Credit Suisse: allarme sugli utili, frena la divisione wealth management

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Credit Suisse lancia un profit warning per il quarto trimestre dello scorso anno. Attesa anche una frenata delle divisioni di investment banking e wealth management

L’utile del quarto trimestre 2021 sarà influenzato negativamente da accantonamenti per contenziosi per circa 500 milioni di franchi svizzeri, in parte compensati dai guadagni realizzati con vendite immobiliari

Il gruppo prevede che il coefficiente Cet1 supererà il target fissato al 14% mentre il coefficiente di leva finanziaria Tier1 dovrebbe andare oltre il 6%. In programma il prossimo 10 febbraio la presentazione dei risultati

Prima le dimissioni di António Horta-Osório (a soli nove mesi dalla sua nomina a presidente) dopo la violazione delle regole sulla quarantena obbligatoria. Poi il lancio, nella mattina del 25 gennaio, di un profit warning per il quarto trimestre dello scorso anno. Credit Suisse si avvia al prossimo incontro con investitori, analisti e media preparandosi a una perdita netta vicino al pareggio a causa di nuove spese legali per circa 500 milioni di franchi svizzeri. In parte compensate dai guadagni realizzati con vendite immobiliari pari a 225 milioni. Un avvertimento che si accompagna alla caduta del titolo dell’istituto svizzero che prosegue ormai da metà mese. E che mette in guardia anche rispetto all’attesa frenata delle divisioni di investment banking e wealth management.
Stando a quanto riferito in una nota ufficiale, dunque, gli utili relativi al quarto trimestre del 2021 saranno influenzati negativamente da accantonamenti per cause legali dal valore approssimativo di 500 milioni di franchi svizzeri. Accantonamenti, si legge, relativi “a diversi casi” pregressi che coinvolgono soprattutto le attività di investment banking. Nel mese di novembre Credit Suisse aveva già avvertito di una svalutazione di 1,6 miliardi di franchi legata alla sua ristrutturazione, di cui circa 1,5 miliardi relativi alla divisione investment banking e 0,1 miliardi alla divisione Asia Pacific. Ma il tutto dovrebbe però condurre, secondo le stime dell’istituto, a una situazione di breakeven.

“Quanto ai risultati economici sottostanti, come annunciato lo scorso 4 novembre, abbiamo assistito a una contrazione dei ricavi basati sulle transazioni dell’investment banking e sulle attività di wealth management”, spiegano da Credit Suisse, che va al di là del consueto rallentamento stagionale e si associa anche a una riduzione della propensione al rischio complessiva. Nell’attività di gestione patrimoniale, in particolare, si è registrato un “significativo rallentamento” delle attività delle divisioni “international wealth management” e “Asia Pacific”, riflettendo in quest’ultimo caso anche il deleveraging (riduzione della leva finanziaria) dei clienti “principalmente a causa delle condizioni di mercato avverse”. Di conseguenza, conclude la nota, le nuove attività nette della divisione wealth management relative al quarto trimestre dello scorso anno saranno “leggermente negative” anche se più che compensate dagli afflussi della divisione asset management.

Per quanto riguarda infine la situazione patrimoniale, il gruppo prevede che il coefficiente Cet1 di fine 2021 supererà il target fissato al 14% mentre il coefficiente di leva finanziaria Tier1 dovrebbe andare oltre il 6%. Un aggiornamento completo sulle performance relative al quarto trimestre nonché all’intero 2021 sarà fornito in occasione della presentazione dei conti in programma giovedì 10 febbraio 2022. Ricordiamo che l’istituto aveva archiviato il 2020 con profitti sui 2,669 miliardi di franchi svizzeri, in calo del 22% sul 2019 (3,419 miliardi). Il Cet1 ratio, invece, si era attestato sul 12,9% dal 12,7% di un anno prima. In attesa dell’avvio della stagione delle trimestrali anche per le banche europee, inoltre, i colossi statunitensi (Morgan Stanley, Goldman Sachs, Jp Morgan, Bank of America, Wells Fargo e Citigroup) hanno registrato invece nel quarto trimestre del 2021 utili sopra le attese. Tra le divisioni che hanno portato più denaro nelle loro casse ci sono proprio il wealth management e l’investment banking.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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