa possono fare le piccole e medie imprese italiane per sopravvivere all’attuale fase di mercato?

“Le imprese hanno avuto la possibilità di accedere a forme di finanziamento che le hanno portate a caricarsi di debito”, spiega Franco Gaudenti

Il private equity sta cambiando pelle, innanzitutto spostando la prospettiva temporale degli investimenti dal breve al medio-lungo termine

Il venture capital oggi gode della massima attenzione istituzionale in Italia

Le misure dispiegate dai governi mondiali per aiutare le piccole e medie imprese ad assorbire l’urto della crisi pandemica hanno contribuito, secondo gli esperti, anche alla crescita dei debiti da ripagare. Un aspetto, spiega Franco Gaudenti, presidente di Envent Capital Markets, che renderebbe necessario un cambio di prospettiva a favore del mercato dei capitali. Ecco quali sono attualmente le soluzioni più interessanti e cosa dovranno fare le pmi per sopravvivere.
Il coronavirus ha dato impulso agli investimenti alternativi?

“Sì, ma si tratta di una tendenza già iniziata precedentemente. Dopo che i mercati finanziari per ben due volte, nella fase più acuta della pandemia tra marzo e aprile, hanno segnalato la necessità di politiche fiscali oltre a quelle monetarie attivate dalle banche centrali, le imprese hanno avuto la possibilità di accedere a forme di finanziamento che le hanno portate a caricarsi di debito. Ma si tratta appunto di un debito che dovrà poi essere ripagato. Quindi, ognuna di esse, indipendentemente dalla dimensione o dal settore in cui opera, dovrà spostare l’attenzione verso il mercato dei capitali, accedendo all’equity. Il debito va rimborsato, mentre l’equity viene investito e reinvestito in azienda nella prospettiva di un ritorno. Un rendimento che deve essere tipico del capitale paziente, non un investimento di breve termine ma di medio-lungo periodo”.

Quali sono le soluzioni d’investimento più interessanti?

“Noi crediamo nell’economia reale, nella possibilità di investire in aziende, private o già quotate, che sono espressione del tessuto industriale del Paese. Le piccole e medie imprese rappresentano la spina dorsale dell’economia reale. In questo senso, crediamo sia fondamentale avere una Borsa che sia parte di un sistema più ampio e internazionale, magari anche con la partecipazione figurativa degli intermediari finanziari, e focalizzato su questa asset class”.

Franco Gaudenti, presidente di Envent Capital Markets
Dal venture capital al private equity, quale ha avuto maggiore successo in questa fase di mercato?

“Il venture capital oggi gode della massima attenzione istituzionale in Italia. In realtà, si conta ancora un numero relativamente basso di operazioni nel settore, ma auspichiamo che possano crescere perché i mezzi ci sono. Il private equity, invece, ha cambiato un po’ pelle. Innanzitutto spostando necessariamente la prospettiva temporale degli investimenti dal breve al medio-lungo termine. Poi da un lato sono arrivati i grandi gestori internazionali multi-asset e dall’altro i private equity domestici si sono evoluti sviluppando strutture finanziarie come i club deal e le spac”.

Qual è lo stato di salute delle piccole e medie imprese italiane?

“Mostrano una resilienza specifica molto interessante. Però, per garantirsi una traiettoria di crescita e una certa continuità dimensionale, devono aprirsi, condividere l’assetto proprietario, stringere accordi di partnership e perfezionare operazioni di m&a. La competizione internazionale e l’interdipendenza di un settore rispetto a un altro sono tali da rendere impossibile non rivolgersi all’esterno con operazioni sul mercato dei capitali, quotazioni, strutture finanziare hybrid capital, private equity, venture capital, scale up, a seconda dello stadio in cui si trova ciascuna iniziativa imprenditoriale”.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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