Fase 3, quali imprese ripartiranno entro il 2020?

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Le imprese italiane volgono lo sguardo verso il futuro: due su cinque ritengono di poter raggiungere risultati operativi accettabili entro la fine dell’anno. Un’analisi di Unioncamere rivela quali sono i macro-settori più avvantaggiati. Intanto, il Centro Italia continua ad arrancare

Il 13,1% delle aziende italiane dichiara di non aver subito perdite rilevanti durante i mesi di lockdown

Il 15,3% delle imprese che hanno adottato piani integrati di digitalizzazione sembrano poter guardare a un recupero relativamente meno lontano nel tempo

Le imprese delle costruzioni rivelano le migliori aspettative di ripartenza

Mentre i contraccolpi produttivi ed economici della pandemia contribuiscono ancora a un clima di generale incertezza, la fiducia inizia a instaurarsi in alcuni settori del sistema imprenditoriale italiano. Secondo uno studio di Unioncamere in accordo con Anpal condotto tra il 25 maggio e il 9 giugno 2020 su oltre un milione e trecentomila imprese con almeno un dipendente, due imprese su cinque contano di raggiungere “risultati operativi accettabili” entro la fine dell’anno. Una fotografia disomogenea del territorio nazionale, che vede le imprese del Centro Italia continuare ad arrancare.
Secondo l’analisi, il 13,1% delle aziende dichiara di non aver subito perdite rilevanti durante i mesi di lockdown, contro l’85% che non ne ha ancora assorbito gli effetti. Si tratta soprattutto di imprese che hanno implementato piani integrati di digitalizzazione, pari al 15,3% del totale, che sembrano “poter guardare a un recupero relativamente meno lontano nel tempo avendo potuto adattare più rapidamente la propria organizzazione ai cambiamenti repentini determinati dalla crisi da covid-19”, si legge in una nota. Dall’altra parte, l’insufficiente o parziale impegno negli investimenti digitali determinerebbe tempi di ripresa più lunghi e maggiori difficoltà nella “gestione finanziaria delle fasi dell’emergenza sanitaria”, anche se dai grafici emerge un generale ottimismo anche tra coloro che non intrattengono rapporti stabili con l’estero (13,1%) e che hanno investito nel digitale in modo non integrato (12,2%).
Fonte: Unioncamere – Anpal, Sistema informativo Excelsior, 2020
Ma quali sono i macro-settori più avvantaggiati? Le imprese delle costruzioni rivelano le migliori aspettative di recupero, con quasi un sesto degli operatori che credono in un superamento delle difficoltà entro fine luglio e un ulteriore 9% entro la fine di ottobre (per l’istruzione e i servizi formativi privati si parla in questo caso del 17,4%). Restano ottimiste anche le imprese attive nei settori della sanità e dei servizi assistenziali privati, con il 63,5% che stima un completo recupero entro la fine dell’anno, ma anche i settori della meccanica e della chimica-farmaceutica.
Meno fortunato il comparto del turismo, dove il 63,1% delle aziende ritiene che bisognerà attendere il primo semestre del 2021 per tornare a livelli di attività adeguati. Nel cuore dell’estate, solo il 6,2% degli operatori – la percentuale più bassa tra tutti i macro-settori – prevede un recupero entro ottobre. Lo stesso vale anche per le imprese del commercio: una su due teme che gli effetti dello shock pandemico potranno protrarsi per oltre un anno, colpite principalmente dalla contrazione della capacità di spesa dei nuclei familiari, spinti a un cambiamento delle abitudini dalle misure di contenimento del contagio.

In termini geografici, le aziende attive nel Centro Italia mostrano il quadro di attese peggiore: 130mila imprese ritengono di poter “arrivare al 2021 con ancora difficoltà nei fatturati”, precisa lo studio, ben il 50,9%, mentre sono circa 173mila le aziende del Sud e delle isole che prevedono un recupero solo nel lungo termine (49,3%). Lievemente più fiduciose le imprese del settentrione, con il 64,4% che ritiene di poter ripartire nel medio periodo, entro la fine dell’anno.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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