Coperture: assicurarsi fa bene al patrimonio (e alle banche)

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La bancassurance danni trainerà i ricavi delle banche. Nel 2021 i canali postali e bancari italiani hanno raccolto il 7,8% dei premi totali danni, contro il 2,9% del 2009. Al centro delle strategie delle banche ci sono le partnership con le assicurazioni

Indice

Le banche italiane spingono sulle coperture assicurative danni, la cui domanda tenderà a diffondersi nel nostro Paese, così come già avvenuto in altri stati europei, a partire dalla Francia. Lo si apprende dalla ricerca di Excellence ConsultingLa bancassicurazione danni in Italia: un modello in evoluzione e trasformazione che crea valore per tutti gli stakeholder”, dalla quale emerge che nel 2021 i canali postali e bancari italiani hanno raccolto il 7,8% dei premi totali danni, pari a 39,1 miliardi di euro. Un dato in aumento rispetto al 6,8% dell’anno precedente e al 2,9% del 2009, che lascia aperte ancora ampie possibilità di crescita.

“Lo sviluppo del modello di bancassicurazione nei rami danni si è realizzato più recentemente rispetto a quanto avvenuto nei rami vita e presenta un peso ancora limitato rispetto agli altri canali, pur avendo raggiunto il 7,8% nel 2021 dal 2,9% nel 2009”, ha commentato Gianluca Zanini, partner di Excellence Consulting che poi ha proseguito dicendo che nei rami vita, invece, gli sportelli bancari e postali hanno toccato il 59,2%, ossia circa 62,7 miliardi rispetto al totale mercato vita, che è pari a 106 miliardi di euro.

La spartizione delle coperture assicurative

Se si esamina la ripartizione dei premi ricavati per canale distributivo (agenti, consulenti finanziari abilitati/Sim, vendita diretta, broker, Internet), “nei rami vita gli sportelli bancari/postali sono al primo posto (59,2%), seguiti da agenti (14,7%) e consulenti finanziari abilitati/Sim (13,7%), mentre sono al terzo posto in malattie e infortuni (15,5%), preceduti da agenti (53,8%) e vendita diretta (17,45%) e sempre al terzo posto nei danni alla proprietà (11,7%), business storicamente appannaggio degli agenti (74,2%) e dei broker (11,4%)”, emerge dalla survey.

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Fonte: ANIA Assicurazione Italiana 2020-2021 – elaborazione Excellence Consulting

Coperture assicurative: il gap da colmare con gli altri Paesi

Una cosa è certa: se il cammino nello sviluppo delle coperture assicurative danni è ormai iniziato, il gap con altri Paesi resta ampio. Questo vuol dire, però, che le polizze danni possono rappresentare il volano delle banche per lo sviluppo dei loro ricavi nei prossimi anni. “Nel nostro Paese, nel comparto danni, la raccolta assicurativa, se si esclude la Rc auto obbligatoria, appare molto ridotta, con un peso sul Pil inferiore al 1%, a fronte di valori pari al 2,1% in Francia, al 2,5% in Germania e nell’ordine del 3,5% in Uk”, ha spiegato poi Zanini.

 

I numeri

Il valore dei premi danni per cliente delle prime banche italiane nel 2020 – Bper (104 euro), Popolare Sondrio (78 euro) – non distano molto da quanto realizzato da Crédit Mutuel (116 euro) e Crédit Agricole (94 euro). Maggiore divario, ma anche potenzialità, c’è invece tra le nostre banche e gli istituti francesi. Lo dimostrano i premi conseguiti per sportello nel 2020: Mps (126mila euro), Credem (115mila euro), Intesa Sanpaolo (112mila euro), Bper (101mila euro), ben lontani da quanto registrato da Crédit Mutuel (736mila euro) e Crédit Agricole (595mila euro).

Partnership

In questo scenario, le partnership con le assicurazioni sono al centro delle strategie delle banche, che vogliono replicare lo sviluppo già sperimentato nel business assicurativo vita e per tale via incrementare le fonti di ricavo grazie alle commissioni sui prodotti assicurativi danni.
“Si spiegano, così, le evoluzioni di questi mesi: pensiamo all’accordo tra Unicredit e Allianz (di inizio 2022) e ai recenti sviluppi che stanno riguardando Banco Bpm con diversi grandi gruppi assicurativi impegnati a contendersi la partnership con la banca”, ha contestualizzato Maurizio Primanni, founder Gruppo Excellence, che poi ha anche ricordato gli importanti risultati ottenuti da Intesa Sanpaolo senza partner assicurativi, attraverso una divisione assicurativa completamente controllata dalla banca, o quelli che stanno ottenendo Bper  e Popolare di Sondrio grazie al supporto del Gruppo Unipol. “I risultati ci dicono che il modello più efficace per la banca è proprio quello che prevede una compagnia captive o comunque una relazione equity based con il partner assicurativo, come nel caso di Unipol Bper/Sondrio o delle best practice francesi”, ha concluso Primanni.

di Stefania Pescarmona

Direttore di We-Wealth.com e caporedattore del magazine. Giornalista professionista, è laureata in Giurisprudenza presso l’Università degli studi di Torino. Ha lavorato a MF, Bloomberg Investimenti, Finanza&Mercati. Ha collaborato con Affari&Finanza (Repubblica) e Advisor

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