A leggere le cifre, sembrerebbe andare tutto alla grande: nel 2024 le masse gestite a livello globale hanno toccato un nuovo record storico, +12% a 128 mila miliardi di dollari. Ma senza il traino dei mercati — che hanno gonfiato il valore dei portafogli — la storia sarebbe stata diversa: al netto dei ricavi generati dall’effetto mercato, infatti, l’industria dell’asset management avrebbe registrato un calo del fatturato del 3%.
Secondo l’ultimo Global Asset Management Report di BCG, solo il 30% della crescita dei ricavi del settore è stato guidato da un aumento della raccolta netta, cresciuta del 4%. E questo incremento è stato più che compensato da una perdita del 7% nei ricavi, dovuta alla migrazione verso prodotti a più basso costo e alla compressione delle commissioni.
Il pubblico che investe in fondi è sempre più orientato verso soluzioni meno costose, nella convinzione — supportata dai dati — che offrano maggiori probabilità di rendimento nel lungo periodo. Questo ha favorito la crescita degli ETF a discapito dei fondi comuni attivi, i cui flussi sono risultati negativi per il terzo anno consecutivo: deflussi per circa 100 miliardi di dollari contro 1.600 miliardi di afflussi per i fondi a gestione passiva (fondi comuni ed ETF).

Per l’industria è una differenza enorme, perché si tratta di masse che generano meno ricavi: i nuovi flussi netti del 2024 hanno prodotto, in media, commissioni inferiori di ben 40 punti base rispetto alla media delle masse gestite nel 2023 (combinando Etf e fondi). Tradotto in numeri, i 1.500 miliardi di dollari raccolti hanno comportato 6 miliardi in meno di ricavi annui, rimasti nelle tasche degli investitori: una buona notizia per loro, ma un problema strutturale per i gestori.
L’industria del risparmio gestito sta quindi cercando nuove strade per compensare quest’emorragia: da un lato, trasferire la gestione attiva sugli ETF, dall’altro mettere a punto soluzioni per rendere accessibili gli asset privati a fasce sempre più ampie di clientela retail. In entrambi i casi, si tratta di strumenti che — a differenza della gestione passiva pura — generano commissioni più elevate. Tuttavia, anche gli ETF attivi costano in media il 41% in meno rispetto ai fondi attivi tradizionali; mentre i fondi di mercato privato, pur presentando maggiori rischi, possono offrire rendimenti potenziali più elevati al netto delle commissioni.

Disintermediazione e Intelligenza Artificiale: verso una concorrenza fra banche e gestori
Un altro fronte in fase avanzata di sperimentazione è l’uso dell’intelligenza artificiale per distribuire i prodotti direttamente alla clientela, aggirando le reti di consulenti, broker e intermediari tradizionali. “Molte società stanno approfondendo la relazione con i clienti collaborando con piattaforme di wealth management, aziende direct-to-consumer e servizi di consulenza finanziaria”, si legge nel report. “Tali partnership consentono ai gestori patrimoniali di aumentare la fidelizzazione e, al contempo, di ridurre la dipendenza dagli intermediari tradizionali come le reti di brokeraggio.”
A fronte di questa spinta alla disintermediazione, le banche rafforzano la strategia opposta: produrre e distribuire fondi gestiti internamente, trattenendo l’intera catena del valore. In entrambi i modelli, l’obiettivo è lo stesso: massimizzare i margini sui portafogli, segnando un progressivo allentamento della storica alleanza tra banche e asset manager.
“Sebbene il settore possa festeggiare un altro anno di crescita, i gestori patrimoniali devono essere consapevoli delle minacce sottostanti ai loro prodotti e canali distributivi tradizionali, così come ai modelli operativi su cui si basano”, avverte BCG.
Secondo Graziano Pace, Principal di BCG, l’industria deve “rafforzare le fondamenta operative del modello di asset management, in un contesto in cui pressione sui margini, evoluzione della domanda e trasformazione digitale si intersecano”.
ETF Attivi
Per BCG, è in corso “una seconda ondata di adozione degli ETF” che sta spostando capitali verso gli ETF attivi, cresciuti con un tasso composto del 39% annuo nell’ultimo decennio. “Il mercato degli ETF attivi si trova oggi in un momento favorevole per i gestori che vogliano entrare in questo segmento… Il 44% degli ETF lanciati nel 2024 è stato attivo”.
Tuttavia, restano ancora una nicchia, rappresentando solo il 7% del patrimonio totale investito in ETF.
Fondi alternativi: diventano mainstream?
Sul fronte degli asset alternativi — come private equity, real estate e fondi infrastrutturali — i numeri parlano chiaro: pur rappresentando meno di un quarto delle masse gestite, questi strumenti generano già oltre la metà dei ricavi globali del settore.
Per rendere più appetibili strumenti tipicamente illiquidi, con finestre di sottoscrizione limitate, cresce l’offerta di fondi evergreen e semi-liquidi, acquistabili in ogni momento e rimborsabili con alcune condizioni. I fondi semi-liquidi su asset privati hanno superato i 300 miliardi di dollari di patrimonio netto, quintuplicando in quattro anni.
Dal 2014 al 2024, il patrimonio combinato di private equity, private debt, real estate e infrastrutture è cresciuto con un tasso annuo composto dell’11,1% — ben superiore al 6,5% dell’intero settore al netto di questi asset. “La crescita riflette performance solide e una domanda in aumento. Investitori e gestori hanno entrambi incentivi a proseguire su questa strada”, si legge nel rapporto.
Anche Larry Fink, CEO di BlackRock, ha sottolineato nella sua ultima lettera agli investitori l’importanza dei mercati privati, invitando a superare il modello tradizionale 60/40 tra azioni e obbligazioni per includere una quota significativa di asset alternativi.
“Nei prossimi anni assisteremo a molta sperimentazione”, anticipa BCG. “I gestori potrebbero creare ETF attivi o portafogli modello che includano asset privati, oppure veicoli ibridi pubblico-privato a struttura evergreen o a intervallo. Ogni opzione comporta sfide operative e rischi propri.”

